Sfruttata l’area per decenni senza pensare alla sicurezza dei cittadini, ora arriva la retorica governativa
Il Ministro Nello Musumeci, nella sua recente comunicazione in Aula alla Camera, ha fatto il punto sulla situazione dei Campi Flegrei, un’area tra le più pericolose al mondo a causa della sua natura vulcanica. Ha parlato di “rischio elevato” e di una “programmazione accurata” che avrebbe dovuto impedire qualsiasi tipo di costruzione in questa zona. Tuttavia, la verità è ben diversa. Lo Stato ha consentito, e addirittura promosso, una costruzione incessante in un’area ad altissimo rischio. Lo Stadio San Paolo, la base Nato, la fabbrica d’armi Leonardo, l’Accademia Aeronautica, il carcere minorile, l’ippodromo, ospedali e piscine olimpioniche sono solo alcune delle infrastrutture che sorgono proprio in un’area definita “ad alta pericolosità”.
Musumeci denuncia l’assenza di una programmazione urbanistica seria nel dopoguerra, ma che dire di tutti gli anni in cui lo Stato ha continuato a ignorare i rischi legati al territorio, autorizzando una urbanizzazione selvaggia? Eppure, lo Stato è stato complice di un sistema che ha scelto di sfruttare quella terra, come se il rischio vulcanico fosse solo una questione di poco conto. Si tratta di una totale ipocrisia che oggi viene denunciata come “inadeguatezza storica”, ma che affonda le radici in decisioni politiche che non hanno mai messo in discussione la crescita a qualsiasi costo.
Il Ministro ha parlato di “programmazione strutturata”, vantandosi dell’azione del Governo, ma questa programmazione è stata, finora, solo un’inutile retorica. Il governo ha stanziato 52 milioni di euro per la ricognizione delle criticità, ma cosa sono questi soldi di fronte alla completa assenza di informazioni precise sulla reale situazione? La comunità locale, da anni esposta a un rischio costante, è rimasta in un’incertezza totale. I vulcanologi, infatti, si sono espressi con pareri discordanti sulla reale portata del pericolo. Alcuni, infatti, hanno parlato di un rischio imminente, mentre altri hanno sminuito la minaccia, alimentando solo confusione. In tutto questo, la popolazione non ha mai ricevuto informazioni chiare e tempestive, un punto che Musumeci ha evitato di sottolineare. La gestione dell’informazione è stata drammaticamente carente, con dichiarazioni da parte di esperti che si sono spesso contraddette, senza che nessun organo competente prendesse posizione definitiva.
Ma c’è di più. Non solo la comunicazione è stata insufficiente, ma la vera mancanza riguarda la sicurezza degli edifici, tanto pubblici quanto privati. Dove sono i piani di messa in sicurezza degli edifici, di quelli pubblici in primis, che rischiano di non resistere a una qualsiasi emergenza sismica o vulcanica? Perché non è mai stato avviato un serio piano di messa in sicurezza di ospedali, scuole, abitazioni? Si è mai pensato di adottare politiche di sgravi fiscali come il Sismabonus per incentivare la ristrutturazione e la messa in sicurezza degli immobili? È un’inaccettabile omissione che grida vendetta, in quanto la sicurezza di ogni singola persona dovrebbe essere una priorità assoluta.
Musumeci ha parlato di un rischio “elevato”, eppure, a fronte di questa consapevolezza, non sono state adottate misure efficaci. Il ministro ha sollevato la questione dell’evacuazione, menzionando le 388 persone che sono state costrette a lasciare le loro case, ma non ha dato risposte chiare su come verranno trattati i circa 100.000 residenti che ancora vivono a rischio. La mancata chiarezza sul futuro delle trivellazioni e degli studi geotermici in zona è un altro aspetto che è stato del tutto ignorato. A chi giova continuare a procedere con attività potenzialmente rischiose senza una valutazione completa dei danni che potrebbero derivare da un cambiamento nella dinamica vulcanica?
Il governo, come ha sottolineato giustamente il deputato M5S Antonio Caso, ha sempre bocciato le proposte concrete portate avanti da molti parlamentari, dando l’impressione che l’emergenza non fosse davvero presa sul serio. Così come la critica del deputato Francesco Emilio Borrelli, che ha parlato di un “trattamento ingiusto” nei confronti dei cittadini dei Campi Flegrei, appare tristemente fondata. È lo Stato che ha permesso la costruzione di tutto, mentre oggi, di fronte alla crisi, cerca di scaricare la colpa sui cittadini che non sono mai stati adeguatamente informati né preparati.
Nel frattempo, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi cerca di minimizzare la situazione parlando di una “convivenza con il rischio”. Ma non è questo il punto. Il rischio non può essere ridotto a un concetto astratto di “convivenza”, soprattutto quando, per anni, lo Stato ha ignorato le soluzioni pratiche per ridurre il pericolo. E il piano di sicurezza non si può ridurre a qualche esercitazione annuale, con “quasi nulla partecipazione” da parte della popolazione, come ha giustamente evidenziato il Ministro. Non si può chiedere ai cittadini di essere coinvolti in esercitazioni se, nel contempo, non vengono mai fornite risposte concrete e soluzioni pratiche.
La verità è che i Campi Flegrei sono un’emergenza che va gestita con urgenza e serietà. Non servono più parole vuote, ma fatti concreti: un piano di messa in sicurezza degli edifici, incentivi per ristrutturare in sicurezza, chiarezza assoluta sul rischio e sulle attività in corso, e un governo che si assuma la responsabilità di fare davvero tutto il possibile. Se lo Stato non agisce, la gente dei Campi Flegrei sarà costretta ad affrontare da sola un futuro che è stato troppo a lungo ignorato.

