Arrestati due uomini vicini al clan, sequestrata la società “New Life” che gestiva i trasporti di malati e defunti
Il clan D’Alessandro aveva trasformato il trasporto sanitario in un affare milionario, gestendo con metodi mafiosi il servizio di ambulanze tra l’ospedale San Leonardo e i comuni limitrofi. A svelare il sistema è un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, condotta dai Carabinieri di Torre Annunziata, che ha portato oggi all’arresto di due persone e al sequestro della società di trasporto “New Life”, ritenuta di fatto sotto il controllo del gruppo criminale egemone a Castellammare.
Secondo gli inquirenti, il titolare formale della ditta, Daniele Amendola, sarebbe stato un semplice prestanome di Antonio Rossetti, uomo di fiducia dei D’Alessandro. L’altro arrestato, Luigi Staiano, è accusato di tentata estorsione aggravata: avrebbe minacciato il responsabile della sicurezza dello stadio “Menti” per assicurare al clan la gestione esclusiva della buvette.
Pazienti vivi… sulla carta
L’indagine ha portato alla luce un modus operandi inquietante: per aggirare le norme di polizia mortuaria, le ambulanze della New Life trasferivano a casa pazienti già deceduti, facendoli risultare ancora in vita nei documenti. Solo così il clan poteva incassare i compensi dei familiari, eludendo l’obbligo che prevede l’intervento di ditte funebri comunali autorizzate.
Gli investigatori hanno documentato almeno tre episodi accertati tra aprile e luglio 2021, ma si sospetta che i casi reali siano molti di più. Ogni piano dell’ospedale avrebbe avuto un referente – infermieri, personale sanitario o addetti – che indirizzava i parenti dei malati alla New Life, su “consiglio” di capisala e operatori compiacenti.
Il monopolio del soccorso
In breve tempo, la New Life era diventata l’unica società operante sul territorio. Le altre, pur titolari di regolare appalto con il 118, erano state costrette a fermarsi a causa di minacce e aggressioni. Il clan aveva così imposto un monopolio del pronto intervento, con tariffe che variavano dai 50 ai 300 euro a seconda della destinazione.
Dal business delle ambulanze al caffè imposto ai bar
L’inchiesta ha inoltre svelato un’altra fonte di guadagno per il clan: l’imposizione del caffè “di famiglia” ai bar, negozi e uffici di Castellammare. Le intercettazioni dei Carabinieri hanno rivelato l’esistenza di due fazioni interne, in contrasto tra chi imponeva il prodotto e chi preferiva venderlo liberamente. Il conflitto si sarebbe chiuso nell’agosto 2021, quando il responsabile del “business del caffè” fu allontanato nel Lazio per decisione dei vertici del gruppo.
Il controllo totale del territorio
L’indagine della DDA di Napoli, coordinata con i Carabinieri di Torre Annunziata, delinea ancora una volta la pervasività del potere camorristico nel tessuto economico e sociale stabiese. Dalle ambulanze al bar dello stadio, dai funerali ai caffè serviti nei locali, tutto passava sotto il controllo del clan D’Alessandro, che si conferma tra le organizzazioni più radicate e capaci di infiltrarsi nei settori più impensabili della quotidianità.
Le indagini proseguono per individuare i complici all’interno dell’ospedale e quantificare il giro d’affari generato dal “business dei morti vivi”.
Ciro Crescentini

