La vittima aveva 57 anni. La morte avvenuta davanti a Palazzo San Giacomo solleva interrogativi sulle politiche comunali per l’assistenza ai vulnerabili
Non servono giri di parole per descrivere quello che è accaduto in piazza Municipio: è una vergogna istituzionale. A venti metri esatti dall’ingresso del Comune di Napoli, sui marmi della fontana che guarda Palazzo San Giacomo, un uomo di 57 anni è morto di caldo, di stenti e di abbandono. Mentre all’interno della sede dell’amministrazione si gestisce il potere, fuori, a un passo dai vigili in servizio, un senza fissa dimora di origini indiane esalava l’ultimo respiro stroncato da un malore dovuto ai 33 gradi all’ombra.
A trovarlo sono stati i passanti, non i servizi sociali. Quando l’ambulanza è arrivata, non c’era già più nulla da fare. Sul corpo nessun segno di violenza fisica, perché a ucciderlo è stata la violenza dell’indifferenza di chi governa questa città.
La colpa politica di un’amministrazione assente
Inutile girarci intorno o scaricare la colpa sulla fatalità del clima. Questa tragedia ha un indirizzo politico ben preciso. Un’ondata di calore si previene, non si subisce. Il Sindaco Gaetano Manfredi e la sua giunta non hanno attivato alcuna iniziativa concreta o piano straordinario per proteggere i senza fissa dimora dall’emergenza estiva. Morire a venti metri dalle stanze del Sindaco è lo schiaffo definitivo alla retorica di una Napoli inclusiva. Se l’amministrazione non è in grado di vedere e salvare chi sta letteralmente sul suo zerbino, significa che ha fallito la sua missione più elementare.
Questa non è una notizia di cronaca nera. È un atto d’accusa contro un Comune che assiste immobile al dramma degli ultimi, lasciandoli morire di calore sotto le proprie finestre senza muovere un dito.
Ciro Crescentini

