Operai costretti a vivere tra topi e senza servizi igienici, paghe da 1,26 euro l’ora
Tre persone sono state arrestate nell’ambito di un’operazione della Procura di Catania contro il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori immigrati. Secondo le indagini, i soggetti costringevano gli operai a vivere in condizioni degradanti, senza servizi igienici, tra topi e con paghe da appena 1,26 euro l’ora. Sebbene l’accusa di riduzione in schiavitù non sia stata formalmente contestata, gli inquirenti sottolineano che le condizioni dei lavoratori erano paragonabili a quelle della schiavitù moderna.
Le accuse contestate agli arrestati comprendono tratta di esseri umani, intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro e atti di crudeltà verso gli animali. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere.
Le indagini hanno permesso di identificare alcune delle vittime, tutte cittadine straniere assistite da associazioni anti-tratta. “La collaborazione tra queste associazioni, la polizia e la Procura rappresenta la chiave di volta per contrastare efficacemente i moderni schiavisti”, ha dichiarato il capo dei pm catanesi, Francesco Curcio.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gli arrestati approfittavano della vulnerabilità dei lavoratori. Un cittadino marocchino, ad esempio, è stato indotto a trasferirsi dalla Francia a Ramacca, nel Catanese, dove veniva costretto a lavorare fino a 14 ore al giorno nei campi, inizialmente percependo 550 euro mensili, poi progressivamente aumentati fino a 800 euro.
I lavoratori erano alloggiati in uno stabile fatiscente, attiguo a un deposito di mangime per animali, illuminato con un cavo volante, senza riscaldamento né servizi igienici. Per lavarsi dovevano utilizzare acqua prelevata da contenitori esterni, mentre per i bisogni fisiologici erano costretti a usare l’aria aperta. La situazione igienico-sanitaria era ulteriormente aggravata dalla presenza di topi, tanto che una delle vittime si trovava a dover predisporre esche per tenerli lontani.
In un caso, per evitare il ricorso a cure mediche esterne, una ferita al collo di un lavoratore veniva trattata in maniera artigianale tramite un ago riscaldato. Tra gli arrestati, uno aveva avviato il rapporto di lavoro, un altro fungeva da intermediario e il terzo da “guardiano”, impedendo ai lavoratori di allontanarsi.
L’operazione ha anche portato alla luce episodi di violenza sugli animali. Una delle vittime era costretta a osservare l’abbattimento di cani che non obbedivano, come monito per gli altri, tra cui il trascinamento di un animale legato a un’auto.
L’inchiesta sottolinea come sfruttamento del lavoro, violenza psicologica e maltrattamenti sugli animali siano strumenti di controllo e intimidazione nei confronti dei lavoratori più vulnerabili, rendendo urgente un contrasto coordinato tra istituzioni e associazioni di tutela.
Ciro Crescentini
