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Napoli, la manutenzione di 200 edifici potrebbe dare lavoro a 2 mila muratori e restauratori

Redazione by Redazione
21 Giugno 2019
in Campania, Napoli, Notizie correlate
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Le potenzialità della società Sirena liquidata dall’amministrazione comunale di Palazzo San Giacomo

Circa  duecento  edifici ubicati nel centro antico e nelle periferie di Napoli necessitano di interventi di manutenzione preventiva, di ristrutturazione e di messa in sicurezza. Servono  almeno 50 milioni di euro. Necessaria, urgente l’istituzione di un’anagrafe edilizia per il censimento degli edifici privati fatiscenti. Interventi che potrebbero dare lavoro ad almeno 2 mila lavoratori edili, restauratori, muratori, elettricisti.  Emergono gravissime responsabilità dei proprietari privati che non si preoccupano minimamente di ristrutturare gli edifici o garantire la manutenzione e delle istituzioni cittadine che non hanno mai attivato, attuato azioni di controllo e programmi di prevenzione.  E non finisce qui. La maggioranza degli edifici ad uso abitativo del capoluogo campano sono sprovvisti del certificato antisismico, oltre il 75 per cento delle abitazioni sono state costruite in epoca anteriore al 1971, prima cioè che entrassero in vigore le normative sulla composizione del calcestruzzo e sulla certificazione del ferro per costruzioni. E’ quanto emerge da una rilevazione  promossa alcuni fa dall’ufficio statistiche dell’amministrazione comunale di Napoli in collaborazione con l’Istat. Nel capoluogo campano non è mai stata  costituita una task force per avviare l’adeguamento antisismico di tutti edifici pubblici e privati  presenti sul territorio cittadino realizzati prima del 1971 e le  verifiche degli  edifici realizzati successivamente.

Un ruolo strategico poteva essere svolto dalla società partecipata Sirena nata per  effettuare interventi di recuperi e restauro architettonici nel centro storico cittadino. Dal 2002 al 2013, il progetto Sirena ha finanziato l’apertura di  200 cantieri per lavori nel campo della manutenzione edilizia e del restauro generando quasi 300 milioni di euro di interventi edilizi (65 per cento di contributo privato). Prioritari furono considerati gli interventi ed i lavori per la messa in sicurezza degli edifici, all’adeguamento funzionale ed energetico, al decoro urbano. Circa 150 i tecnici coinvolti, 90 le piccole imprese che eseguirono i lavori. La società mista pubblica-privata ‘Sirena’, inizialmente costituita da Comune di Napoli e Associazione dei Costruttori fu poi allargata a Regione Campania, Camera di Commercio e Unione Industriali. Le difficoltà gestionali emersero quando non arrivarono i finanziamenti promessi, determinando  1,2 milioni di debiti e 1,1 milioni di crediti.  E non solo. Per colpa del  patto di stabilità furono bloccati anche 500 mila euro per il progetto di riqualificazione dei bassi ai Quartieri Spagnoli. In base all’esperienza professionale acquisita nel centro storico di Napoli,  Sirena fu chiamata a collaborare in Cina, in Tunisia e in Cile. La società aveva nel proprio organico  appena quattro dipendenti con contratto a tempo indeterminato e due dirigenti con contratto di collaborazione.  L’aspetto innovativo del progetto consisteva nel coo-finanziamento pubblico- privato: dove al pubblico era demandato, insieme alla definizione delle regole e al controllo, il compito di individuare le azioni strategiche e le forme d’incentivazione necessarie per rendere attrattivo l’intervento. La società è stata messa in liquidazione dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Luigi de Magistris. Sarebbe necessario, urgente il progetto per un  “Sirena bis” e attivare un programma di manutenzione degli immobili pubblici e privati.

Tags: centro storico napoliedifici fatiscentiprogetto sirenasocietà sirena
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