Jihad: 4 arresti in italia, coppia pronta a partire coi figli.”Parlavano di attentati a Roma”

 

Marito e moglie, residenti nella provincia di Lecco, volevano partire per i territori di guerra siro-iracheni, portando i bambini di 2 e 4 anni. Tra i fuggitivi Alice Brignoli, italiana sposata con un marocchino. Al telefono parlavano di attacchi da compiere in Italia, con particolare attenzione alla Capitale: ci sarebbe una richiesta proveniente dalle zone dove si combatte

 

Dalle intercettazioni è emerso che Koraichi, sfuggito all’arresto, parlava con uno di quelli finiti in manette di attentati da compiere in Italia, con “un’attenzione particolare alla città di Roma”. Nel mirino dell’Isis ci sarebbero l’ambasciata d’Israele a Roma e il Vaticano.

Sei presunti estremisti islamici sono finiti in cella in un’operazione anti-terrorismo congiunta Ros-Digos. Tra loro una coppia, residente nella provincia di Lecco, che voleva partire per la jihad nei territori di guerra siro-iracheni, portandosi dietro i due figli di 2 e 4 anni. Sono tutti residenti nel triangolo tra Lecco, Varese, Milano. Tutti marocchini con cittadinanza italiana. A firmare l’ordinanza il gip di Milano Manuela Cannavale. L’accusa è di “partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale”. Tra i destinatari del provvedimento cautelare ma tuttora latitante c’è Alice Brignoli, italiana di 39 anni, che ha cambiato il nome in Aisha dopo la conversione all’Islam: è la moglie del 31enne Mohamed Koraichi, nato in Marocco ed anch’egli in fuga. Entrambi sono scomparsi da Bulciago (Lecco) dal febbraio 2015 assieme ai figli e si sospetta abbiano raggiunto i territori siriano-iracheni per unirsi alle milizie dell’Isis. Tra gli arrestati figura anche la sorella di Koraichi.

Koraichi parlava al telefono con un altro indagato degli attentati in Italia e Roma sarebbe in cima alla lista perché “per il Giubileo è sede di pellegrinaggio e dove i pellegrini trovano la forza di combattere gli islamici”. Dalle zone di guerra siriano-irachene sarebbe arrivata “la richiesta di effettuare attentati sul territorio italiano, una indicazione non generica ma specifica che ci risulta da messaggi che abbiamo intercettato”, afferma il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli.

Il marocchino arrestato perché voleva partite per unirsi all’Isis con la moglie e i due figli “è uno sportivo di qualità un pugile di kickboxing di alto livello in Italia e all’estero. Sarebbe stato lui – spiega Romanelli – a ricevere la richiesta di compiere attentati in Italia da parte dell’uomo marocchino che era residente a Bulciago e che più di un anno fa è andato con la moglie e i tre figli nelle zone di guerra”.

Destinatario della misura restrittiva anche un marocchino di 23 anni, residente in provincia di Varese. Il giovane è il fratello di Oussama Khachia, 30 anni, operaio: un foreign fighter cresciuto a Brunello, in provincia di Varese. Fu espulso dall’Italia il 28 gennaio 2015 per alcuni post su Facebook a favore dell’Isis. In seguito fu allontanato anche dalla Svizzera e infine avrebbe raggiunto la Siria dove sarebbe morto dopo essersi unito al Califfato.

L’operazione, coordinata dalla Procura distrettuale di Milano d’intesa con la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, è scattata in diverse province della Lombardia e del Piemonte, ed è stata condotta congiuntamente dalle Digos di Lecco, Varese, Milano – supportate dal Servizio Centrale Antiterrorismo della Dcpp/Ucigos – e dal Ros dei Carabinieri, coadiuvato dai Comandi dell’Arma territoriali.

