Militanti contestano la criminalizzazione delle attività politiche e sindacali
Si è tenuta oggi a Napoli, presso la Galleria Principe, una conferenza stampa promossa da militanti e dirigenti comunisti del P.Carc, in seguito alle perquisizioni effettuate dalla Digos il 21 aprile su mandato del giudice Maurizio De Marco della Procura di Napoli.
Le perquisizioni hanno riguardato le abitazioni di sei persone: tre membri della Direzione Nazionale del P.Carc — Paolo Babini, Igor Papaleo e Marco Coppola, la dirigente politica Laura Baiano e un militante minorenne della Federazione Campania. Tutti risultano denunciati a piede libero.
Agli indagati viene contestata l’appartenenza a un’associazione finalizzata alla commissione di atti di violenza di carattere terroristico, con richiami alle Brigate Rosse e alle Nuove Brigate Rosse. È stata inoltre contestata l’aggravante di aver coinvolto un minorenne, accusandoli di averlo educato alla “lotta di classe” e formato politicamente anche attraverso attività come la distribuzione di volantini davanti alle fabbriche.

Secondo gli investigatori, l’attenzione si è concentrata in particolare su contenuti diffusi online e su prese di posizione considerate di sostegno alla lotta armata. Le operazioni hanno portato al sequestro di dispositivi elettronici e materiale ritenuto utile alle indagini.
Nel corso della conferenza stampa, i militanti hanno respinto con forza le accuse, parlando di un tentativo di colpire e intimidire l’attività politica organizzata: “Dai documenti emerge che l’attenzione della Procura di Napoli è rivolta al P.Carc e al (n)Pci. O si tenta, senza esplicitarlo, di equiparare queste organizzazioni alle Brigate Rosse, oppure si sta costruendo una bolla mediatica senza fondamento.”
Secondo i presenti, ciò che viene messo sotto accusa sarebbero pratiche politiche ordinarie: “Le accuse mosse ai nostri compagni riguardano sempre e solo attività di partito: formazione, organizzazione, propaganda. Per la Procura sembra una colpa grave che i comunisti curino la formazione dei giovani”. Nel corso dell’incontro è stato inoltre denunciato un presunto doppio standard: “Si è indulgenti rispetto alla presenza dell’esercito nelle scuole e alla propaganda bellica, ma si criminalizza la formazione politica e culturale dei giovani da parte dei comunisti”

Significativo il tenore la lettura degli avvocati difensori dei militanti comunisti, che ridimensionano l’impianto accusatorio sottolineando l’assenza di elementi concreti riconducibili a una reale attività operativa: «Non è stato contestato neppure un bengala. Siamo al puro pensiero» – sottolineano gli avvocati difensori evidenziando come l’inchiesta si fondi prevalentemente su espressioni ideologiche e contenuti comunicativi.
La linea difensiva punta dunque a mettere in discussione la qualificazione giuridica dei fatti, insistendo sull’assenza di atti materiali violenti o preparatori. In questa prospettiva, il rischio sarebbe quello di sconfinare in un ambito vicino al cosiddetto “reato d’opinione”, tema da sempre sensibile nel dibattito giuridico e politico italiano.
Tra gli interventi, anche quello di Rosario Marra della rete “Riprendiamoci la città”, che ha dichiarato: “La storia si ripete come negli anni ’70, con la criminalizzazione e la repressione dei movimenti attraverso teoremi giudiziari.”

Alla conferenza stampa sono giunte numerose attestazioni di solidarietà: rappresentanti sindacali della CGIL e della FIOM, collettivi studenteschi, comitati di disoccupati e anche il Partito Comunista del Kenya.
Solidarietà militante dal centro sociale e culturale “Civico 7 Liberato”: “L’operazione messa in atto dal Gruppo di lavoro sul terrorismo della Procura di Napoli nei confronti di militanti del partito dei Carc e che attraversano gli spazi di GalleriArt, è un duro attacco alla libertà di lotta, di organizzazione e di espressione democratica e sociale – evidenzia in una nota Civico 7 Liberato – La magistratura costruisce in maniera faziosa castelli e teoremi accusativi non fondati su fatti specifici e su reati consumati, m su “reati di opinione”, applicando la tesi del “reato associativo”, attraverso la riesumazione dell’articolo 270 bis del Codice Penale”. “Siamo convinti che questa iniziativa della Procura di Napoli vada ascritta al generale clima politico di crescente criminalizzazione delle forme di dissenso politico, sociale e sindacale che – in primis il governo Meloni – sta determinando nei posti di lavoro, nei territori e nella società. Una chiara tendenza segnata anche dall’approvazione degli ultimi Decreti Sicurezza, con la conseguente blindatura autoritaria delle istituzioni e del complesso della vita sociale e politica di questo paese e di questa città – conclude la nota – Opporsi decisamente ad operazioni repressive di questo tipo è un compito politico e pratico che assumiamo anche nelle mobilitazioni dei prossimi giorni, per rafforzare l’indispensabile organizzazione di un’alternativa politica e sociale di questo paese“
In conclusione, i militanti e dirigenti politici Laura Baiano, Igor Papaleo, Marco Coppola e Vladimir hanno ribadito con forza la loro posizione: “Il teorema giudiziario punta a intimidire e criminalizzare le lotte sociali e politiche degli ultimi mesi: dalla solidarietà internazionalista con Palestina, Cuba, Venezuela e Iran, fino al protagonismo di giovani e studenti”
Per i promotori della conferenza, quanto sta avvenendo non è un episodio isolato, ma un vero e proprio atto di criminalizzazione delle lotte sociali e politiche sviluppatesi negli ultimi mesi. In questa lettura, l’inchiesta rappresenterebbe un tentativo di colpire non solo singoli militanti, ma un più ampio fronte di mobilitazione, intervenendo sul terreno del conflitto sociale e politico attraverso lo strumento giudiziario.
Ciro Crescentini
Documento di riferimento: Decreto di perquisizione personale – Procura di Napoli
https://www.carc.it/wp-content/uploads/2026/04/Decreto-di-perquisizione-personale-compresso.pdf
