Il tribunale civile di Napoli ordina il reintegro di Mimmo Mignano, Marco Cusano, Roberto Fabbricatore, Massimo Napolitano e Antonio Montella. Il licenziamento dopo la protesta di 2 anni fa, attuata esponendo un fantoccio impiccato dell’ad, per proesta contro i suicidi di 2 cassintegrati
Sentenza ribaltata in appello: fu illegittimo il loro licenziamento, devono tornare al lavoro i 5 operai cacciati dalla Fiat di Pomigliano per aver protestato esponendo un fantoccio impiccato di Marchionne. Il tribunale civile di Napoli dà quindi ragione a Mimmo Mignano, Marco Cusano, Roberto Fabbricatore, Massimo Napolitano e Antonio Montella, che il 5 giugno del 2014 manifestarono davanti al reparto logistico Fiat di Nola – ribattezzato “reparto confino” dai ricorrenti – contro i suicidi di due operai cassintregrati, Pino De Crescenzo e Maria Baratto. Il giudice ha accolto il ricorso, secondo cui la protesta fu provocatoria e satirica. Anche in fabbrica esiste la libera espressione del pensiero. I legali di Fca starebbero valutando la possibilità di ricorrere in Cassazione contro la sentenza della Corte d’Appello.
(Foto Pino Guerra-Mimmo Mignano/Fb)


