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Loro Piana, il lato oscuro del lusso: operai sfruttati nei laboratori clandestini

Redazione by Redazione
16 Luglio 2025
in Attualità, Economia e Società, In Primo Piano
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Il Tribunale di Milano impone l’amministrazione giudiziaria per un anno: “Sistema strutturale di sfruttamento nei subappalti”

Il marchio Loro Piana, icona del lusso italiano e simbolo della qualità del cashmere nel mondo, è stato posto sotto amministrazione giudiziaria per un anno dal Tribunale di Milano, Sezione misure di prevenzione. La motivazione: avrebbe “colposamente agevolato” un sistema di sfruttamento lavorativo fondato su una lunga catena di subappalti, che ha coinvolto lavoratori cinesi impiegati in condizioni illegali e degradanti.

La società, che dal 2013 è controllata all’80% dalla holding francese LVMH-Moet Hennessy Louis Vuitton della famiglia Arnault, non è formalmente indagata. Ma i giudici parlano di una responsabilità grave: Loro Piana S.p.a. non avrebbe mai verificato seriamente le reali condizioni in cui venivano prodotti i suoi capi, permettendo così che il sistema durasse anni.

Attualmente Loro Piana è presieduta da Antoine Arnault, figlio del magnate Bernard Arnault – tra gli uomini più ricchi del pianeta – mentre Pier Luigi Piana, esponente della famiglia fondatrice, ricopre il ruolo di vicepresidente con il 20% delle quote societarie ancora in mano ai Piana.

La catena di subappalti: dai contratti milionari ai capi cuciti in nero

Secondo l’inchiesta, Loro Piana aveva affidato parte della produzione delle sue giacche a Evergreen Fashion Group S.r.l., un’azienda senza reparto produttivo. Questa, a sua volta, subappaltava il lavoro alla Sor-Man S.n.c. di Nova Milanese. Ma anche la Sor-Man non produceva nulla direttamente: girava le commesse ad aziende cinesi, come Clover Moda S.r.l. (a Baranzate) e Dai Meiying (a Senago), dove gli operai lavoravano in condizioni disumane.

Molti dei lavoratori erano stranieri irregolari, impiegati “a nero”, costretti a turni notturni e festivi ben oltre i limiti di legge, senza alcun diritto contrattuale, alloggiati in dormitori abusivi e in ambienti di lavoro pericolosi.

Una giacca a 3 mila euro prodotta con 80 euro

Durante le indagini, uno dei contitolari della Evergreen Fashion Group S.r.l. ha spiegato ai carabinieri come funzionava il sistema dei prezzi: «Con Loro Piana il costo pattuito era tra i 118 e i 128 euro a giacca. Io pagavo le aziende cinesi 80 euro al pezzo se non facevano il taglio, 86 euro con il taglio. In base ad altre lavorazioni il prezzo poteva variare di 5 o 10 euro».

Il capo finiva poi nei negozi a prezzi compresi tra i 1000 e i 3000 euro. Un guadagno esorbitante che, secondo i giudici, era reso possibile non da innovazioni o qualità, ma da un sistema industriale finalizzato a ridurre i costi attraverso lo sfruttamento dei lavoratori.

Controlli solo “formali”, secondo i giudici

Il provvedimento del Tribunale di Milano è molto chiaro nel descrivere le responsabilità dell’azienda:
«Il meccanismo, finalizzato all’abbattimento dei costi e alla massimizzazione dei profitti, è stato perpetrato nel tempo in modo strutturale e colposamente alimentato dalla Loro Piana S.p.a., che non ha verificato la reale capacità imprenditoriale delle società appaltatrici e subappaltatrici e non ha eseguito ispezioni efficaci per appurare le condizioni lavorative».

I giudici hanno evidenziato come i controlli effettuati dall’azienda lungo la filiera produttiva fossero “più formali che sostanziali”, cioè meri adempimenti burocratici, incapaci di intercettare le gravi violazioni che avvenivano nelle fasi reali della produzione.

Un passato già segnato da accuse simili

Loro Piana era già finita sotto i riflettori per un’inchiesta giornalistica condotta da Bloomberg, che aveva denunciato pratiche non etiche nella raccolta della vigogna nelle Ande peruviane: secondo il reportage, l’azienda sfruttava lavoratori locali in condizioni precarie, approfittando della loro povertà e dello status di clandestinità, con evidenti violazioni anche sul trattamento degli animali selvatici.

Un’amministratrice per “risanare” l’azienda

Il Tribunale di Milano ha nominato Micaela Cecca, professionista padovana, come amministratrice giudiziaria della Loro Piana S.p.a., con il compito di valutare e correggere l’intera organizzazione aziendale. La prima udienza per discutere il piano di risanamento è stata fissata per il 13 novembre 2025.

Quando il lusso poggia sullo sfruttamento

Il caso Loro Piana dimostra come, anche nel cuore dell’eccellenza del made in Italy, possa annidarsi un modello economico che riduce il lavoro a merce, ignorando diritti e dignità. In una sola frase – “abbattimento dei costi e massimizzazione dei profitti” – i giudici hanno riassunto l’intero sistema. Un sistema che oggi viene alla luce, ma che per anni ha continuato a produrre ricchezza per pochi sulla pelle dei più deboli.

Ciro Crescentini

Tags: cinesiloro pianasfruttamentosubappalti
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