La lezione di stile di Di Maio

Totoministri, probabile ingresso nell’esecutivo di Alessandro di Battista

Luigi Di Maio facendo un passo indietro sul suo ruolo di vicepremier ha dato dimostrazione di stile e di umiltà. Una risposta al dibattito indecoroso e surreale che si è scatenato in questi giorni contro il giovane leader pentastellato e ministro del lavoro molto apprezzato dai ceti indigenti e dai lavoratori di questo  Paese. Ora si aspetta solo il voto su Rousseau. Il passo indietro di Luigi Di Maio sblocca il rebus della squadra che accompagnerà Giuseppe Conte in caso di formazione dell’esecutivo giallorosa.  Sciolto il nodo, tutte le caselle saranno messe velocemente al loro posto e già mercoledi, dopo il voto online della base pentastellata, il premier incaricato salirà al Colle per sciogliere le riserva e presentare i ministri al presidente della Repubblica Mattarella. Appare chiaro che al fianco di Conte a palazzo Chigi ci sarà un sottosegretario vicino al premier. Salgono le quotazioni di Vincenzo Spadafora,  che potrebbe avere delega alle pari opportunità. Il partito democratico però potrebbe rivendicare un contraltare nella figura di una fedelissima di Nicola Zingaretti, la dem Paola De Micheli. Dalla base M5S non filtra alcuna indicazione se non quella dei riconfermati, per cui il capopolitico ha lottato con le unghie e con i denti: Alfonso Bonafede (Giustizia), Riccardo Fraccaro (Rapporti col Parlamento o altro), Elisabetta Trenta (Difesa o altro), Sergio Costa (Ambiente) e Di Maio (Lavoro o altro). Per una questione di parità di genere, tornerebbero in squadra Giulia Grillo (Salute) e Barbara Lezzi (Sud). Stefano Patuanelli sarebbe destinato alle Infrastrutture e ai trasporti, mentre Francesco D’Uva alla Cultura. Entra nella girandola dei rumors anche Alessandro Di Battista per il dicastero degli Affari Europei. Da stabilire con certezza il ruolo di Di Maio che avrebbe chiesto per sè gli Affari esteri, casella che invece dovrebbe andare al Pd. In questo caso dovrebbe essere indicato Paolo Gentiloni o Elisabetta Belloni (qualora non fosse indicata come commissario Ue). Al Viminale se la giocano Marco Minniti (Pd) e Luciana Lamorgese, già capo di gabinetto di Angelino Alfano, che conosce perfettamente la macchina. Lorenzo Guerini sembrerebbe pronto per la Difesa, ma potrebbe anche andare ai rapporti col Parlamento con conseguente spostamento di Fraccaro a un ministero di peso. Graziano Delrio andrebbe a sostituire Di Maio al Ministero dello Sviluppo. Per l’Economia i pretendenti sarebbero tre: Roberto Gualtieri (Pd), Daniele Franco (ex ragioniere dello Stato) e Salvatori Rossi (direttore generale della Banca d’Italia). Per le politiche regionali sembra ormai fatta per Vasco Errani (LeU), mentre ancora da affidare il dicastero della Pubblica amministrazione.

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