 

CHI SONO GLI ARRESTATI – Dei sei destinatari dell’ordinanza, sono fuggiti dall’Italia Mohamed Koraichi, nato in Marocco il 26 febbraio 1985 e residente a Bulciago (Lecco) e la moglie Alice Brignoli che ha cambiato nome in Aisha dopo la conversione all’Islam, nata a Erba il 13 dicembre 1977. La coppia è latitante e per inquirenti e investigatori si trova con i tre figli di 6, 4 e 2 anni nel territorio dell’organizzazione terroristica Stato Islamico. In manette è invece finita, Wafa Koraichi, nata in Marocco il 17 aprile 1992 e sorella di Mohamed: è stata presa a Baveno, in provincia di Verbania. Fermati anche Abderrahim Moutaharrik, cittadino italiano di origini marocchine, campione di pugilato in Svizzera, nato il 23 giugno 1988 e residente a Lecco, e sua moglie Salma Bencharki, anche lei nata in Marocco il 15 marzo 1990. In cella anche Abderrahmane Khachia, nato in Marocco il 2 maggio 1993 e residente a Brunello (Varese). Il giovane è il fratello di Oussama Khachia, 30 anni, operaio, un foreign fighter cresciuto a Brunello ed espulso dall’Italia il 28 gennaio 2015 per alcuni post su Facebook a favore dell’Isis. In seguito fu allontanato anche dalla Svizzera e infine avrebbe raggiunto la Siria dove sarebbe morto dopo essersi unito al Califfato.

 

 

I BAMBINI E IL MARTIRIO – indossano una tuta e indicano con un indice il cielo, nel gesto che esalta il martirio. Agli atti dell’inchiesta anche la foto di 4 bambini, di cui tre sono figli di Mohamed Koraich e Alice Brignoli. Il quarto è il figlio di Oussama Khachia, operaio 30enne che sarebbe morto in Siria, dopo essersi unito all’Isis.

 

 

LE MINACCE DI ATTENTATO – “In questa Italia crociata, il primo ad attaccarla, giuro, giuro che l’attacco, nel Vaticano con la volontà di Dio”. E’ un audio inviato lo scorso 25 marzo da Abderrahim Moutaharrik a Mohamed Koraichi. “L’unica richiesta che ti chiedo – dice Moutaharrik – è la famiglia, tu sai voglio almeno che i miei figli crescano un po’ nel paese del califfato dell’Islam”.

Koraichi incitava in una serie di messaggi audio, inviati tramite WhatsApp, Moutaharrik, arrestato prima che partisse anche lui assieme alla moglie e ai due figli, a compiere un attentato a Roma. “Fratello mio – dice Koraichi a Moutaharrik – lì in quella Italia, quella è la capitale dei crociati, fratello mio è quella, è lì dove vanno a fare il pellegrinaggio, è da lì da dove prendono la forza e da lì vanno a conquistare i popoli, e da lì combattono l’islam, fino ad ora non è stata fatta nessuna operazione, sai che se fai un attentato è una cosa grande, Dio è grande, preghiamo Dio, fratello mio”. “Sì fratello, se Dio vuole – risponde Moutaharrik  – ci sarà solo del bene, se Dio vuole che loro pensano di essere in pace, invece giuro non sono in pace, anche se noi viviamo in mezzo a loro e giochiamo il nostro gioco come se fossimo come loro, però giuro che noi non siamo come loro”. E aggiunge: “Giuro se potessimo trovare il modo abbatteremo tutto questo paese e non sappiamo che questi infedeli per questa Italia, per questo Vaticano, per questi presidenti, questi presidenti infedele e loro che danno forza a tutto questo che sta succedendo ai paesi arabi e nei paesi islamici, però con la volontà di Dio, con la volontà di Dio, la maggior parte dei ragazzi qui hanno iniziato a muoversi, hanno iniziato”.

koraichi_brignoli_jihad_figli_terrorismo_isis_ildesk
Abderrahim_Moutaharrik_isis_italia_ildesk

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest