Governo, il Pd vuole tutto: vicepremier unico, ministeri migliori e dice No a Rousseau

 

Di Maio vincola il Conte bis al voto online: solo se gli iscritti, dopo le consultazioni del premier incaricato, daranno il loro benestare, l’esecutivo giallorosa vedrà la luce. 

Il partito democratico vuole assumere un ruolo egemonico nel governo giallo rosa, vuole i ministeri che contano, un solo vice premier per “marcare” Giuseppe Conte e addirittura sindacare sulle scelte autonome, legittime e democratiche del Movimento 5 Stelle che ha deciso di far votare gli iscritti sulla piattaforma Rousseau, voto vincolante per la costituzione del nuovo governo. “Rischia di saltare tutto a pochi metri dal traguardo” – gridano i piddini – Può saltare tutto perchè Luigi Di Maio è tornato a rivendicare la vicepresidenza del Consiglio”, lasciano filtrare fonti Democratiche. La decisione di sottoporre al voto online su Rousseau è “un grave sgarbo di chi non rispetta le istituzioni” – dicono i piddini

Intanto, però, Renzi rivendica quattro ministri per la sua area politica.  Il colpo di scena in tarda serata. L’impasse che si era creata attorno alla figura del vicepremier e che sembrava destinata a trovare soluzione torna pesante come un macigno. Ne vuole uno solo il Pd, sicuro nel cucire su Giuseppe Conte la divisa di esponente (e ‘capitano’) pentastellato, puntando a declassare Luigi Di Maio e ad alzare così la bandiera della ‘discontinuità’. “Alla fine i vice saranno due”, assicurano fonti M5S. “Il nostro capo politico è lui e si parla con lui”, lo ‘blindano’ i capigruppo Patuanelli e D’Uva. Per riprendere in mano il gioco Di Maio vincola il Conte bis al voto online su Rousseau: solo se gli iscritti, dopo le consultazioni del premier incaricato, daranno il loro benestare, l’esecutivo giallorosa vedrà la luce. E non finisce qui. Bisogna decidere sui vicepremier, innanzitutto. Il M5s non molla il suo schema: tenere due vice, Luigi Di Maio e per il Pd Andrea Orlando (o, meno probabile, Dario Franceschini), anche per permettere che il premier Conte conservi il profilo ‘super partes’ che finora lo ha contraddistinto. Zingaretti però continua a invocare per Conte un ruolo più politico, da esponente del M5s (e interlocutore del Pd): non cede perciò sulla richiesta di un vicepremier unico (lasciando che Conte scelga per Palazzo Chigi un sottosegretario di sua fiducia). Solo dopo aver sciolto questo punto, si traccerà il profilo della squadra di governo.

E continua il totoministri – Ora per sostituire Matteo Salvini si accreditano il capo della Polizia Franco Gabrielli (molto sponsorizzato da Renzi) o Raffaele Cantone, mentre se sarà un politico Marco Minniti per il Pd. L’altro obiettivo a portata dei Dem è ottenere l’economia, per segnare la svolta rispetto alle politiche di Tria: si cita per questo incarico l’eurodeputato Roberto Gualtieri o un profilo più tecnico come Lucrezia Reichlin o Mariana Mazzucato. Ai Dem dovrebbe andare anche il commissario europeo: Paolo Gentiloni (ma per lui si parla soprattutto del ministero degli Esteri) o Graziano Delrio, ma alla fine potrebbe essere indicato anche un profilo più tecnico come Enzo Moavero o Reichlin. M5s punta allo Sviluppo economico, all’Ambiente e alla Giustizia. Di Maio dovrebbe tenere il Lavoro, se sommerà il ruolo di vicepremier, o passare alla Difesa, come vorrebbe. Gli altri nomi di ministri pentastellati sono, negli auspici del M5s, Bonafede, Riccardo Fraccaro, Stefano Patuanelli, Francesco D’Uva, ma dovrebbe esserci anche una delegazione “fichiana” con esponenti come Giuseppe Brescia.

 

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