Presentato al Museo Archeologico Nazionale “Patrimonio al futuro” di Giuliano Volpe, Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali
NAPOLI – Il Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici, Giuliano Volpe, archeologo nonché Rettore dell’Università degli Studi di Foggia, ha scritto e pubblicato di recente un interessante libro, dal titolo “Patrimonio al futuro”, nel quale propone un’analisi sulla gestione dei musei e dei monumenti in Italia, specialmente alla luce delle recenti riforme introdotte dal ministro Franceschini. Il volume, presentato al pubblico napoletano nel pomeriggio di venerdì 4 dicembre presso il Museo Archeologico Nazionale , dall’autore e dal presidente della Casa Editrice Electa Rosanna Cappelli, è stato oggetto di una tavola rotonda tra esperti del settore.
Sebastiano Maffettone, Consigliere delegato alla Cultura della Regione Campania, dopo essersi soffermato sul carattere variegato del concetto di opera d’arte ( bene di per sé, prodigio della natura, prodotto di un moto interiore umano) ha condannato l’eccessiva “sacralizzazione” dei beni in certi ambienti dirigenziali italiani, sostenendo altresì la necessità di omogeneizzare gli innumerevoli titoli post-lauream banditi dalle Università e di indire quanto prima in Campania gli Stati generali della Cultura come momento di comune riflessione tra Soprintendenze, Enti di Ricerca ed imprese turistiche.
Breve ed illuminante allo stesso tempo l’intervento della Cappelli la quale, curando da editrice la pubblicazione di Giuliano Volpe, ha ribadito l’importanza degli indici di “chiarezza” e “interesse” citati di recente dall’ex ministro della Pubblica Istruzione, Tullio De Mauro: senza il rispetto di questi parametri è inevitabile incorrere in un progressivo distacco dai musei (tra cui anche quello napoletano) dei giovani e dei non addetti ai lavori.
In virtù non del suo attuale incarico politico al Comune di Napoli, ma di ex sindaco di Ercolano distintosi per iniziative di valorizzazione degli scavi della città romana, Nino Daniele ha preso parte al dibattito, da un lato esprimendo il suo assenso verso la legge Franceschini ma dall’altro evidenziando la difettosità di alcuni meccanismi di gestione dei monumenti italiani. Nettamente fallimentare, a suo avviso, in molti casi l’affidamento dei cosiddetti servizi aggiuntivi a soggetti privati i quali, laddove si dotassero di seri e rigorosi codici etici, potrebbero anch’essi contribuire ad “accendere un fuoco”, ovvero un sano e vivo interesse, nelle nuove generazioni.
Paolo Giulierini, direttore del Mann, riprendendo le parole della Cappelli, ha puntato l’indice sulla necessità di ricreare un tessuto connettivo tra il museo ed il paesaggio urbano che lo ospita; soltanto in una prospettiva di interazione con gli Atenei e di dialogo con i cittadini ed i turisti (soprattutto quelli non di formazione tradizionale, classicista e/o cattolica), strutture celebri come quella partenopea ed altre meno note potranno continuare degnamente ad esistere.
“Last but not least” l’intervento dell’autore che ha stigmatizzato alcuni punti della riforma Franceschini indicati nel libro: ancora troppe, secondo Volpe, le Direzioni Generali riconosciute dal Ministero che col tempo rischieranno solo di scontrarsi tra loro ulteriormente. A suo avviso, inoltre, nel testo di legge si sarebbe dovuta bollare definitivamente la qualificazione “aggiuntiva” per alcuni servizi museali (caffetteria, ristorante, bookshop) che, se ben curati, potrebbero davvero rendere più accoglienti taluni obsoleti contesti e promuovere al tempo stesso in modo adeguato la cultura e l’economia di un intero territorio. A conclusione della vivace tavola rotonda, due i moniti lanciati dal Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali: in primo luogo, abbandonare definitivamente l’antico concetto di pregio del monumento in quanto tale per esaltarne invece il valore relazionale assegnatogli dal fruitore, tanto adulto quanto bambino, sia esperto che “ignorante in materia”; in secondo, immettere nuova linfa nell’apparato amministrativo del settore, sia a livello centrale che periferico, mediante l’istituzione di una Scuola Nazionale del Patrimonio Culturale nonché l’indizione di concorsi annuali (o comunque abbastanza frequenti) ai quali possano accedere professionisti altamente specializzati.
Angelo Zito

