Vertenza davanti al Tribunale di Napoli: una lavoratrice denuncia condizioni di lavoro irregolari nella gestione privata del sito
La storia di Ksenia potrebbe rappresentare molto più di una semplice vertenza di lavoro. La causa che vede contrapposta la lavoratrice alla TDA Srl, società che opera all’interno del complesso delle Terme di Agnano, riporta infatti al centro dell’attenzione una questione più ampia: chi controlla oggi uno dei più importanti patrimoni pubblici della città di Napoli e quale futuro attende il sito termale.
Ieri, davanti al Tribunale di Napoli, l’Unione Sindacale di Base e Potere al Popolo hanno promosso un presidio in occasione dell’udienza relativa alla causa intentata dalla lavoratrice.
Secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali e politiche, Ksenia avrebbe lavorato per oltre due anni con un contratto che prevedeva formalmente appena otto ore settimanali, svolgendo invece attività per otto ore al giorno, sette giorni su sette, senza il riconoscimento del riposo settimanale e con una retribuzione giudicata insufficiente.
Usb e Potere al Popolo sostengono che il caso non sia isolato e chiedono l’immediato intervento delle istituzioni. Tra le richieste avanzate figurano il ritiro della concessione alla TDA Srl, l’attivazione di controlli sistematici da parte dell’Ispettorato del Lavoro e della Polizia Locale e una gestione pubblica del sito capace di garantire salari dignitosi, diritti e trasparenza.

Ma la vertenza della lavoratrice si intreccia con una vicenda che da anni alimenta interrogativi politici e amministrativi.
Le Terme di Agnano rappresentano infatti un patrimonio di straordinario valore storico, naturalistico e sanitario. Un complesso che comprende decine di sorgenti termali, vaste aree verdi, strutture storiche e importanti testimonianze archeologiche, ma che da tempo vive una situazione di profonda crisi.
La società pubblica Terme di Agnano S.p.A., interamente partecipata dal Comune di Napoli e titolare della storica concessione per lo sfruttamento delle acque termali, è entrata in liquidazione accumulando un passivo superiore ai 25 milioni di euro.
Nonostante l’omologazione del concordato preventivo da parte del Tribunale di Napoli e gli annunci sul rilancio delle attività, molte strutture continuano a versare in condizioni di degrado e il recupero complessivo del sito appare ancora lontano.
Tra i nodi più controversi emerge il ruolo della TDA, soggetto privato che oggi gestisce alcune attività all’interno del complesso.
Proprio su questo punto negli ultimi anni si sono concentrate numerose richieste di chiarimento. Diversi osservatori hanno evidenziato la necessità di comprendere pienamente quale sia il rapporto giuridico tra la TDA e la Terme di Agnano S.p.A. in liquidazione, quali siano i titoli che regolano le attività attualmente svolte all’interno del complesso e quali garanzie esistano sulla tutela dell’interesse pubblico.

Particolare attenzione ha suscitato la riapertura delle storiche Stufe di San Germano, le celebri saune naturali alimentate dai fenomeni geotermici dell’area flegrea.
La riattivazione del servizio è stata salutata positivamente da chi vede nella ripresa delle attività un segnale di rilancio del sito. Al tempo stesso, però, ha sollevato nuove domande sulla gestione del patrimonio termale pubblico e sulle modalità attraverso cui alcune strutture siano tornate operative.
Negli anni scorsi il tema era arrivato anche nelle istituzioni regionali. Nell’ottobre 2025 Maria Muscarà, allora consigliera indipendente del Consiglio regionale della Campania, aveva presentato un’interrogazione dedicata proprio al futuro delle Terme di Agnano, chiedendo chiarimenti sul ruolo dei soggetti privati coinvolti, sulle prospettive di rilancio pubblico e sulle strategie della Regione per garantire la tutela del complesso.
La discussione prevista in Question Time venne però rinviata dalla Giunta regionale su richiesta della Direzione Generale per la Tutela della Salute e il Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale. Una decisione che all’epoca alimentò ulteriori polemiche e accuse di scarsa trasparenza.
A distanza di tempo molte delle questioni sollevate allora restano ancora aperte. Qual è il progetto industriale per il futuro delle Terme di Agnano? Quale ruolo intendono esercitare il Comune di Napoli e la Regione Campania nella gestione e nella valorizzazione del sito? Come verrà garantita la piena fruizione pubblica di un patrimonio che appartiene alla collettività? E soprattutto, quali controlli vengono effettuati sulle attività che oggi operano all’interno del complesso?
Domande che tornano di stretta attualità anche alla luce della vertenza giudiziaria avviata da Ksenia. Perché se le accuse mosse dalla lavoratrice dovessero trovare conferma nelle sedi competenti, la vicenda non riguarderebbe soltanto un contenzioso individuale, ma chiamerebbe in causa il modello di gestione adottato all’interno di uno dei luoghi simbolo della storia termale napoletana.
Tra richieste di trasparenza, interrogativi sui rapporti tra pubblico e privato, prospettive di rilancio e tutela dei diritti dei lavoratori, il destino delle Terme di Agnano continua così a rappresentare una delle questioni più delicate e irrisolte del patrimonio pubblico cittadino.
Ciro Crescentini
