Lo spot della Jeep con bambini è classista, suscita indignazione

 Genitori, ambientalisti e pediatri ne chiedono il ritiro.

Nell’occhio del ciclone lo spot pubblicitario della casa automobilistica Jeep uscito negli ultimi giorni su tutte le Tv. Uno spot pubblicitario con bambini come protagonisti che sta facendo molto discutere e suscitando indignazione. Al punto che molte associazioni hanno chiesto di ritirarlo. Uno spot pubblicitario della Jeep che sta diventando quasi un tormentone per la frequenza con cui viene mandato in onda e per il ripetersi della canzone che ne è la colonna sonora: “All by myself“, canzone del 1975 di Eric Carmen, riportata al successo nel 1996 da Céline Dion, che racconta la storia di chi ha vissuto amori e amicizie con leggerezza e poi è rimasto solo.

Nello spot, però, a cantarla sono dei bambini, rimasti soli a scuola in una giornata di neve, mentre i loro compagni erano fuori a giocare, essendo gli unici a riuscire a raggiungere la scuola grazie alla Jeep dei loro genitori. Lo spot pubblicizza le auto Jeep Renegade e Compass di FCA.Del resto come recita lo slogan dello spot: “Non tutti i genitori guidano una Jeep“. Il che significa: i bambini figli di famiglie che hanno la Jeep, che sono benestanti, vanno sempre a scuola, anche con la bufera di neve, grazie alla Jeep, mentre gli altri restano a casa. I figli dei benestanti, tuttavia, rischiano di stare da soli. La pubblicità ha suscitato indignazione perché ritenuta classista e discriminatoria nei confronti dei bambini. Si sono arrabbiati i pediatri per come vengono rappresentati i bambini e i genitori, ma anche e soprattutto le associazioni ambientaliste e dei ciclisti che al contrario promuovono una modalità sostenibile e senza auto. Secondo l’Associazione Culturale dei Pediatri, nello spot viene rappresentata una genitorialità non propriamente sana, che sacrifica i diritti dei bambini all’espansione dell’ego dell’adulto. I bambini vengono lasciati soli e inascoltati. Verrebbero privati del diritto alla sperimentazione anche con le intemperie, della socialità e del diritto al gioco. Si tratta, dunque, di un messaggio sbagliato e perfino pericoloso, per via di tutti i rischi legati all’utilizzo delle auto, dall’inquinamento al traffico. Ancora più indignati per lo spot sono i ciclisti e gli ambientalisti, che tramite le loro associazioni hanno inviato una lettera in cui si definisce lo spot classista e soprattutto rappresenta i bambini come dei “pacchi”, ignorando le loro esigenze, la questione ambientale e gli stili di vita corretti e salutari da adottare. Le associazioni, poi, hanno chiesto di portare a termine la riforma del Codice della Strada relativa alle strade scolastiche, che prevede aree car free davanti alle scuole, e chiedono soprattutto di “porre un freno alle pubblicità di auto che inneggiano a comportamenti e stili di vita negativi. Sono davvero troppe e di pessimo gusto“, concludono. Lo spot violerebbe il Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale, in particolare art.14 “bambini e adolescenti”. Le associazioni chiedono al contrario più pubblicità progresso che promuovano la mobilità sostenibile e incentivino la “mobilità attiva dei bambini e i loro diritti naturali“. Le associazioni aderenti alla campagna “Strade scolastiche” che hanno firmato la lettera: Famiglie senz’auto, Bike To School, Salvaiciclisti, Fiab, Bikeitalia.it, UPPA un pediatra per amico, Italian Cycling Embassy, Kyoto Club, Alleanza per la Mobilità Dolce, Legambici Legambiente, Genitori Antismog Milano, Cittadini per l’Aria, Turismo senz’auto, Massa Marmocch, Fondazione Michele Scarponi, Rete Vivinstrada, Fondazione Guccione, Associazione Culturale La Gru (Germogli di Rinascita Urbana), Milano Bicycle Coalition, Associazione Culturale Pediatri PUMP “Pediatri per un mondo possibile, Associazione HubMat Olbia, Napoli Bike Festival. 

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