Dalla protesta sociale al sostegno al popolo palestinese
Il 18 maggio prossimo sarà giornata di sciopero generale e mobilitazione nazionale contro la guerra, il riarmo e il sostegno politico e militare occidentale alle operazioni israeliane nella Striscia di Gaza. La protesta promossa dalle organizzazioni sindacali di base, in primis Usb, nasce nelle stesse ore in cui la Flotilla internazionale salpata da Marmaris ha confermato la ripartenza della missione umanitaria diretta verso Gaza, nonostante minacce, aggressioni e tentativi di bloccarne il viaggio.
Al centro della mobilitazione ci sarà la richiesta di fermare quella che movimenti sociali, sindacati di base e attivisti definiscono una barbarie umanitaria ormai insostenibile. Lo sciopero vuole unire il sostegno al popolo palestinese alle vertenze sociali e lavorative che negli ultimi mesi hanno attraversato l’Italia: salari bassi, precarietà, licenziamenti, privatizzazioni e peggioramento delle condizioni di lavoro.
La decisione di indire lo sciopero arriva dopo settimane di forte tensione nel Mediterraneo. Gli attivisti della Flotilla hanno denunciato arresti, pestaggi, sabotaggi alle imbarcazioni e pressioni diplomatiche esercitate da diversi governi europei per impedire la prosecuzione della missione. Nonostante questo, i partecipanti hanno scelto di continuare il viaggio verso Gaza con l’obiettivo di portare aiuti umanitari e rompere simbolicamente l’assedio imposto alla popolazione palestinese.
Il 12 maggio l’European Union ha inoltre fatto sapere che la missione non riceverà alcuna protezione ufficiale durante la navigazione. Una posizione che ha alimentato nuove polemiche e accuse di complicità politica verso i governi europei, compreso quello italiano, accusato dai promotori dello sciopero di restare in silenzio di fronte agli attacchi contro gli attivisti internazionali impegnati nella missione.
Per i sindacati e le realtà che stanno costruendo la giornata del 18 maggio, lo sciopero rappresenta quindi una risposta collettiva contro la guerra e contro le politiche di riarmo. L’obiettivo dichiarato è quello di riportare al centro la voce dei lavoratori, degli studenti e dei movimenti popolari, costruendo una mobilitazione capace di collegare la questione sociale italiana alla solidarietà internazionale con il popolo palestinese.
Nella giornata del 18 maggio confluiranno così anche le rivendicazioni emerse negli scioperi di settore delle ultime settimane: dalle proteste dei lavoratori pubblici a quelle della logistica, dai trasporti alla scuola, fino alla mobilitazione delle cooperative sociali. Una convergenza che punta a trasformare lo sciopero generale in una grande giornata nazionale di opposizione sociale e politica.
A Napoli e in tutta la Campania il corteo principale partirà da piazza del Gesù alle ore 9:30. Secondo gli organizzatori, la mobilitazione sarà aperta a lavoratori, studenti, associazioni e cittadini intenzionati a manifestare contro la guerra, il riarmo e per il diritto del popolo palestinese a vivere in pace nella propria terra.
Alessandro Manna

