La rivelazione potrebbe ridurre il sostegno occidentale all’Ucraina e riapre il dibattito sulle responsabilità nell’interruzione dei flussi di gas
Il sabato nero dei gasdotti Nord Stream, che tagliò i rifornimenti di gas russo alla Germania nel settembre 2022, si rivela oggi sotto una luce completamente diversa. All’epoca, Kiev e molti governi occidentali avevano subito incolpato la Russia, denunciando un presunto atto di sabotaggio moscovita.
Secondo le indagini della polizia tedesca e la ricostruzione del Wall Street Journal, però, il sabotaggio fu condotto da un’unità militare ucraina d’élite, sotto la diretta supervisione dell’allora comandante in capo delle forze armate ucraine, il generale Valeriy Zaluzhny. L’obiettivo era chiaro: ridurre le entrate petrolifere di Mosca e interrompere i legami economici con Berlino, provocando una crisi energetica che avrebbe avuto ripercussioni sull’Europa occidentale.
L’operazione, definita dal WSJ “il più grande sabotaggio della storia moderna”, coinvolse tre soldati di unità speciale ucraina e quattro sommozzatori. Il presunto coordinatore, Serhii Kuznietsov, recentemente arrestato in Italia, avrebbe guidato il blitz dal porto di Rostock su uno yacht a vela per piazzare gli ordigni sotto i gasdotti nel Mar Baltico.
La polizia tedesca sottolinea che non si trattò di iniziativa individuale, ma di un’operazione pianificata a livello di vertice, direttamente a Kiev, con la supervisione del generale Zaluzhny. Oggi questa rivelazione rischia di minare il sostegno occidentale all’Ucraina, a partire dalla Germania, dove l’estrema destra dell’AfD sfrutta la vicenda per chiedere la riduzione degli aiuti.
Il colpo alla narrazione iniziale è evidente: ciò che all’inizio era stato descritto come un atto russo si rivela ora una azione militare pianificata da un Paese alleato, con implicazioni politiche, diplomatiche ed economiche di vasta portata.
In Italia, il presidente Sergio Mattarella ha convocato per il 17 novembre il Consiglio supremo di difesa, per discutere dell’evoluzione dei conflitti, delle minacce ibride e della sicurezza delle infrastrutture europee.
Il generale Zaluzhny, già considerato eroe per la difesa di Kiev e la liberazione di Kharkiv e Kherson, oggi finisce al centro di un’inchiesta che potrebbe ridefinire la percezione internazionale del conflitto ucraino e della sua gestione politica e militare.
La vicenda apre un nuovo capitolo: non più solo guerra tra Ucraina e Russia, ma anche disinformazione strategica, sabotaggio internazionale e crisi di fiducia tra alleati.
CiCre
