L’iniziativa promossa dall’associazione Schierarsi punta ad abolire i contributi pubblici diretti all’editoria. Già raccolte oltre 180 mila firme, obiettivo 500 mila per portare il quesito al voto popolare
È partita il 27 aprile la raccolta firme per il referendum che punta ad abolire i contributi pubblici diretti destinati alle imprese editoriali. L’iniziativa, promossa dall’associazione Schierarsi, fondata da Alessandro Di Battista, sta attirando l’attenzione di migliaia di cittadini e ha già riportato al centro del dibattito il rapporto tra informazione, politica e risorse pubbliche.
Secondo i promotori, il sistema attuale avrebbe progressivamente perso la propria funzione originaria di tutela del pluralismo informativo, trasformandosi in alcuni casi in uno strumento che finisce per sostenere economicamente testate considerate vicine a interessi politici o gruppi di potere.
L’obiettivo della campagna è raccogliere le 500 mila firme necessarie per portare il quesito davanti agli elettori. Già raccolte oltre 180 mila firme.
Cosa prevede il referendum
La proposta referendaria riguarda una specifica norma approvata nel 2024 che ha prorogato da 72 a 96 mesi il termine previsto per la riduzione e la successiva abolizione dei contributi diretti ai giornali.
In sostanza, il referendum punta a cancellare l’ultima proroga legislativa che ha consentito il mantenimento di questi finanziamenti, riaprendo il percorso che avrebbe dovuto condurre alla loro graduale eliminazione.
Non si tratta quindi dell’abolizione immediata di ogni forma di sostegno pubblico all’editoria, ma esclusivamente dei contributi diretti previsti per determinate categorie di imprese editoriali.
Oltre 100 milioni di euro nel 2024
Secondo i dati del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, nel 2024 i contributi pubblici diretti hanno raggiunto circa 104,8 milioni di euro, in aumento rispetto ai 95,6 milioni del 2023.
Le risorse sono state distribuite a 153 testate che rispettano i requisiti previsti dalla normativa, tra cui cooperative giornalistiche, enti senza fini di lucro, fondazioni e giornali espressione delle minoranze linguistiche.
Tra i maggiori beneficiari figurano Dolomiten, Famiglia Cristiana, Avvenire, Libero, ItaliaOggi, Il Quotidiano del Sud, Libertà, Gazzetta del Sud, Il Manifesto, La Gazzetta del Mezzogiorno, Corriere Romagna, CronacaQui, Il Foglio, Primorski Dnevnik e L’Identità.
I principali quotidiani nazionali come Repubblica, Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore non ricevono questi contributi diretti, pur beneficiando, come il resto del settore, di alcune forme di sostegno pubblico indiretto.
Cosa non cambierebbe
Anche in caso di vittoria del “Sì”, resterebbero in vigore i cosiddetti contributi indiretti all’editoria, come alcune agevolazioni fiscali, le tariffe postali agevolate e altri strumenti di supporto al settore.
Resterebbero inoltre esclusi dal referendum eventuali fondi straordinari o misure emergenziali introdotte dal legislatore per sostenere il comparto editoriale.
Le ragioni dei promotori
Per i sostenitori dell’iniziativa, il tema centrale riguarda l’indipendenza dell’informazione e l’opportunità che lo Stato continui a finanziare direttamente alcune testate giornalistiche.
L’associazione Schierarsi sostiene che il referendum possa rappresentare l’occasione per aprire una riflessione più ampia sul rapporto tra media, politica e finanziamenti pubblici, proponendo in futuro modelli alternativi di sostegno all’informazione, ai giornalisti precari e alle nuove iniziative editoriali.
Come firmare
La sottoscrizione può essere effettuata online attraverso la piattaforma ufficiale del Ministero della Giustizia, accedendo con SPID o Carta d’Identità Elettronica.
Firma il referendum: https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6200004
Per approfondire i contenuti della campagna e consultare il materiale informativo messo a disposizione dai promotori: Sito ufficiale dell’iniziativa:
In alternativa è possibile firmare presso l’ufficio elettorale del proprio Comune di residenza o nei punti di raccolta autorizzati presenti sul territorio.
Una discussione destinata a continuare
A prescindere dall’esito della raccolta firme, l’iniziativa ha già riacceso il confronto su una questione delicata: come garantire un’informazione libera, pluralista e sostenibile senza creare forme di dipendenza economica dal finanziamento pubblico.
Un dibattito che coinvolge non soltanto il futuro dell’editoria italiana, ma anche il ruolo che l’informazione deve svolgere all’interno di una democrazia moderna.
Alessandro Manna
