Nel 2025 l’incidenza tra i lavoratori stranieri è più che doppia rispetto agli italiani
La strage silenziosa dei morti sul lavoro in Italia non si arresta. Nei primi semestri dal 2022 al 2025, secondo l’ultima indagine dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega di Mestre, le vittime sono aumentate dell’8,4%, passando da 463 decessi nel 2022 a 502 nel 2025. Di questi, 362 sono avvenuti in occasione di lavoro, mentre 140 sono morti in itinere, durante il tragitto casa-lavoro.
Il dato più allarmante è che, nonostante una flessione complessiva delle denunce di infortunio (-21,8% nello stesso periodo), il numero dei decessi continua a salire. Un paradosso che evidenzia l’aggravarsi della gravità degli incidenti e la persistente carenza nella prevenzione e nella cultura della sicurezza.
Mappa del rischio: Trentino sempre in zona rossa, Molise e Lazio tra le regioni più sicure
L’analisi, basata sull’incidenza rispetto alla popolazione lavorativa, ha individuato una geografia del rischio. In testa alle regioni più pericolose c’è il Trentino-Alto Adige, in zona rossa per quattro anni consecutivi. Seguono Umbria, Sicilia, Abruzzo, Campania e Valle d’Aosta. Al contrario, Molise e Lazio hanno mantenuto per tre anni un’incidenza inferiore alla media nazionale (15,1 morti ogni milione di occupati).

Stranieri, ultrasessantacinquenni e lavoratori del lunedì: i profili più esposti
Tra le categorie più colpite, spiccano i lavoratori stranieri, la cui incidenza di mortalità nel 2025 ha toccato quota 29,8 per milione di occupati, più del doppio rispetto agli italiani (13,4). Preoccupante anche la condizione degli over 65, con un’incidenza che si conferma la più alta in assoluto (47,3), nonostante un leggero calo rispetto ai picchi del 2023 e 2024.
A livello settimanale, lunedì e martedì sono i giorni in cui si verificano più incidenti mortali. Il lunedì ha fatto registrare il maggior numero di vittime nel 2023 (19,9%) e nel 2025 (22,7%). Il martedì ha segnato i dati peggiori nel 2022 (19,3%) e nel 2024 (21,2%).
I settori più colpiti: manifattura, costruzioni, trasporti e sanità
Tra i comparti economici più colpiti figurano le attività manifatturiere, in testa per tre anni su quattro. Seguono costruzioni, sanità, commercio, trasporti e magazzinaggio. Solo nel 2022, complice la pandemia, il primato negativo è andato al settore della sanità e assistenza sociale.

Un Paese che denuncia meno, ma continua a morire di lavoro
Dal 2022 al 2025 le denunce complessive di infortunio sono diminuite da 382.288 a 299.130, ma i decessi sono saliti da 463 a 502. Il rischio di infortunio in occasione di lavoro resta doppio per i lavoratori stranieri anche nei casi non mortali: da un’incidenza di 22.628,6 a 20.459,8, contro i 13.849,9 a 9.403,6 degli italiani.
Anche i giovani non sono esenti: la fascia 15-24 anni è la più colpita dagli infortuni totali, con un’incidenza ancora altissima nel 2025 (33.132,7 per milione di occupati).
Il commento del presidente dell’Osservatorio Vega
A commentare i dati è l’ingegner Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega:«Si tratta di una mappatura completa e indispensabile per tutti coloro che operano nell’ambito della sicurezza sul lavoro, perché mostra le fragilità di un Paese in cui ancora oggi sul lavoro si muore e nel quale le vittime purtroppo sono in aumento». E aggiunge: «Analizzando i primi semestri degli ultimi 4 anni, a livello nazionale l’incidenza è passata da 14,8 morti per milione di occupati del 2022 a 15,1 del 2025. Un dato che mostra un incremento della mortalità che racconta comunque una situazione emergenziale purtroppo stabile nel nostro Paese».
Infine, Rossato sottolinea l’importanza di leggere i dati in relazione alla popolazione lavorativa, e non solo in valori assoluti: «Teniamo molto a sottolineare questo aspetto perché si tratta di un dato fondamentale e troppo spesso trascurato. Una sottovalutazione dovuta alla diffusa convinzione che la definizione dell’emergenza debba passare attraverso i numeri assoluti delle vittime. In realtà, l’incidenza della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa è il valore più realistico per una corretta epidemiologia degli infortuni mortali».
Alma

