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Coronavirus, virologo Tarro: “Le mascherine non sono il massimo dell’igiene. Quando arriverà il caldo, sarà bene gettarle via”

Redazione by Redazione
16 Maggio 2020
in Attualità, Notizie correlate
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( Intervista di Pierluigi Pietricola per il blog della Fondazione Pietro Nenni)

Coronavirus: è cambiato ed è meno aggressivo di prima. Ma quali sono i presupposti scientifici di questa affermazione? Le mascherine: quando è giusto indossarle e in che modo? Ed è legittimo che la scienza invada la sfera individuale delle persone, cercando di dettare norme di comportamento che esulano da un contesto propriamente scientifico?

A far luce su questi e molti altri argomenti ci aiuta il Prof. Giulio Tarro, virologo illustre, di fama mondiale, candidato al Premio Nobel per la medicina.

Prof. Tarro, partiamo da alcune considerazioni relative all’evoluzione del Sars CoV2. Parte del mondo scientifico sostiene che il virus sta cambiando, nel senso che pian piano sta perdendo la sua carica virale; un’altra parte, invece, afferma il contrario. Qual è, secondo lei, la verità?

Io dico che la verità sta nel mezzo, come dicevano gli antichi. Mi spiego meglio. Questo virus non è che una particella da considerarsi come parte di una più ampia popolazione scientificamente classificata: coronavirus. Questa popolazione è soggetta a variabilità. Dal punto di vista di un’epidemia, vanno considerati tanti aspetti, alcuni dei quali non correlati al soggetto contagiato. Per esempio: i fattori climatici. Io presumo che, in questo momento, non vi è né una riduzione né un aumento dell’aggressività. Ci troviamo nella normalità di un’epidemia da coronavirus, famiglia a cui il Sars CoV2 appartiene, e che ha un suo inizio, un suo momento di picco, una decrescita ed una fine.

Quindi questo virus ha una vita indipendentemente da noi?

Esattamente. Non a caso uno studio israeliano, pubblicato non più tardi di un mese fa, diceva che, come gran parte dei coronavirus respiratori, anche il Sars CoV2 ha una durata più o meno di 70 giorni. Non dobbiamo mai dimenticare che ci troviamo di fronte a un coronavirus. Se avessimo avuto a che fare con il virus dell’epatite, tanto per fare un esempio, le cose sarebbero state certamente diverse.

Perché allora tutti ci mettono sull’attenti, avvisandoci che se non adottiamo le misure di distanziamento sociale e le relative precauzioni e protezioni la curva dei contagi potrebbe di nuovo salire?

Noi siamo pieni di studiosi che tracciano teorie. Ma queste teorie non tengono conto del fatto che il Sars CoV2 fa parte della popolazione virale dei coronavirus. E come tale si comporta, con un inizio ed una fine. Queste persone che fanno previsioni anche sull’ipotesi di una seconda ondata, sono le stesse che dicevano che in Germania, dopo appena due giorni dall’inizio della fase 2, il valore R0 era di nuovo salito a 1. Cosa non vera, perché due giorni non bastano per osservare una incremento del valore di riproducibilità virale di cui stiamo parlando.

In questi giorni, però, il valore R0 in Germania è salito a 1,1.

Sì, ma significa che un infettato può contagiare un’altra persona in caso vi siano stati contatti fra i due. Oppure se l’infettato ha avuto contatti con più persone, può averle contagiate tutte. Questo valore R0 ha una validità sensibile nel momento in cui la fase epidemica è al massimo della sua diffusione. Quando ci si trova in un momento di decrescita, come in Italia o in Germania, le cose non vanno più considerate in modo così grave e pessimistico. Anche perché, allora, cosa dovrebbero dire in Svezia o in Danimarca?

Ci sarà, secondo lei, una seconda ondata nel prossimo Autunno? E nel caso dovesse accadere, come sarà?

Trattandosi di un coronavirus, il suo comportamento è soggetto a quelli della sua popolazione virale. Quindi non credo che una seconda ondata ci sarà. O presumibilmente, se ci dovesse essere, troverà molta parte della popolazione già immunizzata e quindi un terreno che non gli sarà favorevole. Come ho più volte detto, il Sars CoV2 o scomparirà come già avvenuto per la prima SARS, oppure si regionalizzerà causando un raffreddore o un’influenza stagionale. Lo ripeto: il Sars CoV2 fa parte della popolazione virale dei coronavirus, e come tale si comporta.

Qual è il giusto valore di IgG che bisogna avere per il Sars CoV2 per considerarsi guariti?

Ancora non lo sappiamo. Per saperlo bisognerebbe dare il via ad un’analisi epidemiologica che ancora non c’è né si sa quando inizierà. Bisogna fare i test sierologici a gran parte della popolazione per arrivare a capire i valori giusti di IgG per il Sars CoV2.

La mascherina: è giusto indossarla sempre, o solo in luoghi chiusi o particolarmente affollati?

La mascherina andrebbe usata solo quando, nella fase in cui ci troviamo, non c’è la possibilità di osservare la distanza minima di un metro e se ci si trova con persone non conosciute. Altrimenti non va usata, specialmente in luoghi all’aperto.

Le mascherine possono diventare, con il caldo, causa di infezioni varie?

Le mascherine non sono il massimo dell’igiene. Io starei attento nel loro uso, nel loro riuso e nel loro abuso. Quando arriverà il caldo, sarà bene gettarle via. Non ultimo perché all’inizio di questa pandemia, l’Iss ci diceva che le mascherine avrebbero dovuto usarle solo gli operatori sanitari e gli infettati. Adesso la regola è cambiata perché noi siamo diventati produttori diretti di mascherine. A Luglio o Agosto non serviranno più.

Non vi è ancora in corso un’indagine epidemiologica nazionale. Ciò non esclude che chi è guarito e ha sviluppato gli anticorpi IgG non solo non è più contagiabile, ma non è neppure infettivo per gli altri. È giusto, secondo lei, che anche chi ha sviluppato le IgG vada considerato, ad oggi, alla stregua di un potenziale contagiante perché lo Stato non ha avviato un’indagine epidemiologica su scala nazionale?

Io penso che non sia giusto. È del tutto sbagliato. Un poverino che ha fatto la malattia, che ha avuto i tamponi prima positivi e poi negativi e che poi ha fatto gli esami del sangue per capire se ha le IgG non vedo perché non possa essere ritenuto guarito. Questo lo trovo illogico, ma anche poco onesto sul piano etico e scientifico.

Noi sentiamo, ogni giorno sempre più, alcuni esponenti del mondo scientifico dettare regole di comportamento sociale, così travalicando i confini di loro competenza. È giusto, a suo avviso, che uno scienziato stabilisca quali debbano essere le regole di comportamento nella vita di tutti giorni?

Io sostituirei la parola scienziato con quella, a mio avviso più appropriata, di studioso. Scienziato deriva dall’inglese scientist, che denota una persona che studia. Questi studiosi, si fa per dire, che vediamo ogni giorno in televisione non sono psicologi. Come fanno, allora, a stabilire quali regole di vita sociale noi dobbiamo adottare? Glielo dico perché io oltre ad essere virologo, sono uno specialista di malattie nervose e mentali. Appena laureato, prima di andare negli Stati Uniti, ho fatto tantissimi turni di guardia notturna nel reparto di neurologia. Le lascio, quindi, immaginare quanto l’aspetto psicologico contribuisca a un buon funzionamento del nostro sistema immunitario.

Tags: coronavirusgiulio tarromascherine
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