Riceviamo e pubblichiamo integralmente una riflessione di Giovanni Di Trapani con relativo approfondimento. Il testo affronta un tema di attualità internazionale: la posizione strategica di Pechino di fronte agli attacchi contro l’Iran e le implicazioni geopolitiche che ne derivano
Il testo si basa su un’analisi circolata in ambienti cinesi e offre un quadro chiaro dei limiti, delle condizioni e delle opportunità che Pechino valuta nel rapporto con Teheran, in un contesto segnato dalla crescente tensione tra USA, Israele e Iran.
Nel quadro delle tensioni crescenti tra Israele, USA e Iran, un elemento finora rimasto in ombra riguarda la posizione della Cina. Quale sarà la reazione di Pechino di fronte al rischio di un nuovo conflitto regionale? Un’analisi circolata in ambienti cinesi aiuta a inquadrare i punti di vista prevalenti nella leadership asiatica. Secondo quest’analisi attribuita ad un analista vicino all’establishment di Pechino, l’attacco a sorpresa da parte di Israele prima e poi da parte degli USA contro infrastrutture iraniane fa parte di una strategia più ampia: colpire il programma nucleare di Teheran e, nel lungo termine, favorire il crollo del regime iraniano attraverso una combinazione di azioni militari, sanzioni e destabilizzazione interna. Si tratterebbe, in sostanza, di riprodurre lo schema già visto in Libia e Siria.
La Cina considera l’Iran un partner importante, ma non un alleato pienamente affidabile. Teheran fa parte sia dei BRICS che della Shanghai Cooperation Organization, due piattaforme multilaterali promosse da Pechino. Tuttavia, i rapporti bilaterali restano condizionati da diffidenze reciproche. Da parte cinese, prevale la cautela. Pechino è consapevole che un coinvolgimento diretto in difesa dell’Iran esporrebbe il paese a sanzioni secondarie da parte degli Stati Uniti, con ripercussioni anche economiche. Allo stesso tempo, lasciare l’Iran isolato indebolirebbe la credibilità geopolitica della Cina in Asia centrale e nel cosiddetto Sud Globale.
La posizione delineata dall’analisi è chiara: la Cina non fornirà un sostegno totale all’Iran senza una scelta geopolitica esplicita da parte di Teheran. Finché l’Iran manterrà un atteggiamento ambiguo, cercando aperture con l’Occidente, Pechino continuerà a muoversi con prudenza. Due, in particolare, sono i limiti fissati dalla strategia cinese:
- nessun attacco dovrebbe danneggiare i progetti economici e infrastrutturali cinesi in Iran;
- solo un Iran chiaramente schierato con la Cina (e con la Russia) potrà beneficiare di un aiuto concreto, anche militare.
In assenza di questa chiarezza strategica, la Cina tratterà l’Iran come un partner economico regionale, senza però farsi carico della sua stabilità interna o della tenuta del regime.
L’Iran, secondo la visione cinese, rappresenta un nodo strategico nell’equilibrio regionale. Tuttavia, la sua condizione interna – tra crisi economica, sanzioni e tensioni sociali – lo rende anche un partner fragile. Per Pechino, sostenere l’attuale leadership iraniana a qualsiasi costo non è un’opzione praticabile. Il rischio è alto, il ritorno incerto.
L’analisi cinese da un messaggio implicito ma inequivocabile: sta all’Iran scegliere se diventare un alleato pieno della Cina oppure restare su una linea ambigua. Nel primo caso, Pechino potrebbe aumentare il sostegno, anche rischiando sanzioni. Nel secondo, continuerà a tutelare solo i propri interessi economici e di sicurezza. Nel frattempo, la Cina osserva. E aspetta che Teheran decida da che parte stare.
APPROFONDIMENTO | Le alleanze dell’Iran e la posta in gioco per la Cina
Cos’è la SCO e perché conta
La Shanghai Cooperation Organization (SCO) è un’organizzazione intergovernativa nata nel 2001. Ne fanno parte Cina, Russia, India, Pakistan, e diverse repubbliche dell’Asia centrale, oltre a nuovi membri come l’Iran. L’obiettivo principale è la cooperazione in materia di sicurezza, lotta al terrorismo, stabilità regionale e sviluppo economico. Per Pechino, la SCO è uno strumento di proiezione strategica in Asia, in contrapposizione all’influenza occidentale. La presenza dell’Iran nella SCO conferisce a Teheran una copertura diplomatica non indifferente, ma non garantisce automaticamente protezione militare.
I BRICS allargati: multipolarismo economico e peso politico
I BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) sono nati come forum economico, ma hanno assunto nel tempo un tono più politico. L’ingresso dell’Iran tra i nuovi membri (assieme a Egitto, Etiopia, Arabia Saudita, ed Emirati) rafforza il messaggio anti-egemonico del gruppo, che mira a contrastare l’unilateralismo statunitense. Ma anche qui, la solidarietà è più simbolica che operativa: non esistono meccanismi automatici di difesa comune. Le divisioni interne (India contro Cina, Arabia Saudita contro Iran) frenano qualunque forma di allineamento strategico concreto.
Cosa rischia davvero la Cina
Dietro l’apparente distanza, Pechino ha molto da perdere in caso di collasso iraniano:
- Energia: l’Iran è un partner fondamentale per il fabbisogno energetico cinese.
- Via della Seta: Teheran è snodo chiave della strategia cinese di collegamento euroasiatico (Belt and Road Initiative).
- Stabilità regionale: un Iran destabilizzato può avere effetti a catena sull’Asia centrale e sull’equilibrio con Israele e Arabia Saudita.
La Cina, tuttavia, non è disposta a impegnarsi a fondo se non ci sono garanzie politiche da Teheran. Un allineamento strategico congiunto resta, per ora, una possibilità più che una realtà.

