La Campania è rossa anche se il suo Rt scende sotto 1

A distanza di una settimana, migliora lievemente pure la pressione sulle terapie intensive. Nonostante ciò, la cabina di regia valuta peggiorato il quadro. Ma dove finisce la valutazione tecnica, subentra la politica: è confermato il pressing della Regione sul ministro Speranza per una stretta

La Campania, da lunedì in zona rossa, è un caso sanitario, ma anche politico. Perché laddove terminano i numeri dell’emergenza, comincia la valutazione politica e discrezionale. È confermato dai documenti il pressing della Regione sul ministero, per ottenere la stretta delle misure di contenimento anti Covid. Palazzo Santa Lucia ha chiesto la zona rossa, il ministero ha valutato i dati trasmessi dall’ente regionale, ascoltando il parere della cabina di regia. E alla fine il ministro Speranza ha deciso per il cambio di colore. “La Cabina di Regia recepisce una segnalazione della Regione Campania – si legge nel verbale-. Sulla base della evoluzione della epidemia, la Regione chiede alla Cabina di Regia di valutare la possibilità di estendere all’intero territorio regionale le misure di prevenzione di cui all’art. 3 del d.p.c.m. del 14 gennaio 2021 e confermato con Dpcm del 2 marzo 2021. In considerazione del fatto che la Regione si colloca ad un livello di rischio alto, ha identificato un peggioramento dell’epidemia e una elevata prevalenza di infezioni causate dalla variante Voc 202012/01 del virus SARS-CoV-2, e che in base ai dati aggiuntivi forniti dalla Regione e confermati da dati più recenti non inclusi in questa analisi, essa presenta una incidenza molto elevata che supera il valore soglia di 250 casi per 100.000 abitanti, la Cabina di Regia esprime parere favorevole ad applicare nella Regione Campania il massimo livello di mitigazione”. Infatti, “l’analisi complessiva della situazione – afferma il testo – risulta equiparabile ad un contesto epidemiologico compatibile con l’adozione di misure maggiormente restrittive”. Lo stesso verbale, toccando il tema varianti Covid, precisa: “Sono sei le Regioni (Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, FVG, Lombardia, Marche), in aumento rispetto alla settimana precedente,
classificate a rischio alto di una epidemia da virus SARS-CoV-2 non controllata e non gestibile”. Di queste, “tre Regioni classificate a rischio alto (Emilia-Romagna, Lombardia e Marche) presentano una incidenza molto elevata negli ultimi 7 giorni rispetto alla media nazionale e superiore al valore soglia di 250 casi per 100.000 abitanti, mentre in Abruzzo e Campania si rileva una incidenza elevata negli ultimi 7 giorni e superiore a 200 casi per 100,000 abitanti”. Dunque, la Lombardia (254,44) ha un’incidenza superiore alla Campania, ma resta arancione (rafforzato). Una scelta tecnico-politica, in cui l’opportunità si sovrappone ai criteri scientifici. Sono 21 gli indicatori ad influenzare la collocazione delle regioni. Sono divisi in tre categorie: quelli sulla capacità di monitoraggio; quelli sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine e di gestione dei contatti; quelli sui risultati relativi a stabilità di trasmissione e tenuta dei servizi sanitari. Questa griglia è spesso oggetto di critiche, per la sua ampiezza. E la sua oggettività non è certo di unanime accettazione. Tra i 21 criteri spicca sempre l’Rt, l’indice di contagio: dovrebbe dirci un solo positivo, in media, quante persone può infettare, in un certo periodo di tempo. La sua importanza forse è stata anche enfatizzata, in questo anno di pandemia. Sta di fatto che, ormai, tutti sappiamo di doverci preoccupare se supera 1. E se oltrepassa 1.25, l’approdo in zona rossa diventa assai probabile. La premessa è d’obbligo per segnalare un dato: nel giorno in cui diventa rossa, la Campania vede scendere l’Rt da 1.04 a 0.96, nel giro di 7 giorni (stima al 17 febbraio). È scritto nel report della cabina di regia, dove – tra l’altro – la Lombardia risulta avere Rt 1.13. Ma può darsi, come detto, che Rt sia solo uno dei 21 criteri, non un primus inter pares. Alla stessa categoria, ad esempio, appartengono i tassi di occupazione dei posti letto Covid in Terapia intensiva in Area medica. Anche qui – a una settimana di distanza – il risultato in Campania è controverso. Per le Terapie intensive, il tasso migliora, passando da 144 a 140 posti occupati, su 656 disponibili. Per l’Area medica peggiora: i degenti aumentano da 1.294 a 1.358, su 3.160 posti disponibili (fonte bollettino dell’Unità di crisi regionale). Identico, poi, il rapporto percentuale positivi/tamponi: 11.2 il 5 marzo come il 26 febbraio. Una cifra lievitata anche sopra il 13%, nell”ultima settimana. Ma la risposta ai dilemmi, forse, è nella classificazione complessiva di rischio. Nel precedente bollettino, con Rt sopra 1, la cabina di regia assegnava alla Campania un “Moderata ad alta probabilità di progressione”. Oggi, con Rt sotto 1, la valuta “alta (molteplici allerte di resilienza). E i casi salgono da 247.887 a 261.352, crescendo l’incidenza cumulativa per 100.000 abitanti, da 4.339,65 a 4.575,3. La serietà del quadro è chiara, ma i dubbi restano tutti.

Gianmaria Roberti

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest