Riceviamo e pubblichiamo integralmente
Nel pieno della rivoluzione tecnologica, l’Intelligenza Artificiale (IA) non è più una novità, ma una realtà quotidiana. Eppure, resta un territorio in larga parte da esplorare per gli italiani. Il Quarto Rapporto Ital Communications – IISFA, curato con l’Istituto Piepoli, traccia un’ampia mappa del rapporto tra cittadini e IA, svelando dati e sentimenti che oscillano tra entusiasmo e timore, fiducia e impreparazione.
Alla domanda “Cosa pensi dell’IA?”, gli italiani si dividono quasi in tre parti uguali: il 37% esprime un giudizio positivo, altrettanti adottano un approccio neutrale, mentre il 21% manifesta paura o diffidenza. Un sentimento che riflette le mille sfaccettature dell’immaginario collettivo: c’è chi pensa al progresso, chi alla scienza, e chi evoca scenari distopici e perdita di controllo. Ma quando l’IA viene spiegata in termini pratici, emergono toni più ragionevoli. Due italiani su tre si dichiarano ottimisti rispetto al futuro dell’IA, e il 63% afferma di nutrire fiducia – o almeno speranza – nei confronti di sistemi come ChatGPT, assistenti virtuali, traduttori o veicoli autonomi. Nonostante ciò, la consapevolezza resta limitata: solo il 6% si ritiene veramente esperto.
Il divario generazionale si riflette anche nel rapporto con l’IA. I giovani tra i 18 e i 34 anni mostrano maggiore familiarità e apertura verso l’IA (62% con conoscenze di base), mentre tra gli over 54 il dato scende al 36%. In generale, il 69% degli italiani utilizza già tecnologie basate sull’IA, soprattutto assistenti vocali (53%) e app generative (30%). Ma un terzo della popolazione – in prevalenza anziani – resta ancora ai margini, anche se il 50% di questi si dichiara pronto a provarla in futuro. Secondo l’87% degli intervistati, l’IA avrà un impatto profondo sulla nostra vita. Il lavoro è percepito come l’ambito più esposto, seguito da sanità, finanza e pubblica amministrazione. I benefici principali? Velocità, efficienza, produttività e miglior accesso al sapere. I rischi? Perdita di posti di lavoro, autonomia personale, privacy, dignità e valori etici. In sintesi: progresso tecnologico sì, ma con una domanda implicita di regole e garanzie.
Il rapporto analizza anche la percezione dell’IA nella comunicazione: il 96% degli italiani riconosce criticità nell’attuale panorama informativo, tra eccesso di notizie, disinformazione e scarsa qualità. E mentre la metà della popolazione ha già sentito parlare dell’AI Act europeo, il 78% lo ritiene una misura necessaria per tutelare i diritti individuali e garantire un uso etico della tecnologia.
L’IA, come fu ricordato anche da Papa Francesco al G7 2024, è “uno strumento affascinante e tremendo al tempo stesso”. Il futuro non è scritto, ma il Quarto Rapporto ci ricorda che a scriverlo – almeno per ora – sono ancora gli esseri umani. Con senso critico, regolazione condivisa e consapevolezza.
Giovanni Di Trapani

