Missione umanitaria verso Gaza fermata in acque internazionali secondo gli attivisti
Il Mediterraneo torna a essere teatro di un nuovo episodio ad alta tensione geopolitica. Nella serata del 29 aprile, la Global Sumud Flotilla II denuncia l’intervento di unità israeliane contro parte della propria spedizione diretta verso Gaza. Secondo il racconto degli organizzatori, 22 imbarcazioni su circa 60 sarebbero state intercettate e fermate mentre si trovavano in acque internazionali, a diverse centinaia di chilometri dalla costa palestinese.
La flottiglia, partita il 26 aprile dalla Sicilia, afferma di essere impegnata in una missione umanitaria nel Mediterraneo orientale con destinazione Gaza. Secondo il coordinamento della missione, a bordo delle imbarcazioni fermate si trovavano circa 175 persone tra attivisti e attiviste di varie nazionalità, inclusi cittadini italiani, spagnoli e francesi.
Le autorità israeliane giustificano invece l’intervento richiamando motivazioni di sicurezza, sostenendo la necessità di prevenire possibili escalation in un’area marittima considerata sensibile. Le persone fermate sarebbero state successivamente trasferite verso strutture di controllo, con l’ipotesi di un successivo rilascio e trasferimento in Grecia.
Le letture dell’accaduto restano profondamente divergenti. La Global Sumud Flotilla parla di “intercettazione illegale e sequestro in mare aperto”, denunciando una violazione del diritto internazionale e chiedendo l’individuazione delle responsabilità politiche e operative dell’azione. Israele respinge le accuse e ribadisce che l’operazione rientra in misure di sicurezza marittima, sostenendo l’assenza di autorizzazione per l’ingresso nella zona verso Gaza.
Nel frattempo, la vicenda ha già prodotto una forte mobilitazione politica e sociale. In Italia e in diversi altri Paesi si stanno svolgendo presidi di lotta e iniziative di solidarietà a sostegno della Flotilla, con appuntamenti convocati nelle principali città nel tardo pomeriggio e in serata. Le mobilitazioni si inseriscono in un quadro più ampio di reazione internazionale, che coinvolge anche altri contesti europei e mediterranei.
Mentre le imbarcazioni non coinvolte direttamente nell’intervento avrebbero proseguito la rotta verso sud-est, la situazione resta in evoluzione, con attese per sviluppi sia sul piano diplomatico che su quello operativo nelle prossime ore.
Ciro Crescentini

