La sfida è anche culturale e sociale. Per questo il Manifesto contiene altrettanti impegni concreti: dalle campagne pubbliche di sensibilizzazione ai percorsi educativi nelle scuole e università, fino al sostegno alle comunità colpite e alla promozione del monitoraggio civico sull’uso delle risorse ambientali.
A dieci anni dall’approvazione della legge 68 del 2015, che ha introdotto i delitti ambientali nel Codice penale, Legambiente e Libera tracciano un bilancio amaro e indicano la rotta per il futuro. Con la presentazione del Manifesto per la giustizia ambientale e sociale, si è conclusa a Roma la conferenza nazionale ControEcomafie, promossa insieme all’Università Roma Tre e alla scuola di formazione “Casa Comune”.
I numeri emersi nei primi dieci anni di applicazione della legge raccontano una realtà ancora drammatica: quasi 7 mila reati ambientali accertati, oltre 12.000 persone denunciate, centinaia di arresti e sequestri per un valore complessivo che supera il miliardo di euro. Il fenomeno delle ecomafie si conferma radicato soprattutto al Sud: Campania, Puglia, Calabria e Sicilia guidano tristemente le classifiche per numero di reati, sequestri e arresti.
Per affrontare con più decisione una criminalità ambientale sempre più ramificata e transnazionale, le due associazioni avanzano cinque proposte al Parlamento e al governo:
- Recezione immediata della nuova direttiva UE 2024 sulla tutela penale dell’ambiente;
- Inserimento nel Codice penale dei reati contro gli animali e il patrimonio agroalimentare;
- Potenziamento della lotta all’abusivismo edilizio con più risorse e strumenti efficaci;
- Accelerazione delle bonifiche nei Siti d’interesse nazionale;
- Definizione, in ambito internazionale, di una strategia condivisa contro i crimini ambientali transfrontalieri.
Ma la sfida è anche culturale e sociale. Per questo il Manifesto contiene altrettanti impegni concreti: dalle campagne pubbliche di sensibilizzazione ai percorsi educativi nelle scuole e università, fino al sostegno alle comunità colpite e alla promozione del monitoraggio civico sull’uso delle risorse ambientali.
«Serve una lettura nuova, profonda, dei fenomeni mafiosi – ha detto Don Luigi Ciotti – e soprattutto il coraggio di affrontare i legami tra criminalità, politica e corruzione. Ma anche noi cittadini dobbiamo fare la nostra parte». Un appello ribadito anche dal presidente di Legambiente, Stefano Ciafani: «Abbiamo ottenuto riforme importanti, ma ora è il momento di completare la rivoluzione. Non ci sono più alibi, la tutela ambientale è ormai un principio costituzionale».
Un passo avanti necessario, in un Paese dove ancora troppi territori – dalla “Terra dei fuochi” ai SIN dimenticati – pagano il prezzo dell’inerzia e dell’illegalità ambientale.
Red

