Napoli, Stadio Collana: l’avvocato Esposito denuncia abusivismo e gravi irregolarità

Riceviamo e pubblichiamo integralmente

Non c’è dubbio che suscitano un profondo moto di indignazione, i cinque anni di chiusura dello Stadio Arturo Collana. Se si dovesse risalire alle cause di tale immane disastro per lo sport napoletano, probabilmente si direbbe che lo svincolo del secondo impianto cittadino, dalla altrettanto disastrosa gestione comunale, fu dovuto a ragioni politiche (all’epoca, Giunta regionale Caldoro ed assessore allo Sport Schifone; Giunta Comunale, De Magistris ed Assessore allo Sport Tommasielli); ma non c’è dubbio che ad indignare, vi sono anche questioni di carattere burocratico/amministrativo che hanno attraversato – e, purtroppo, ancora oggi attraversano – la gestione dell’impianto e che lasciano, a dir poco, perplessi e non fanno ben sperare. Prima, come Consigliere Comunale e poi, come Presidente del Comitato Vivibilità Cittadina, mi sono interessato della vicenda e, senza tema di smentita, posso dire che è inconcepibile che un impianto pubblico, così importante per la città, versi ancora in uno stato di cotanta incertezza amministrativa. Difatti, da quanto si è appreso dagli uffici pubblici comunali, a cui ci siamo rivolti, sfruttando la “sempre benedetta” legge sull’accesso civico, sorprendentemente sembra che manchino addirittura gli atti necessari alla esecuzione delle attività edilizie ed di quelle collaterali alle attività sportive. Agli uffici interpellati, non risulta, infatti, alcuna SCIA(Segnalazione Certificata Inizio Attività) per l’attività di somministrazione (bar), che pure avrebbero dovuto rilasciare alla riapertura, più volte annunciata e celebrata, dell’impianto; ma, ancor di più, l’ufficio edilizia del Comune di Napoli ha rilevato l’ inefficacia della Comunicazione Inizio Lavori e, una non corrispondenza, tra i lavori eseguiti e quelli in progetto. Addirittura, pare che mancherebbero agli atti degli uffici comunali competenti, quelli relativi ai lavori dell’ARU (Agenzia Regionale per le Universiadi).

Avvocato Gennaro Esposito

Quasi come se si trattasse di lavori abusivi, eseguiti in una casa privata, nottetempo. Non c’è dubbio che lo sconforto, per una simile gestione di un cantiere che riguarda un bene pubblico, è alle stelle. Cosa può mai pensare un cittadino, se addirittura i lavori, eseguiti su un bene pubblico, dovessero essere ritenuti abusivi? E parimenti, cosa potrebbe mai pensare un cittadino, se lo stesso bar dell’impianto dovesse essere abusivo? Come dire a Napoli le ciambelle non riescono mai col buco e, se ci riferiamo al Collana, allora possiamo dire che le ciambelle si sono bruciate. Si, perché sulla intera gestione, affidata al concessionario dalla Regione, allo stato, pende un procedimento, presso la Corte dei Conti, per accertare le eventuali responsabilità, connesse all’affidamento dell’impianto a condizioni più vantaggiose, rispetto al bando; un altro procedimento pende presso il TAR Campania, per l’annullamento dell’affidamento, attesi i maggiori vantaggi assegnati alla aggiudicataria, con un atto aggiuntivo che avrebbe stravolto il bando ed un altro ancora, pare, presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, probabilmente, per abuso di ufficio, come da notizie apprese dalla stampa cittadina. Come dire, il parallelo in piccolo è con ciò che è accaduto a Bagnoli, dove il groviglio, politico/burocratico/giudiziario, ha finito per inchiodare lo sviluppo di quell’area, ormai, da quasi trent’anni. Ma questa è un’altra terribile storia

Avvocato Gennaro Esposito

Comitato per la Quiete Pubblica e la Vivibilità Cittadina

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