TORRE DEL GRECO – Gonzalo Higuain può valerne quaranta. Più o meno come i milioni di euro spesi da De Laurentiis. Icardi dell’Inter? Per un tifoso nerazzurro con prole al seguito, non più di dieci. Siamo pur sempre a Torre del Greco e qui i giocatori azzurri restano i più preziosi. Un doppione di Mertens o di Hamisk non può esser barattato per meno di 20, per intenderci. Defilati nella piazza della Basilica di Santa Croce, un po’ sparpagliati, gruppetti di persone di tutte le età si incontrano per barattare figurine dei calciatori. Succede ogni domenica. Nonni che in cambio di Higuain pretendono da nipoti e rispettivi amichetti paccotti da 40, legati con elastici si sfilacciati, ma sempre utili allo scopo. Tre generazioni di uomini che cercano a tutti i costi di completare il proprio album. Sincronizzati gli orologi, un’oretta prima della messa delle 11, si radunano con in mano le loro buste piene di doppioni. Una tradizione che si rinnova da decenni nella soleggiata piazza del comune vesuviano. Un signore dai capelli più sale che pepe confessa che per lui l’usanza va avanti da 40 anni. Un giovane padre racconta di aver cominciato a barattare in piazza le figurine con il suo, di padre, e di aver tramandato al figlio la passione. Il tono dei partecipanti è serio. Vederli consultare con tanta foga quei foglietti, con su scritti i numeri delle figurine mancanti, prima di avviare la contrattazione, fa pensare davvero al calcio mercato. Soldi però, non ne girano. Solo il gusto del baratto. Del gioco. Poi, volete mettere, in questa epoca di smart phone e “wargames”, è pur sempre un ‘occasione per figli, padri e nonni di guardarsi negli occhi. Per un giorno almeno, non riflessi nel vetro di un tablet. Una donna sui 45 anni invece si è impossessata di un muretto. Qui, incontra gli altri acquirenti. Da dieci anni, con i suoi figli, si diverte anche lei nella antica arte del “celo, manca”.
Renato Cavallo
