Dopo l’inchiesta de Il Fatto Quotidiano, il Colle sollecita nuove verifiche sull’istruttoria
La reazione del Quirinale arriva dopo la pubblicazione dell’inchiesta de Il Fatto Quotidiano sulla grazia concessa a Nicole Minetti il 18 febbraio 2026. Un intervento che, pur restando nei confini istituzionali, segna una presa di posizione precisa: verificare se gli elementi alla base del provvedimento siano stati rappresentati correttamente.
Nel cuore della vicenda c’è il meccanismo stesso della concessione della grazia. Il Presidente della Repubblica, infatti, non dispone di strumenti autonomi di accertamento e fonda le proprie decisioni sull’istruttoria predisposta dal Ministero della Giustizia, oltre che sui pareri dell’autorità giudiziaria. In questo caso, il via libera era arrivato sia dal Procuratore generale di Milano sia dal ministro Carlo Nordio, sulla base di una motivazione centrale: le difficoltà per Minetti di assistere un minore affetto da una grave patologia, bisognoso — secondo quanto dichiarato — di cure anche all’estero.
Dopo le rivelazioni giornalistiche, però, il Colle ha ritenuto necessario un approfondimento immediato. Questa la nota trasmessa al Ministero della Giustizia:
“In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti adottato dal Presidente della Repubblica, su proposta favorevole del Ministro della Giustizia, lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza, su indicazione del Signor Presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa”.
Il passaggio è rilevante perché rimette formalmente al dicastero di via Arenula la responsabilità di verificare la correttezza dell’istruttoria. Come ribadito da fonti del Quirinale, è proprio il Ministero della Giustizia l’organo competente a svolgere le verifiche sulle domande di grazia, principio già chiarito anche dalla Corte costituzionale.
Al centro delle verifiche ci sono diversi elementi sollevati dall’inchiesta. In primo luogo, la descrizione del minore adottato in Uruguay, indicato nella richiesta come privo di legami familiari: secondo documenti giudiziari citati dal quotidiano, il bambino avrebbe invece genitori biologici, ai quali sarebbe stata successivamente revocata la potestà.
Altro punto riguarda le condizioni sanitarie. L’istanza sosteneva che strutture italiane d’eccellenza avessero escluso determinate cure, rendendo necessario il ricorso a un ospedale statunitense. Tuttavia, sempre secondo quanto riportato dalla stampa, i centri italiani coinvolti avrebbero negato di aver mai seguito il caso.
A rendere il quadro ancora più delicato è il contesto internazionale dell’adozione. Nei giorni in cui veniva firmato il decreto di grazia, la madre biologica del minore risultava scomparsa in Uruguay, con l’apertura di ricerche da parte delle autorità locali. Un episodio che si collega a una vicenda precedente: la morte dell’avvocata che aveva assistito la famiglia d’origine, oggi oggetto di indagini per duplice omicidio.
Infine, anche il profilo del compagno di Minetti, Giuseppe Cipriani, è finito sotto attenzione. Nella documentazione allegata alla richiesta era descritto come figura estranea a contesti problematici, mentre alcune fonti giornalistiche suggeriscono possibili collegamenti controversi e riportano testimonianze su presunte attività illecite in Uruguay. Si tratta, allo stato, di elementi che richiedono verifiche e riscontri.
La mossa del Quirinale non entra nel merito delle accuse, ma apre una fase nuova: quella degli accertamenti. Spetterà ora al Ministero della Giustizia stabilire se la decisione sia stata adottata sulla base di un quadro informativo completo e veritiero, oppure se emergano criticità tali da rimettere in discussione l’intero procedimento.
Ciro Crescentini

