Alla Camera sei risoluzioni diverse sulle missioni internazionali. I democratici confermano il sostegno a Kiev, Conte e Fratoianni limitano il via libera alla sola missione europea
La politica estera continua a essere il terreno sul quale il cosiddetto campo largo mostra tutte le sue contraddizioni. Alla Camera, chiamata a votare il rifinanziamento delle missioni internazionali italiane per il 2026, le opposizioni si presentano ancora una volta senza una linea comune. Sul tavolo arrivano ben sei risoluzioni diverse, una fotografia plastica di una coalizione che, quando si parla di sicurezza internazionale, guerra in Ucraina e ruolo della Nato, fatica a trovare qualsiasi sintesi.
La distanza più evidente è quella tra Partito Democratico e l’asse formato da Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra. Una divergenza che non riguarda soltanto il conflitto in Ucraina, ma investe l’intera impostazione della politica estera italiana, dalle missioni in Libia fino alla presenza militare nel Mar Rosso.
Sul sostegno all’Ucraina il Pd conferma la linea atlantista
Nel documento presentato dai democratici viene autorizzata la prosecuzione della partecipazione italiana a tutte le iniziative di sostegno a Kiev promosse dalla Nato, dall’Unione europea, dalle coalizioni internazionali e dagli accordi bilaterali. È una scelta che conferma la linea mantenuta dal Pd fin dall’inizio dell’invasione russa: continuare a sostenere l’Ucraina anche attraverso le strutture dell’Alleanza Atlantica, senza rinunciare però a rilanciare un’iniziativa diplomatica europea capace di costruire le condizioni per una pace “giusta e sicura”.
Per il Partito Democratico il negoziato rimane un obiettivo, ma non può tradursi in una riduzione del sostegno a Kiev. Al contrario, secondo i dem, la sicurezza e l’indipendenza dell’Ucraina restano il presupposto indispensabile per qualsiasi futura trattativa.
M5S e Avs: sì solo alla missione europea, no al coinvolgimento Nato
Di tutt’altro tenore la posizione del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi-Sinistra. Entrambi i gruppi autorizzano esclusivamente la missione europea EUMAM, dedicata all’addestramento delle forze armate ucraine, ma respingono il coinvolgimento italiano nella Nato Security Assistance and Training for Ukraine, il comando dell’Alleanza incaricato di coordinare assistenza militare e formazione destinata a Kiev.
Una scelta che conferma una differenza politica ormai consolidata. Mentre il Pd continua a leggere il sostegno militare come parte integrante della strategia europea e atlantica, M5S e Avs ritengono che ogni ulteriore rafforzamento del ruolo della Nato rischi di alimentare l’escalation del conflitto, privilegiando invece una rapida iniziativa negoziale.
Durante il dibattito parlamentare il deputato del Movimento 5 Stelle Arnaldo Lomuti ha espresso forti preoccupazioni per quella che considera un’evoluzione delle regole di ingaggio dell’Alleanza Atlantica nei Paesi baltici, sostenendo che il rischio di un confronto diretto con la Russia sia oggi più elevato rispetto al passato.
Le divisioni si estendono anche alla Libia
Le differenze tra le opposizioni emergono anche sul fronte libico. Il Partito Democratico sostiene la prosecuzione della missione civile europea EUBAM Libya, che assiste le autorità locali nella gestione delle frontiere, ma si oppone invece al rinnovo della missione bilaterale italiana che vede impegnata la Guardia di Finanza a supporto della Guardia costiera libica.
La scelta viene motivata con le numerose denunce internazionali relative alle violazioni dei diritti umani, alle torture documentate nei centri di detenzione per migranti e ai sospetti rapporti tra alcuni settori della Guardia costiera e le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani.
Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra assumono invece una posizione ancora più netta, chiedendo di interrompere anche la partecipazione italiana alla missione europea EUBAM, ritenendo insufficiente qualsiasi forma di cooperazione con le attuali autorità libiche.
Anche il Mar Rosso divide il fronte delle opposizioni
Un ulteriore punto di scontro riguarda la missione europea Aspides nel Mar Rosso. Per il Pd la partecipazione italiana deve proseguire almeno fino al febbraio 2027, considerando ancora concreta la minaccia rappresentata dagli attacchi degli Houthi contro il traffico commerciale internazionale e ritenendo necessario garantire una presenza europea stabile nell’area.
Il Movimento 5 Stelle mantiene invece una posizione critica. Secondo Lomuti, la ripresa degli attacchi degli Houthi rende oggi ancora più rischiosa la presenza delle navi militari italiane nella regione e conferma le ragioni della contrarietà pentastellata.
Una frattura che pesa sul futuro del campo largo
Il voto sulle missioni internazionali conferma che la politica estera rappresenta il principale elemento di divisione all’interno dell’opposizione.
Se sulle questioni economiche e sociali Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra riescono spesso a trovare punti di convergenza, quando il confronto si sposta sui rapporti con la Nato, sul sostegno militare all’Ucraina o sull’impiego delle Forze armate italiane all’estero riemergono visioni profondamente diverse.
Il Partito Democratico continua a collocarsi su una posizione pienamente europeista e atlantista, favorevole alla partecipazione italiana alle principali missioni internazionali considerate strategiche per la sicurezza europea. Movimento 5 Stelle e Avs insistono invece sulla necessità di ridurre il coinvolgimento militare italiano, limitare il ruolo della Nato e privilegiare la strada della diplomazia.
A completare il quadro si aggiunge la posizione di Futuro Nazionale guidato da Roberto Vannacci, che chiede l’interruzione di ogni sostegno militare all’Ucraina, ampliando ulteriormente il ventaglio delle posizioni presenti a Montecitorio.
Il risultato è un Parlamento in cui, anche tra le opposizioni, la politica estera continua a rappresentare uno dei temi più divisivi. E mentre il governo mantiene una linea compatta, il campo largo si ritrova ancora una volta senza una voce unitaria proprio sul dossier che più di ogni altro definisce il posizionamento internazionale dell’Italia.
Alessandro Manna
