“Era tutto evitabile”, hanno detto i promotori dell’iniziativa, “e invece siamo di nuovo qui a contare i morti. Si risparmia sulla sicurezza per ingrassare i profitti. Le aziende tagliano su ciò che è più facile tagliare: la nostra sicurezza, la nostra stessa vita”.
Un presidio di protesta si è tenuto questa mattina davanti alla Prefettura di Napoli, promosso da Potere al Popolo e dall’Unione Sindacale di Base (USB), dopo la morte di tre operai — Vincenzo, Ciro e Luigi — avvenuta il 25 luglio al Rione Alto in un cantiere per la ristrutturazione di un edificio. Una tragedia che ha riportato al centro del dibattito pubblico le condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro e lo sfruttamento sistemico che colpisce migliaia di lavoratori in Italia.
Due delle tre vittime, tra cui Luigi Romano, 67 anni, erano impiegati in nero, senza contratto né tutele. Secondo i manifestanti, si tratta di una realtà troppo spesso ignorata: “Persone costrette a lavorare in condizioni becere, per pochi euro l’ora, senza alcun diritto, solo per riuscire a mettere un piatto a tavola”, hanno denunciato dal presidio.
A rendere la vicenda ancora più grave, il fatto che l’azienda coinvolta fosse già nota per un incidente analogo. Nel 2015, un operaio precipitò dal sesto piano durante un intervento gestito dalla stessa ditta e rimase paralizzato. Il titolare fu indagato e condannato a sei mesi, ma la pena fu prescritta in appello. Nessun risarcimento fu mai versato alla vittima.
“Era tutto evitabile”, hanno detto i promotori dell’iniziativa, “e invece siamo di nuovo qui a contare i morti. Si risparmia sulla sicurezza per ingrassare i profitti. Le aziende tagliano su ciò che è più facile tagliare: la nostra sicurezza, la nostra stessa vita”.
Le accuse non risparmiano nemmeno il clima politico. In un Paese dove, secondo gli ultimi dati, nel 2024 si contano già 1.482 morti sul lavoro — una media di quattro ogni giorno — le parole della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni fanno discutere: “Le imprese non vanno disturbate”, aveva dichiarato nei mesi scorsi. Una frase che i manifestanti hanno rigettato con forza: “Noi invece le vogliamo disturbare eccome. Vogliamo disturbare chi è colpevole non di incidenti, ma di omicidi sul lavoro”.
Tra le richieste avanzate: maggiore potere all’Ispettorato del Lavoro, un aumento dei controlli, e soprattutto l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro. “Non può esserci giustizia senza responsabilità. Le vittime non devono essere dimenticate, né colpevolizzate per ciò che hanno subito”, hanno ribadito i partecipanti.
Il presidio si è chiuso con un messaggio chiaro e definitivo: “Non dimenticheremo Vincenzo, Ciro e Luigi. La loro morte non è una fatalità: è il frutto di un sistema che va cambiato dalle fondamenta”.
Alma
