“Non si ascolta quello che altro dice credendo di saperlo già”
“Non e’ possibile leggere realisticamente il Mediterraneo all’inizio del terzo millennio se non in dialogo e come un ponte storico, geografico, umano tra l’Europa, l’Africa e l’Asia”. Cosi’ Papa Francesco intervenendo a Napoli dove ha concluso il convegno ‘La teologia dopo Veritas Gaudium nel contesto del Mediterraneo‘ ospitato nella sezione San Luigi della facolta teologica dell’Italia meridionale. Il pontefice ha parlato di uno spazio in cui “l’assenza di pace” ha prodotto “molteplici squilibri regionali e mondiali, e la cui pacificazione, attraverso la pratica del dialogo, potrebbe invece contribuire grandemente ad avviare processi di riconciliazione e di pace. Il Mediterraneo è matrice storica, geografica e culturale dell’accoglienza kerygmatica praticata con il dialogo e con la misericordia. Di questa ricerca teologica Napoli è esempio e laboratorio speciale” – ha detto Papa Francesco. “La teologia dopo Veritatis gaudium è una teologia kerygmatica, una teologia del discernimento, della misericordia e dell’accoglienza, che si pone in dialogo con la società, le culture e le religioni per la costruzione della convivenza pacifica di persone e popoli”.
Bergoglio ha ricordato il ruolo di Napoli. “Da questa città dove non ci sono solo episodi di violenza, ma che conserva tante tradizioni e tanti esempi di santità ― oltre a un capolavoro di Caravaggio sulle opere di misericordia e la testimonianza del santo medico Giuseppe Moscati – vorrei ripetere quanto ho scritto alla Facoltà di Teologia dell’Università Cattolica Argentina: “Anche i buoni teologi, come i buoni pastori, odorano di popolo e di strada e, con la loro riflessione, versano olio e vino sulle ferite degli uomini. La teologia sia espressione di una Chiesa che è “ospedale da campo”, che vive la sua missione di salvezza e di guarigione nel mondo”. Importante, fondamentale la diffusione della cultura di vita e della solidarietà. “Penso alla nonviolenza come orizzonte e sapere sul mondo, alla quale la teologia deve guardare come proprio elemento costitutivo“, ha detto papa Francesco. Il pontefice, nel suo discorso, ha citato gli scritti e le prassi di Martin Luther King e Lanza del Vasto e di altri “artigiani” di pace. “Ci aiuta e incoraggia – ha aggiunto – la memoria del Beato Giustino Russolillo, che fu studente di questa facolta’, e di Don Peppino Diana, il giovane parroco ucciso dalla camorra, che pure studiò qui“. I linguaggi, la semplicità dei linguaggi. La semplicità, l’ascolto.
Il Papa ha sottolineato ancora che “Esiste una pericolosa sindrome, quella di Babele, che non e’ solo la confusione che nasce dal non capire quello che l’altro dice. Ma la vera sindrome e’ non ascoltare l’altro, perchè si crede di saperlo gia’. Questa e’ la peste, va evitata in ogni modo” – Ha puntualizzato Bergoglio – Nelle facoltà teologiche e nelle università ecclesiastiche sono da incoraggiare i corsi di lingua e cultura araba ed ebraica e la conoscenza reciproca tra studenti cristiani, ebrei e musulmani” – ha evidenziato papa Francesco – “Gli studenti di teologia dovrebbero essere educati al dialogo con l’Ebraismo e con l’Islam – ha sottolineato il pontefice – per comprendere le radici comuni e le differenze delle nostre identita’ religiose, e contribuire cosi’ piu’ efficacemente all’edificazione di una societa’ che apprezza la diversità e favorisce il rispetto, la fratellanza e la convivenza pacifica”. Con i musulmani “siamo chiamati a dialogare per costruire il futuro delle nostre società e delle nostre citta’ – ha aggiunto Papa Francesco – S iamo chiamati a considerarli partner per costruire una convivenza pacifica”, anche quando si verificano “episodi sconvolgenti ad opera di gruppi fanatici nemici del dialogo, come la tragedia della scorsa Pasqua nello Sri Lanka. Formare gli studenti al dialogo con gli ebrei implica educarli alla conoscenza della loro cultura, del loro modo di pensare, della loro lingua, per comprendere e vivere meglio la nostra relazione sul piano religioso”.


