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Sgombero del Rione Terra, dal ricordo ai timori di oggi

Redazione by Redazione
4 Marzo 2016
in Arte e Cultura
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Al Mann il convegno sugli scavi di Pozzuoli, partendo dall’evacuazione di 46 anni fa e arrivando alle incertezze sul futuro

Nella notte tra il 2 e il 3 marzo del 1970 il Rione Terra di Pozzuoli veniva evacuato dall’esercito a fronte della minaccia del bradisismo. Esattamente a quarantasei anni di distanza, nel pomeriggio di oggi, 3 marzo 2016, l’Associazione “Lux in Fabula”, presieduta da Claudio Correale, ha curato e realizzato un evento dal titolo “Rione Terra e Pozzuoli” il quale, rientrando nel calendario 2015-16 della rassegna “Incontri di Archeologia” al Mann, ha inteso tanto ricordare la triste circostanza con video e filmati inediti quanto fare il punto sull’attuale situazione dello storico quartiere.
A prendere per prima la parola, l’archeologa Costanza Gialanella che da anni si occupa degli scavi del decumanus maximus e di altri settori della romana Puteoli: “Oltre ai fondi per la prosecuzione degli scavi servono necessariamente quelli per la loro valorizzazione – questo il duro monito della studiosa – Il sito archeologico purtroppo verrà chiuso subito dopo Pasqua. Il presidente De Luca ha di recente promesso finanziamenti per il Rione Terra: noi ci auguriamo davvero che ciò accada. E’ vero che la tutela ha i suoi costi, ma solo l’archeologia può costituire il motore per lo sviluppo di un territorio già segnato dalla crisi della grande industria, nonchè un punto di riscossa per tutti i Campi Flegrei”.
A seguire, la proiezione di due filmati storici: il primo, “Pozzuoli e il Rione Terra nel 1956”, girato da Nello Risi (fratello del più noto Dino) per conto della Olivetti ed in cui vengono mostrate le tipiche attività dei pescatori e il peculiare modus vivendi degli abitanti del centro storico; il secondo, un cortometraggio con immagini in 8,68 mm, piuttosto sfocate ma comunque suggestive in quanto datate al 1968, allor quando il bradisismo stava tornando a manifestarsi nell’indifferenza di tutti, o quasi.
“L’innalzamento era arrivato a quasi 1,80 m ma nessuno se ne era accorto, tranne una coppia di sposi che stando sulla spiaggia nei pressi del porto vedeva la gente dei traghetti salire sulla banchina anziché normalmente scendere” – ha ricordato Eleonora Puntillo, giornalista dell’Unità che ebbe modo di seguire direttamente l’intera vicenda dell’evacuazione del Rione – Né l’Osservatorio Vesuviano né l’Università di Napoli si sbilanciarono sino al 1970 su cosa sarebbe potuto accadere a Pozzuoli. Alcuni professori, poi, con alcune false profezie, come l’imminente emersione di un vulcano, contribuirono, volontariamente o meno, ad aumentare un panico ed un terrore che già erano stati seminati in Italia con la strage di Piazza Fontana. Ho ancora oggi i brividi nel ricordare le circa trentamila persone portate via dai militari dell’esercito. C’era bisogno di tutto questo? E poi, perché devono sempre succedere disgrazie per far riemergere il valore incalcolabile di una ricchezza archeologica?”. Queste le domande lanciate al pubblico dalla cronista che nel suo accurato intervento ha rimarcato una forte matrice politica, centrale e locale, nella decisione di liberare gli alloggi della vetusta cittadella .
Il pomeriggio è poi proseguito con la proiezione delle inedite fotografie di Vincenzo Parlato riguardanti il periodo dello sgombero: dagli autobus riempiti dagli sfollati ai tragicomici avvertimenti per i ladri sugli usci delle case abbandonate (“Il padrone sta dentro – se vi trova vi spacca la testa!”). Di grande interesse, inoltre, l’ascolto di alcune interviste fatte dai membri dell’ASCI Scout Pozzuoli tra il 2 e il 4 marzo 1970 ai cittadini colpiti dalla sciagura, tutti ovviamente preoccupati dall’impellente necessità di un alloggio; emblematica ed in parte riattualizzabile la frase di uno di essi: “Vorrei andare ad abitare al Villaggio Coppola ma non mi vogliono fare andare. Appartiene alla “massa burocratica”. Forse, ci sta di mezzo il senatore Lauro…”.

 
Impreziosito ulteriormente dalle immagini di Ruggero Morichi che immortalano alcune anziane signore e bambini tra gli ultimi ad abbandonare il Rione, e da un video girato da Michele Albano con un drone di ultima generazione su alcuni importanti luoghi dei “Campi Ardenti”, l’evento è terminato con un appello di Alfonso Artiaco, Assessore alla Cultura del Comune di Pozzuoli, al risveglio delle coscienze della sua cittadinanza: “Oltre che con il Comune e con il Ministero, serve discutere sul tema della rivalutazione del Rione Terra soprattutto con i puteolani (a tal proposito è previsto un incontro pubblico tra cittadini e istituzioni sull’argomento il prossimo 15 aprile). Già prima del periodo del bradisismo e poi durante lo sgombero, il quartiere presentava problemi sul piano dell’igiene. Oggi, però, esso può diventare volano per l’economia locale. Il Venerdì Santo solitamente si eseguiva nel Duomo lo Stabat Mater di Pergolesi e ora vorremmo provare a far rivivere questa tradizione. Anche gli scavi archeologici possono fare la loro parte nonostante le difficoltà poste dalla legge. Infine, vogliamo creare uno spazio museale che custodisca i documenti che ricordano quel triste evento: solo in questo modo le cicatrici, seppur dolorose, potranno essere utili. Per me si può tentare anche di restituire residenzialità al Rione – ha chiosato Artiaco, raccogliendo il plauso dei presenti – ma per questo occorre che tutte le migliori energie della città si misurino seriamente sul futuro”.

Angelo Zito

Tags: Pozzuolirione terrasgombero
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🕐 Aggiornato il: 04/03/2016 alle 01:36

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