Sono migliaia i manifestanti al corteo della Cgil. Landini e Schlein chiedono una stretta contro caporalato e lavoro nero
Un lungo fiume di persone ha attraversato le strade di Amendolara per ricordare i quattro lavoratori agricoli assassinati nei giorni scorsi e per denunciare una realtà fatta di sfruttamento, paura e ricatti. Alla manifestazione promossa dalla Cgil hanno preso parte circa tremila persone provenienti da diverse regioni italiane, insieme a delegazioni di lavoratori stranieri, associazioni e rappresentanti delle forze politiche.
Ad aprire il corteo sono stati il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, e il segretario della Flai Cgil, Giovanni Mininni. Presenti anche la leader del Partito Democratico Elly Schlein, esponenti del Movimento 5 Stelle, di Sinistra Italiana, di Rifondazione Comunista, di Alleanza Verdi e Sinistra e numerose organizzazioni della società civile.
La manifestazione nasce dopo il ritrovamento dei corpi carbonizzati di quattro braccianti – tre afghani e un pakistano – uccisi, secondo l’ipotesi della Procura di Castrovillari, dai caporali per i quali lavoravano. Due persone sono state arrestate e si trovano attualmente in carcere.
Prima della partenza del corteo, Maurizio Landini ha puntato il dito contro un modello produttivo che, a suo giudizio, continua a generare sfruttamento e precarietà. «Questa tragedia è il risultato di un sistema economico e imprenditoriale fondato sullo sfruttamento della manodopera e sul caporalato. È arrivato il momento di smettere con le ipocrisie e dire chiaramente che tutto questo deve finire. Le leggi esistono già, ma occorre applicarle davvero, rafforzando i controlli e garantendo agli ispettorati gli strumenti necessari per svolgere il proprio lavoro», ha dichiarato.
Tra i partecipanti anche molti lavoratori stranieri impiegati nelle campagne italiane. Uno di loro, un bracciante di origine indiana, ha raccontato il clima di timore che caratterizza il settore agricolo.
«Abbiamo paura che una tragedia simile possa colpire anche noi. Il lavoro passa attraverso i caporali e denunciare significa rischiare tutto. Temiamo per le nostre famiglie rimaste in India e abbiamo bisogno di conservare il posto di lavoro. Se denunciamo, chi ci assumerà dopo?», ha spiegato.
Nel corso della manifestazione, gli slogan scanditi dalla folla hanno richiamato i temi della legalità, della sicurezza e della tutela dei diritti dei lavoratori. Cartelli e striscioni hanno invocato un cambiamento concreto contro il caporalato e le forme di sfruttamento che continuano a interessare vaste aree del settore agricolo.
Secondo Landini, la risposta non può limitarsi all’indignazione del momento. «Questo sistema mette in discussione la dignità, l’umanità e perfino la vita delle persone. È necessaria una reazione collettiva che coinvolga istituzioni, politica, imprese e parti sociali. Gli strumenti normativi esistono già e devono essere utilizzati per fermare uno sfruttamento che continua a provocare vittime», ha affermato.
Dal corteo è arrivata anche la proposta avanzata da Elly Schlein, che ha chiesto un rafforzamento delle misure contro il caporalato. «Occorre rendere più incisiva la normativa esistente, aumentando le risorse e garantendone la piena applicazione. Inoltre, bisogna prevedere il sequestro preventivo delle aziende coinvolte nello sfruttamento dei lavoratori», ha dichiarato.
La segretaria democratica ha inoltre sostenuto la necessità di ampliare il campo delle responsabilità. «Non si può parlare soltanto di caporalato. Bisogna affrontare anche il tema del padronato e delle eventuali responsabilità delle aziende che traggono beneficio da questo sistema. Le indagini chiariranno ogni aspetto, ma è indispensabile guardare oltre le singole figure dei caporali», ha aggiunto.
Schlein ha ricordato come lo sfruttamento dei lavoratori agricoli rappresenti una problematica strutturale e non un fenomeno isolato, richiamando alla memoria il caso di Satnam Singh, il bracciante indiano morto nel 2024 dopo essere stato abbandonato davanti alla propria abitazione con un braccio amputato. «Bisogna proteggere chi trova il coraggio di denunciare. Servono percorsi di assistenza concreti, soluzioni abitative, supporto legale, sanitario e psicologico. Solo così denunciare diventerà una scelta realmente possibile e sicura», ha sottolineato.
Dal palco delle forze di opposizione sono arrivate ulteriori critiche. Il leader di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, ha accusato il Paese di ignorare una realtà sotto gli occhi di tutti. «Siamo qui per dire basta all’indifferenza e all’idea che il lavoro possa essere continuamente svalutato, sfruttato e umiliato. Ogni anno si annunciano interventi sul lavoro, ma troppo spesso i risultati non rispondono ai problemi reali dei lavoratori», ha dichiarato.
Anche Pasquale Tridico, eurodeputato del Movimento 5 Stelle ed ex presidente dell’Inps, ha parlato di una crisi che coinvolge l’intero sistema. «Quando quattro lavoratori vengono uccisi per aver reclamato il pagamento del proprio salario e il rispetto dei diritti fondamentali, significa che c’è qualcosa di profondamente sbagliato. Non è un episodio isolato, ma il sintomo di un sistema che non può più essere tollerato», ha affermato.
La manifestazione di Amendolara si è conclusa con un appello condiviso: trasformare l’indignazione per questa tragedia in un impegno concreto contro il caporalato, affinché il lavoro torni a essere sinonimo di dignità e non di paura.
Alessandro Manna
