La celebrazione dei sessant’anni di carriera artistica di Enzo Marino e della sua ars operandi senza confini

Riceviamo e pubblichiamo integralmente

Quando si scrive di un amico artista che si conosce e si stima, ma che si vuole anche bene, le parole potrebbero tradire una mancanza di oggettività che, a voler essere rigorosi, sarebbe indispensabile per tentare di delinearne un profilo critico. Ma, siccome non è questa la pretenziosa intenzione di questo scritto, il quale neppure vuole essere celebrativo di una carriera artistica, tutt’ora ancora e per fortuna in fervida evoluzione, parlerò soltanto delle sensazioni che mi ha dato la partecipazione all’evento celebrativo dei sessant’anni di carriera artistica dell’amico Enzo Marino, svoltosi a Casoria nella serata di Sabato 22 Maggio.

Lo spazio aperto prospiciente il Palacasoria – che provocherebbe un sicuro malessere ai sofferenti di agorafobia, tanto libero e vasto si presenta a chi lo percorre – ha offerto il luogo ideale per dare ospitalità ai numerosi invitati nel rispetto delle vigenti norme antipandemia; anche se questa scelta obbligata ha causato qualche inevitabile disagio nel corso della cerimonia. Ma quello che a me interessava, al di là delle qualità luogo e dell’ospitalità offerta, quest’ultima peraltro eccellente, era innanzitutto rivedere l’amico, sentirgli esprimere ancora una volta il proprio entusiasmo per l’arte, l’immutato amore per la vita, leggergli sul viso l’emozione per i tanti tributi di affetto e di stima da parte dei propri cari e degli amici presenti. Riguardo a questo, e non solo a questo, Enzo non poteva deludere; non ha mai deluso. Egli è quello che si dice un libro aperto, un magnifico libro che anche quando è liso, vissuto, proprio come quelli amati che sono letti e riletti, parla di vita vissuta, goduta e sofferta, permeata di gioia e dolore, di esultanza e malinconia. Sentimenti tutti che ho percepito avvicendarsi nelle espressioni del suo viso e del suo corpo mentre dialogava con la giovane presentatrice.

Un po’ di malinconia è comparsa nei suoi occhi chiari, quando ha parlato dei suoi anni e della stanchezza che negli ultimi tempi a tratti ne smorza l’entusiasmo, per poi riprenderselo tutto quell’entusiasmo quando ha mostrato attraverso vecchi e nuovi filmati le sue avventure in terra straniera. Si, avventure, perché Enzo è anche un temerario a cui basta un minimo di contatti per lanciarsi, lontanissimo da casa, in vicende artistiche ed esistenziali inesplorate e per questo affatto stimolanti.

Il suo animo, incline per certi versi anche alla meditazione e all’isolamento, ha bisogno, per converso, di aprirsi a una molteplicità di rapporti; egli  è un vero curioso, fortemente attratto dall’umanità nei suoi molteplici aspetti, e che essa si esprima nella singola persona, piuttosto che in una collettività di uomini e donne, che essa sia formata da  artisti o da gente comune, non fa alcuna differenza. Lo si nota, in particolare, nelle opere degli ultimi anni, dove un’umanità inquieta o festosa, ilare o malinconica, esprime, in un continuo rimando di atteggiamenti e sentimenti diversi e talvolta contrastanti, quelli propri della gente che egli frequenta, conosce e ama. Ma va anche detto che Enzo non si esprime con modi e atteggiamenti autoreferenziali, limitandosi a fare o mostrare unicamente la propria arte, egli è anche un attivo promotore, impegnato con costanza e determinazione nella diffusione della cultura, intesa in senso lato, nel proprio luogo di origine come in altri lontani e, si è già detto, anche lontanissimi. L’hanno  testimoniato i numerosi filmati proiettati nel corso della cerimonia, che hanno mostrato come Enzo abbia viaggiato molto in Europa, sia stato in Sudamerica, in America Centrale, nel Maghreb, in India, e come in ognuno di questi luoghi abbia intessuto rapporti innanzitutto sul piano umano e poi su quello artistico-culturale.

E al fine di non disperdere questi rapporti, bene prezioso per sentirsi sempre vivo e partecipe del respiro della vasta comunità culturale di cui fa parte e di cui si sente attivo promotore, Enzo ha fondato “Free International Artists”, un’associazione culturale che raccoglie on line voci, pensieri e immagini da tutto il mondo.

Anche se non si smentisce mai la locuzione latina: nemo propheta in patria, e questo potrebbe  valere anche per lui, molto più apprezzato in terra straniera che nella propria, va anche detto che nel suo luogo d’origine, Casoria, Enzo è molto stimato e amato. Lo si è visto dall’ampia partecipazione di amici e conoscenti a quest’evento celebrativo dei suoi sessant’anni di carriera, culminato nell’assegnazione al Maestro Enzo Marino del Cavalierato alla Carriera Artistica. L’intensa commozione che hanno manifestano in quella circostanza i suoi occhi blu, come il colore che lui ama e profonde nelle suo opere, è il più bel segno della sua umanità che mi è rimasto di quella serata.  

Giovanni A. Balzano

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