Mobilitazione il 4 giugno davanti all’Ente Idrico Campano
Il presidio si svolgerà proprio mentre all’ordine del giorno dell’organismo figurano alcuni punti considerati dirimenti dai comitati: l’aggiornamento della concessione di ABC — Acqua Bene Comune — e la possibile trasformazione dell’azienda speciale di diritto pubblico in Società per Azioni.
Un passaggio che, secondo i promotori della protesta, rappresenterebbe una svolta sostanziale nel modello di gestione del servizio idrico cittadino. In parallelo, è previsto anche l’aggiornamento tariffario, che potrebbe — secondo le preoccupazioni espresse — tradursi in un incremento delle bollette a carico degli utenti.
Le organizzazioni parlano di “promesse tradite” da parte dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gaetano Manfredi. Viene richiamata, in particolare, la posizione dell’assessore Cosenza, che avrebbe garantito l’istituzione di un tavolo tecnico paritetico per discutere il mantenimento di ABC come azienda speciale di diritto pubblico. Un tavolo che, denunciano i comitati, non sarebbe mai stato convocato, lasciando spazio — sostengono — a decisioni calate dall’alto.
Al centro della contestazione resta il timore che la trasformazione in SpA. non sia un mero intervento formale, ma il primo passo verso una progressiva apertura del servizio alla finanziarizzazione e alla possibile partecipazione dei privati, con il rischio — secondo i promotori — di un peggioramento del servizio e di un aumento dei costi per la cittadinanza.
La voce dei lavoratori: la posizione di Giacomo Manzo (CGIL ABC)
A rendere il quadro ancora più complesso interviene anche la posizione di Giacomo Manzo, rappresentante sindacale aziendale della CGIL in ABC Napoli, che assume toni cauti e in parte critici rispetto al dibattito in corso, senza schierarsi esplicitamente a favore dell’attuale assetto di azienda speciale.
“Nelle ultime ore — afferma Manzo in un post su Facebook — stiamo assistendo a un susseguirsi di notizie, articoli di stampa e comunicati che rischiano di generare profonda confusione e forte apprensione tra tutti noi lavoratori di ABC Napoli. Sento il dovere, come rappresentante sindacale e come lavoratore di questa azienda, di rimettere al centro dell’attenzione dei lavoratori i fatti e la tutela del nostro futuro.”
Il sindacalista ricostruisce poi il percorso fin qui indicato sul piano tecnico e giuridico: “fino ad oggi — sottolinea — il percorso prospettato per garantire ad ABC l’affidamento trentennale del ciclo idrico integrato nel distretto di Napoli Città prevedeva la trasformazione in una Società per Azioni interamente pubblica e in-house, indicata come passaggio necessario alla luce del D.Lgs. 201/2022, per blindare il servizio, respingere ogni logica di privatizzazione e mettere in sicurezza lavoro e stabilità aziendale”
Un impianto che, secondo Manzo, oggi appare però oggetto di revisioni e interpretazioni divergenti: “Oggi, improvvisamente, leggiamo di ‘fumate bianche’ e tavoli tecnici che sostengono l’esatto contrario, ovvero la fattibilità di un affidamento trentennale mantenendo la forma di Azienda Speciale”
Pur precisando di non voler entrare nel merito di dispute giuridiche, Manzo richiama la necessità di certezze: “non è mio compito entrare in dispute dottrinali tra giuristi, ma il mio ruolo mi impone di esigere certezze per i lavoratori e per l’efficienza del servizio. Non possiamo essere spettatori di uno scenario che cambia da un giorno all’altro. Il destino di un’azienda strategica e di centinaia di famiglie non può essere affidato a interpretazioni che rischiano di esporre la gestione a ricorsi amministrativi, precarietà o persino al rischio di commissariamento.”
Da qui la richiesta di un confronto immediato con tutti i soggetti istituzionali e aziendali coinvolti: i vertici di ABC, il Comune di Napoli, la Regione Campania e l’Ente Idrico Campano (EIC), chiamati — secondo il rappresentante sindacale — a chiarire la reale sostenibilità del percorso intrapreso.
“La gestione pubblica deve poggiare su basi giuridiche ed economiche solide — conclude Manzo — L’acqua deve restare pubblica, su questo non si transige. Ma non possiamo permettere che le legittime aspettative dei lavoratori diventino terreno di scontro ideologico o siano esposte a incertezze normative. Pretendiamo risposte scritte, impegni precisi e certezze per il nostro futuro.”
Un intervento che, pur ribadendo il principio dell’acqua come bene comune, introduce una linea di forte preoccupazione istituzionale e gestionale, sottolineando le tensioni interne a un dibattito che si fa sempre più articolato tra politica, sindacato e amministrazione.
Ciro Crescentini

