Colla, Cgil: “Mi candido perchè con Landini abbiamo opinioni diverse”

Il sindacato deve tornare ad essere autorità salariale e contrattuale

Europa, mediazione tra innovazione e lavoro, contrattazione ‘a monte’, sindacato come ‘autorita’ salariale’. Sono le parole chiave del progetto che Vincenzo Colla presenta a sostegno della sua candidatura alla guida della Cgil, in vista del congresso di Bari di fine gennaio. Il giorno dopo il direttivo durante il quale ha annunciato la sua sfida a Maurizio Landini, l’ex segretario della Cgil Emilia Romagna traccia un programma a tutto tondo promuovendo una conferenza stampa. La premessa è che “il nostro baricentro e’ l’Europa che e’ il perimetro piu’ democratico al mondo” e va riprogettata “allargando la cultura progressista”. Sull’attualità nel mirino del sindacalista c’e’ la manovra: “Promettevano Natale tutto l’anno, ora siamo alla crudele realtà della complessita'”. Su quota 100 “siamo sindacalisti e dovremo dire di si’, ma come si fa a non rivalutare le pensioni? Il governo ha un problema valoriale e culturale rispetto a noi, stiamo preparando unitariamente una mobilitazione a gennaio”. Rispetto al ruolo del sindacato Colla osserva che “la Cgil non deve avere paura dell’innovazione ma deve governarla, se non lo governiamo il processo esclude chi lavora, minando la coesione sociale”. E ancora, “il sindacato deve tornare ad essere autorita’ salariale e contrattuale”. Una “contrattazione a monte perche’ se la facciamo solo a valle abbiamo il conflitto o se va bene un po’ di redistribuzione delle risorse. Ma se vogliamo evitare il conflitto la chiave e’ la partecipazione dei lavoratori quando si decidono gli obiettivi aziendali”. Insomma “una grande operazione democratica dentro i luoghi di lavoro”, evidenzia il sindacalista.

Differenze ma nessuna spaccatura nell’organizzazione. “La Cgil non si rompe”.  “Con Maurizio non rompiamo la Cgil assicura- la democrazia di questa organizzazione non permette rotture. Utilizziamo le regole della Cgil, che sono una cosa splendida, sono un equilibrio tra democrazia diretta e di mandato, un equilibrio fondamentale per non essere burocrati o populisti. Poi alla fine si sceglie liberamente, come si e’ sempre fatto. Non capisco quale sia il problema, non alberga- sottolinea- tra noi un’idea di divisione”.
La raffigurazione che vede Maurizio Landini come piu’ movimentista e disponibile al dialogo con il Movimento 5 Stelle e Vincenzo Colla vicino al Pd “non corrisponde al vero– risponde Colla- siamo gelosi dell’autonomia della Cgil e la dobbiamo preservare tutti. Non ho visto turbolenze in questa direzione.
Della cultura progressista la Cgil ha bisogno mentre questo governo ha una cultura valoriale che è contro quella confederale. Se si sta in Cgil non si può stare da un’altra parte”, osserva. Con Landini insomma “ci sono differenze, abbiamo opinioni diverse su infrastrutture, modello contrattuale, welfare, filiera innovativa. Ma queste differenze– conclude- sono un patrimonio, il pluralismo deve essere rappresentato per fare sintesi”.

 

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