Le tensioni nel Golfo riducono le forniture: possibile carenza già da maggio
Il settore del trasporto aereo europeo rischia di affrontare nei prossimi mesi una seria carenza di carburante, con possibili conseguenze su voli e prezzi dei biglietti. La causa principale è legata alle tensioni nel Golfo, che potrebbero bloccare le rotte di approvvigionamento del jet fuel, fondamentale per le compagnie aeree. Se la situazione non si risolverà rapidamente, già dall’inizio dell’estate si potrebbero verificare riduzioni delle operazioni e rincari per i passeggeri.
Le forniture di cherosene verso l’Europa stanno già diminuendo in modo significativo e, secondo diverse stime, tra fine aprile e inizio maggio la disponibilità potrebbe scendere fino alla metà rispetto ai livelli normali. L’ultimo carico importante è atteso il 9 aprile al porto di Rotterdam, trasportato da una petroliera partita prima della chiusura dello Stretto di Hormuz, punto strategico per il traffico energetico globale.
In questo contesto, le principali compagnie iniziano a prepararsi a scenari difficili. Ryanair ha avvertito che, senza un miglioramento della situazione entro poche settimane, potrebbe essere necessario cancellare parte dei voli estivi. Anche altre compagnie potrebbero adottare misure simili, riducendo la capacità complessiva del settore.
Lufthansa, dal canto suo, sta valutando piani di emergenza che includono la possibile messa a terra di alcuni aeromobili durante il periodo di maggiore traffico. Sebbene non siano ancora state prese decisioni definitive, l’azienda ha già segnalato che l’aumento dei costi del carburante avrà un impatto diretto sui prezzi dei biglietti.
Le compagnie potrebbero tentare di compensare temporaneamente la carenza utilizzando scorte strategiche e rinviando alcune attività di manutenzione delle raffinerie, ma queste soluzioni offrirebbero solo un margine limitato di tempo. Intanto, i dati mostrano un calo del 40% delle importazioni di carburante per aerei in Europa rispetto alla settimana precedente, un livello che non si registrava dal 2022.
Secondo gli operatori del settore, se il blocco delle forniture dovesse protrarsi fino ai mesi estivi, anche una riduzione del 10-20% del carburante disponibile potrebbe costringere le compagnie a tagliare numerosi voli. Parallelamente, l’aumento del prezzo del petrolio, salito oltre i 100 dollari al barile, contribuirà a far crescere le tariffe per i passeggeri.
Anche i governi iniziano a intervenire: in Germania è stata approvata una riduzione della tassa sul traffico aereo per sostenere il comparto. Tuttavia, resta alta l’incertezza sull’evoluzione della crisi e sui suoi effetti nel breve termine.
Infine, secondo alcune dichiarazioni dei vertici delle compagnie, eventuali problemi di approvvigionamento potrebbero manifestarsi prima fuori dall’Europa. In alcune aree asiatiche, infatti, diversi aeroporti hanno già iniziato a limitare i voli aggiuntivi a causa della scarsità di carburante.
Ciro Crescentini

