Personalità della politica e della cultura si schierano contro la corsa al riarmo, ma il sindacato si tira indietro
Il 5 aprile si preannuncia come una giornata importante per il nostro Paese, con una manifestazione che ha già catalizzato l’attenzione di migliaia di persone. L’evento, promosso dal Movimento 5 Stelle contro il riarmo e per la pace, avrà il suo fulcro a Roma, con un corteo che partirà da Piazza Vittorio Emanuele alle 13, per arrivare fino ai Fori Imperiali. Una manifestazione che si annuncia trasversale, capace di unire esponenti di varie forze politiche e sociali, ma che, al contempo, solleva anche discussioni interne.
Le adesioni sono numerose, e non si limitano solo ai contiani e simpatizzanti del Movimento. La partecipazione coinvolge anche volti noti della politica e della cultura italiana. Tra questi, si segnalano la presenza dell’ex sindaca di Roma, Virginia Raggi, storicamente distante dal leader pentastellato, e dei rappresentanti di Alleanza Verdi e Sinistra, come Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, ma anche di esponenti del Partito della Rifondazione Comunista. Persone del terzo settore e della cultura si sono unite all’iniziativa, con voci di una possibile partecipazione del professor Alessandro Barbero, sebbene al momento non ci siano conferme ufficiali.
Inoltre, tra i sostenitori della manifestazione si sono aggiunti anche il giornalista Michele Santoro e l’ex ambasciatrice Elena Basile, figure di spicco che testimoniano la crescente adesione da parte di personalità pubbliche di rilievo, sensibili al tema della pace e contrari alla corsa agli armamenti.
Sul fronte del Partito Democratico, al momento non si registrano adesioni ufficiali, ma si vocifera che una decisione finale sulla partecipazione della delegazione potrebbe ancora essere presa nei prossimi giorni.
Intanto, l’entusiasmo tra i sostenitori del Movimento 5 Stelle è palpabile. Già circa cinquemila posti sono stati prenotati nei pullman che il Movimento ha organizzato per arrivare a Roma da tutta Italia, con una particolare affluenza prevista dalla Sicilia. L’ex sindaca Virginia Raggi ha espresso il suo sostegno alla manifestazione sui social: “L’Italia deve scegliere se indebitarsi per comprare armi o se piuttosto impegnarsi per trovare una soluzione diplomatica alla guerra in Ucraina”, ha scritto. “Siamo la maggioranza degli italiani, dobbiamo farci sentire“
Le contraddizioni di Landini: una scelta che solleva dubbi e opportunità mancate
Tuttavia, la decisione di Maurizio Landini, segretario della Cgil, di non aderire all’iniziativa ha suscitato polemiche e sollevato interrogativi sul suo comportamento, che sembra contraddire scelte precedenti e rappresenta, agli occhi di molti, un’occasione mancata. Infatti, la posizione della Cgil sulla manifestazione è stata chiara fin dall’inizio: il sindacato non parteciperà ufficialmente, perché, come ha dichiarato Landini, “non aderiamo a manifestazioni di partito”.
Questa dichiarazione è tanto più sorprendente se si considera che la Cgil ha in passato partecipato attivamente a iniziative contro il riarmo e per la pace, e che la stessa Cgil si è più volte schierata in favore di politiche internazionali basate sulla diplomazia piuttosto che sulla forza militare. La scelta di non aderire alla manifestazione, dunque, appare come una sorta di “doppio standard”, che lascia molti a chiedersi se il sindacato stia cercando di distanziarsi da alcune linee politiche o se stia cercando di mantenere una posizione neutrale che però rischia di sembrare incoerente.
Molti critici sostengono che Landini avrebbe potuto sfruttare questa manifestazione per raccogliere consensi non solo sul tema della pace, ma anche in vista dei referendum sul lavoro che si terranno a giugno. La Cgil è fortemente impegnata su temi legati ai diritti dei lavoratori, e la manifestazione per la pace sarebbe stata un’ottima occasione per dare visibilità alle proprie battaglie, dimostrando coerenza con la sua tradizione di lotta contro le guerre e per la giustizia sociale. Partecipare avrebbe significato unire il fronte pacifista con quello dei lavoratori, creando un legame tra le due cause e sensibilizzando ulteriormente l’opinione pubblica sulla necessità di un’Europa più solidale e meno militarizzata.
Ma Landini ha scelto di non aderire. La giustificazione ufficiale – che la Cgil non partecipa a “manifestazioni di partito” – è stata accompagnata dalla dichiarazione che le singole persone sono libere di decidere se partecipare o meno. Tuttavia, questa posizione rischia di apparire come una scusa che, anziché rafforzare la causa pacifista, rischia di far sembrare la Cgil come un attore passivo in una battaglia cruciale.
Una visione miope sul riarmo e la partecipazione ai referendum
Oltre a ciò, la mancata partecipazione alla manifestazione lascia anche un altro vuoto politico. Mentre il Movimento 5 Stelle e altri gruppi di sinistra stanno raccogliendo adesioni su temi che spaziano dalla pace alla giustizia sociale, Landini ha perso l’opportunità di attrarre proseliti per la campagna referendaria sui diritti dei lavoratori che si terrà a giugno. Con un settore sindacale sempre più in difficoltà per mobilitare le masse, la Cgil avrebbe potuto rafforzare la propria immagine come punto di riferimento per i lavoratori, mettendo al centro della propria battaglia la pace come valore fondamentale per il benessere collettivo.
Il rifiuto di partecipare alla manifestazione, quindi, non solo solleva dubbi sul ruolo del sindacato nella lotta per la pace, ma rischia anche di indebolire la Cgil nei prossimi mesi, quando sarà chiamata a raccogliere consensi per i referendum sul lavoro. La divisione tra l’attivismo pacifista e la necessità di difendere i diritti dei lavoratori sembra, infatti, non aver trovato un punto di incontro nella visione di Landini, che avrebbe potuto, invece, usare questa manifestazione per costruire una narrazione coerente e potente.
Un futuro incerto: il 5 aprile si avvicina
Tra gli altri partecipanti annunciati, ci sono anche esponenti di spicco della sinistra italiana come Loredana De Petris, Stefano Fassina e Paolo Cento. Questi hanno manifestato il loro forte disappunto contro la crescente corsa al riarmo in Europa, avvertendo che una tale direzione potrebbe avere conseguenze disastrose.
Nonostante l’entusiasmo crescente, ci sono ancora dei punti di incertezza. L’ex parlamentare Alessandro Di Battista, che in passato ha avuto un ruolo di spicco nel Movimento 5 Stelle, non parteciperà alla manifestazione, sebbene ci fossero speranze che potesse unirsi.
Nonostante le divisioni interne e le dichiarazioni contrastanti, il 5 aprile sarà sicuramente una giornata significativa per l’Italia, un’opportunità per manifestare contro il riarmo e a favore di una politica di pace. L’auspicio comune, che sia espresso dai partecipanti di tutte le provenienze, è che la voce della società civile riesca a farsi sentire forte e chiara, in un Paese che sta vivendo uno dei momenti più delicati della sua storia recente.
Alma

