La madre di Martina rompe il silenzio tra accuse e dolore. Il legale: «Genitori lasciati soli, senza supporto psicologico».
Dietro le sbarre, Alessio Tucci non ha trovato solo il peso di una confessione. Ha trovato ostilità, tensione, paura. È per questo che il giovane, accusato dell’omicidio di Martina Carbonaro, la ragazza di appena 14 anni ritrovata morta tra i detriti di un casolare abbandonato, è stato trasferito dal carcere di Poggioreale in una struttura penitenziaria diversa, sempre nella regione Campania. La destinazione, per motivi di sicurezza, resta riservata.
A chiedere il trasferimento è stato il suo legale, l’avvocato Mario Mangazzo, che ha parlato di un “clima non favorevole” all’interno della struttura napoletana. Ma la tensione non si è limitata a quello che succede tra le mura del carcere: anche i familiari di Tucci sono stati coinvolti in episodi spiacevoli, importunati all’esterno del penitenziario mentre consegnavano effetti personali al detenuto.
Ma la cronaca giudiziaria si intreccia ora con un momento decisivo per la ricostruzione dei fatti: martedì mattina sarà conferito l’incarico per l’autopsia sul corpo della giovane Martina, e l’esame potrebbe essere eseguito subito dopo presso l’obitorio dell’ospedale San Giuliano di Giugliano, dove si trova la salma. L’esito dell’autopsia non sarà solo un dettaglio tecnico: sarà un punto di svolta.
Il nodo da sciogliere è cruciale: Martina era già morta quando è stata lasciata nel casolare, oppure – come ipotizzato dal giudice per le indagini preliminari – era ancora viva, seppur agonizzante, e quindi forse ancora salvabile? La risposta inciderà in maniera profonda sulle responsabilità penali di Tucci, che oltre all’omicidio è accusato anche di occultamento di cadavere. Proprio per l’importanza dell’esame autoptico, il legale di Tucci ha annunciato la nomina di un medico legale di parte, parlando di un “accertamento irripetibile”, da svolgere con il contraddittorio tra le parti, “non come atto unilaterale”.
Sul fronte opposto, il dolore straziante della famiglia di Martina cerca voce e spazio in un momento in cui tutto sembra crollare. Il loro avvocato, Sergio Pisani, ha rivolto parole dure contro l’assenza dello Stato al fianco dei genitori della ragazza.
“Dopo l’omicidio brutale di una figlia – ha detto – non si può abbandonare madre e padre nel silenzio, senza supporto psicologico, senza assistenza concreta, senza un briciolo di umanità. Nessuno può pretendere lucidità da chi vive l’incubo peggiore che un genitore possa immaginare.”
E in mezzo al dolore, Fiorenza – la madre di Martina – ha sentito il bisogno di difendere sé stessa da chi, sui social, ha messo in dubbio la sua reazione.
“Mi dite che sono fredda, che non mi importa. Ma se mi vedete forte è solo perché lei, la mia bambina, mi dà la forza. Per lei mi sarei fatta uccidere. Era tutto per me. Quindi non mi giudicate. Principessa mia, avrai giustizia.”
Intanto, Afragola resta sospesa, stretta tra la rabbia, il dolore e l’attesa di una verità che non potrà restituire Martina, ma che potrà almeno dare un nome chiaro alla giustizia.
Alma

