Non solo attore e regista, ma attivista culturale e ambientale
Si è spento nel sonno, nella sua casa di Provo, Robert Redford. Aveva 89 anni. Star del cinema, regista pluripremiato, attivista e ambientalista, Redford è stato molto più di un attore: è stato il creatore e motore del Sundance Film Festival, che ha rivoluzionato il cinema indipendente negli Stati Uniti e nel mondo.
Nato a Santa Monica, in California, il 18 agosto 1936, Robert Redford è cresciuto in una famiglia modesta. Dopo la morte precoce della madre e una giovinezza turbolenta, partì per l’Europa negli anni ’50 per cercare sé stesso come artista. Tornato negli Stati Uniti, inizia a lavorare in teatro e in televisione prima di affermarsi sul grande schermo negli anni ’60.
Ma il vero cambiamento arriva nel 1981, quando fonda il Sundance Institute, un’organizzazione nata per sostenere registi emergenti e dare voce a storie fuori dal circuito commerciale.
Sundance: la casa degli outsider
Il Sundance Film Festival non è stato solo un evento: è diventato una casa per i visionari, un rifugio per chi voleva raccontare l’America (e il mondo) da prospettive diverse. Autori come Quentin Tarantino, Steven Soderbergh, Ava DuVernay, Damien Chazelle, Chloé Zhao hanno mosso i primi passi proprio lì.
“Volevo uno spazio in cui gli artisti potessero fallire senza conseguenze. Solo così nasce qualcosa di nuovo”, diceva Redford. Con questa filosofia, ha permesso a un’intera generazione di registi di esprimersi in libertà, sfidando Hollywood e i suoi meccanismi.
Un attore fuori dagli schemi
Redford ha incarnato per anni l’archetipo dell’eroe romantico, pulito, positivo. Da Come eravamo a La mia Africa, da La stangata a Tutti gli uomini del presidente, è stato il volto di un’America idealista. Ma non si è mai adagiato. Come regista, con il suo debutto Gente comune (1980), vinse l’Oscar e inaugurò una nuova fase della sua carriera, fatta di film etici e profondi.
Da Quiz Show a L’uomo che sussurrava ai cavalli, fino al politico Leoni per agnelli, Redford ha sempre interrogato il ruolo dell’individuo nella società, mantenendo una posizione netta contro la corruzione, la guerra, il cinismo.
Un’America da non dimenticare
Redford non è stato solo un artista. È stato anche un attivista per l’ambiente, sostenitore dei diritti civili e promotore della cultura come strumento di cambiamento. In un’intervista del 2012 dichiarò: “Ogni generazione ha il dovere di lasciare qualcosa di buono a quella successiva. E la mia non lo sta facendo”.
Ricevette nel 2017 il Leone d’Oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia, insieme a Jane Fonda, sua amica e collega storica. Le reazioni alla sua morte confermano quanto fosse amato e rispettato da colleghi, cineasti e attivisti di tutto il mondo.
Un’eredità viva
Il Sundance Institute, nel comunicare la notizia della sua scomparsa, ha promesso che l’eredità di Redford continuerà a vivere attraverso le sue iniziative. “Siamo onorati di custodire la sua visione. Il suo spirito guiderà ancora il cinema indipendente per le generazioni future”.
Redford non lascia solo film e premi. Lascia una possibilità. Quella che ogni voce, anche la più piccola, se sostenuta, può cambiare il mondo. In un’epoca di uniformità, la sua scommessa sull’indipendenza resta una lezione viva.
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