Il senatore americano al Salone del Libro attacca la concentrazione di ricchezza e potere nelle mani dei miliardari globali
Al Salone Internazionale del Libro di Torino è intervenuto Bernie Sanders, senatore degli Stati Uniti del Vermont e figura storica della sinistra progressista americana, noto per le sue battaglie contro le disuguaglianze economiche e per la critica al potere delle grandi corporation. La sua presenza al Salone ha attirato grande attenzione, soprattutto per i temi trattati nel suo ultimo libro Fight Oligarchy, dedicato alla concentrazione della ricchezza e dell’influenza politica nelle mani di una ristretta élite globale.
Sanders ha aperto il suo intervento con una precisazione rivolta al pubblico europeo, chiarendo che le posizioni e le azioni di Donald Trump nei confronti dell’Europa non rappresentano in alcun modo la volontà della maggioranza degli americani. Ha sottolineato come gli Stati Uniti siano una nazione costruita sull’immigrazione, ricordando le origini europee di milioni di cittadini americani e citando anche la propria storia familiare, con il padre emigrato dalla Polonia. Il suo messaggio è stato quello di ribadire la volontà di mantenere e rafforzare il legame storico tra Stati Uniti ed Europa.
Entrando nel cuore del discorso, Sanders ha sviluppato il tema centrale del suo libro Fight Oligarchy, sostenendo che il problema principale delle società contemporanee sia la crescente concentrazione di ricchezza e potere nelle mani di una ristrettissima élite economica globale. Ha descritto questa dinamica come una forma di oligarchia moderna, affermando che «oggi un piccolo numero di persone incredibilmente ricche possiede più ricchezza e più potere di qualsiasi altro gruppo simile nella storia della civiltà moderna», e che tali individui continuano ad accumulare ricchezza senza limiti, indipendentemente dalle conseguenze sociali.
Il senatore ha poi illustrato alcune delle disuguaglianze più marcate negli Stati Uniti, sostenendo che «l’1% più ricco possiede più ricchezza del 93% più povero della popolazione». Ha citato il caso di Elon Musk come esempio emblematico della concentrazione estrema della ricchezza, affermando che il suo patrimonio personale supera quello di oltre metà delle famiglie americane messe insieme. Ha aggiunto che gli amministratori delegati delle grandi corporation guadagnano oggi fino a «350 volte più del lavoratore medio» e che il divario tra ricchi e lavoratori continua ad ampliarsi.
Sanders ha descritto anche la condizione sociale di una larga parte della popolazione americana, sostenendo che oltre il 60% degli americani vive «stipendio dopo stipendio», mentre milioni di persone faticano a sostenere i costi di beni essenziali come casa, sanità e alimentazione, e centinaia di migliaia risultano senza fissa dimora. Ha inoltre evidenziato come, nonostante l’aumento della produttività e i progressi tecnologici, il salario medio reale dei lavoratori sia diminuito rispetto a decenni fa, segnalando un profondo squilibrio nella distribuzione dei benefici economici.
Il suo intervento ha poi allargato lo sguardo alla struttura dell’economia globale, sostenendo che settori fondamentali come finanza, energia, agricoltura e trasporti siano dominati da poche grandi corporation capaci di influenzare prezzi e mercati. Ha citato grandi società finanziarie come BlackRock, Vanguard, Fidelity Investments e State Street Corporation, sottolineando il loro enorme peso nel sistema economico globale.
Ha poi affrontato il tema dei media, sostenendo che negli Stati Uniti gran parte dell’informazione sia controllata da pochi conglomerati legati ai super ricchi. Ha citato figure come Jeff Bezos, Mark Zuckerberg e Rupert Murdoch, insieme alle loro principali piattaforme e testate, come The Washington Post, Meta Platforms e Fox News, per evidenziare la concentrazione del potere informativo.
Passando alla politica, Sanders ha criticato il sistema di finanziamento elettorale statunitense, sostenendo che la sentenza Citizens United v. FEC abbia permesso ai miliardari di influenzare in modo sproporzionato le elezioni attraverso spese praticamente illimitate.
Infine ha esteso il suo discorso anche all’Italia e al contesto globale, affermando che le disuguaglianze stanno crescendo ovunque: una quota sempre più ampia della ricchezza viene concentrata in una minoranza ristretta, mentre i salari reali tendono a ristagnare. Ha concluso il suo intervento con un quadro globale critico, sostenendo che «una persona su quattro nel mondo soffre la fame» e che «l’1% più ricco possiede più ricchezza del 95% più povero dell’umanità», ma ribadendo che questa situazione non è inevitabile e può essere cambiata attraverso scelte politiche e collettive.
Il suo messaggio finale è stato un invito alla possibilità di cambiamento: «Possiamo fare di meglio. Dobbiamo fare di meglio. E insieme faremo di meglio.»
Alessandro Manna

