Una riflessione di Andrè Siciliani sul percorso che ha trasformato la sinistra da movimento di emancipazione a difensore dei privilegi di classe.
Piazza del Popolo di sabato scorso è stata un’ adunata di regime a sostegno della dittatura europea, l’espressione più pura del globalismo, in cui ha partecipato tutto il mondo della ZTL di èlite privilegiate e ceto medio semicolto progressista di sessantenni-settantenni, pervaso da valori o meglio disvalori da europeismo, russofobia, anticomunismo, suprematismo razzista (come dimostrano il discorso razzista e suprematista di Vecchioni all’insegna del noi siamo noi e gli altri non sono un cazzo e sono dei barbari trogloditi) che con le armi vuole difendere la sua condizione sociale e i loro privilegi, costruiti sulla pelle dei ceti subalterni e delle giovani generazioni.
La piazza di sabato che ha applaudito i discorsi eurocentrici e suprematisti che grondano razzismo e colonialismo culturale da tutti i pori da parte di personaggi massmediatici influenti, potenti e supponenti, come Antonio Scurati e Roberto Vecchioni, che celano le proprie pulsioni di morte dietro a maglie a collo alto, giacche di tweed e insopportabili sorrisetti di colta superiorità, dimostra che ormai da tempo vi è stata una trasformazione antropologica di quello che fu parte di quel “popolo del PCI” che ormai ha abbracciato i valori del liberismo, europeismo, atlantismo, diritti civili.
Ma ciò al tempo stesso è coerente con la natura, la storia e la classe sociale, perchè quei ceti borghesi che a Piazza del Popolo hanno sventolato gli stracci blu stellati della dittatura europea, del regime criminale di Kiev, i vessilli della NATO e il turpe slogan ReArm!, sono coloro che negli anni settanta entrarono in massa nel Partito Comunista Italiano, in quanto quest’ultimo fu visto come partito ideale per poter avviare il processo di modernizzazione delle istituzioni contemplato dai nuovi formulari del capitalismo; e attrattivo in confronto alla Democrazia Cristiana ormai paralizzata nella ragnatela indolente del parassitismo burocratico e del clientelismo.
A patto ovviamente di una sua profonda revisione ideologica trasformandolo nel “grande partito liberale di massa”, per dare rappresentanza politica alla nuova borghesia progressista, laicizzata, ormai alleggerita dal peso della ribellione sessantottina e che cercava disperatamente di conquistare lo Stato per disinnescare il legame tra democrazia e trasformazione sociale, così come immaginato dalla Costituzione repubblicana.
Questa operazione avvenne con il massiccio supporto e regia del quotidiano “La Repubblica” di Scalfari e con l’occupazione di tutti i quadri intermedi e dirigenziale nel PCI da parte di quel ceto medio semi-colto progressista che determinò non solo l’involuzione del PCI e questa operazione portò anche, con la fine della Guerra Fredda, allo smantellamento totale deòla Prima Repubblica
Questi ceti borghesi che hanno trasformato il PCI in PDS, poi DS, poi PD hanno smantellato la Prima Repubblica e i grandi partiti di massa, hanno trasformato i sindacati tra cui la CGIL in braccio dei padroni, hanno sostenuto le privatizzazioni e la precarizzazione dei lavoro, hanno desiderato e ci hanno portato nell’euro, perché “bisogna superare la liretta”, il concetto di “stato-nazione”, “abbracciare l’Europa”.
Sono coloro che con sprezzo e puzza sotto il naso negli anni dieci del 2000 dicevano che erano giuste le misure di austerità imposte alla Grecia perché “i greci hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità, hanno fatto le cicale, andavano in pensione a 58 anni, noi non possiamo mantenere i loro sprechi, è ora che facciano i sacrifici”.
Coloro che hanno condannato le nuove generazioni alla precarietà eterna, sostenendo l’abolizione dell’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e realizzato il Jobs Act, arrivando a fare ciò che non riuscì a fare Berlusconi nel 2003 grazie alla dimostrazione di forza della CGIL che portò in piazza 3 MILIONI di persone con le bandiere rosse perché “bisogna ripagare il debito pubblico, per pagare gli sprechi di ieri” (di cui loro ne hanno goduto tutti i vantaggi del welfare, tra cui università di massa, il lavoro tutelato e ben pagato)
E oggi pretendono che quelle stesse nuove generazioni debbano andare a morire per il criminale regime di Kiev e per Ursula Von Der Leyen, per quell’Unione Europea che, anche attraverso il criminale Tsipras che ha distrutto ogni speranza nell’eroico popolo greco che votò No all’austerità nel Referendum del 2015 essendo disposto anche a uscire dall’euro, ha letteralmente distrutto la Grecia con l’imposizione di brutali misure neoliberiste di privatizzazione, austerità, precarizzazione del lavoro, lavori sottopagati, libertà totale di licenziamenti e distruzione totale dello stato sociale, per quell’UE che al tempo stesso non ha esitato non solo a mandare fior di miliardi al regime ucronazista di Kiev ma tira fuori 800 miliardi per il riarmo, tagliando ulteriormente sanità, istruzione, trasporti e stato sociale, per quell’UE che ha rubato e distrutto il futuro alle giovani generazioni.
Andrè Siciliani
