Bufera nella partecipata del Comune: la delegata interna esprime finto dispiacere per i trasferimenti alla guardiania, ma è la stessa che ha avallato le conciliazioni a ribasso contro i lavoratori.
Due note vocali rimbalzate sulle chat WhatsApp dei dipendenti aprono il vaso di Pandora sulla gestione del personale in Napoli Servizi, la società partecipata del Comune di Napoli. Al centro della bufera finisce una sindacalista della CGIL, la cui voce fotografa una realtà inquietante che sta scuotendo gli ex lavoratori di Napoli Sociale: un sistema di presunte pressioni, demansionamenti utilizzati come “clava” e la rinuncia forzata ai propri diritti legali. Entrambe le note vocali sono arrivate alla redazione de Il Desk, Quotidiano Indipendente.
Nei messaggi audio, la sindacalista esprime “dispiacere” per le lavoratrici trasferite dall’assistenza agli alunni disabili ai gravosi turni di guardiania (notturni, festivi ed estivi). Il motivo del trasferimento? Non aver voluto firmare le conciliazioni al ribasso proposte dai legali del sindacato, preferendo affidarsi ad avvocati indipendenti, come l’avvocato Giuliana Quattromini, che ha difeso con determinazione i lavoratori vincendo le cause contro l’azienda fino in Cassazione.
Il “ricatto” delle mansioni: o firmi o vai alla guardiania
Il meccanismo denunciato dai lavoratori è tanto semplice quanto spietato. Napoli Servizi ha perso una sfilza di ricorsi per il riconoscimento di qualifiche superiori e ora si trova a dover sborsare migliaia di euro di risarcimenti. Per evitare il salasso, l’azienda spinge per la firma di verbali di conciliazione.
La scelta lasciata ai dipendenti somiglia molto a un aut-aut: Chi firma la conciliazione (rinunciando a qualsiasi contenzioso o sentenza favorevole già ottenuta) ottiene un “percorso diverso” e può restare nelle scuole. Anche se, ironia della sorte, spesso l’alternativa concessa è il ruolo di bidella: un chiaro demansionamento per chi per anni ha svolto attività di assistenza specialistica ai portatori di handicap.
Chi non firma e difende i propri diritti viene colpito da ordini di servizio immediati: trasferimento coatto alla guardiania, con turni massacranti in postazioni isolate. Un vero e proprio attacco ai diritti che coinvolge circa 90 dipendenti provenienti da Napoli Sociale, azienda partecipata posta in liquidazione.
L’ipocrisia del sindacato e il silenzio complice di Palazzo San Giacomo
La contraddizione che emerge dagli audio è clamorosa. La stessa sindacalista cigiellina che oggi si “duole” per i turni pesanti delle lavoratrici è quella che ha firmato l’accordo sindacale che impone proprio quei trasferimenti e quelle conciliazioni vincolanti. Un atteggiamento che i lavoratori definiscono senza mezzi termini come consociativismo: un sindacato che si comporta da alleato dell’azienda invece che da difensore dei lavoratori.
Davanti a questo scenario, il silenzio delle istituzioni è assordante. Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, insieme ai consiglieri comunali e regionali (qualcuno dipendente della stessa partecipata, una sorta di eminenza grigia), resta immobile. Un silenzio che, per chi subisce queste pressioni, suona come una legittimazione di pratiche contrarie all’etica pubblica. Un silenzio assordante anche sulle recenti 187 assunzioni concretizzate tramite l’agenzia interinale Umana(sarebbero stati assunti parenti di sindacalisti e capetti aziendali).
Milioni pubblici al vento e cause perse: l’ombra della Corte dei Conti
Mentre i lavoratori vengono messi alle strette, Napoli Servizi continua a spendere ingenti somme di denaro pubblico per pagare i propri legali aziendali nel disperato tentativo di resistere in giudizio, collezionando sconfitte su sconfitte in Tribunale, in Corte d’Appello e in Cassazione.
L’azienda ha persino perso una querela temeraria presentata contro Il Desk, il quotidiano indipendente che ha sollevato il caso.
Secondo diversi osservatori, sarebbe ormai urgente e opportuno un intervento della Corte dei Conti per verificare il danno erariale derivante dall’uso di fondi pubblici per intraprendere azioni legali sistematicamente fallimentari.
Quegli audio che scottano: vadano in Procura
Le sentenze ottenute dall’avvocato Quattromini hanno già fatto luce sulle forti pressioni subite dal personale fin dai tempi del passaggio da Napoli Sociale a Napoli Servizi. Ora, questi due nuovi file audio non sono più una semplice questione interna di una chat aziendale. Sono la prova fotografica di un sistema di potere.
Questi messaggi dovrebbero essere recapitati immediatamente al sindaco Manfredi, al segretario nazionale della CGIL Maurizio Landini e, soprattutto, alla Guardia di Finanza, ai magistrati della Procura della Repubblica. Napoli Servizi è una società interamente pubblica: dovrebbe garantire legalità e trasparenza, non essere gestita come un feudo dove i diritti dei lavoratori vengono calpestati.
Ciro Crescentini

