Fatture false e fondi neri coinvolgono Ministero della Difesa, RFI e Terna
Una vasta operazione della Guardia di Finanza, coordinata dalla procura di Roma, ha portato all’iscrizione di 26 persone nel registro degli indagati per presunti reati che spaziano dalla corruzione al riciclaggio, passando per l’autoriciclaggio, la turbativa d’asta e il traffico di influenze illecite. Le indagini riguardano numerosi enti strategici, tra cui il Ministero della Difesa, Terna, Rete Ferroviaria Italiana e il Polo Strategico Nazionale, e si concentrano su un presunto meccanismo di appalti informatici pilotati attraverso fondi neri.
L’indagine trae origine da controlli precedenti su Sogei, la società informatica del Ministero dell’Economia, e si focalizza su operazioni finanziarie sospette. Secondo gli inquirenti, alcune fatture false sarebbero state utilizzate per generare liquidità contante, in parte reinvestita in beni di lusso, come orologi pregiati, e in parte destinata alla corruzione di pubblici ufficiali e dirigenti di grandi imprese.
Tra i casi più rilevanti sotto esame c’è una gara da 400 milioni di euro di Rete Ferroviaria Italiana, dove gli investigatori ipotizzano interferenze nella definizione dei capitolati e l’accesso a informazioni riservate per favorire determinate aziende. Tra gli indagati figurano anche alti ufficiali, tra cui il generale Francesco Modesto, sospettato di aver contribuito a definire i requisiti tecnici prima dell’avvio delle procedure.
Secondo gli atti dell’indagine, emerge un presunto sistema illecito che avrebbe permesso a imprese private di entrare in settori strategici dell’economia nazionale grazie a un network di relazioni influenti e pratiche corruttive. Tra i principali indagati spicca l’imprenditore romano Francesco Dattola, amministratore di fatto della Nsr s.r.l., accusato di aver orchestrato la creazione di ingenti somme di denaro contante attraverso fatture false e riciclaggio.
Un ruolo chiave sarebbe stato svolto da Antonio Spalletta, intermediario capace di incidere sui processi decisionali di alcune amministrazioni pubbliche e di favorire l’ingresso delle società di Dattola in contesti di rilevanza strategica come il Polo Strategico Nazionale e il Ministero della Difesa.
Gli investigatori evidenziano anche la collaborazione tra Dattola e Stefano Tronelli, tramite la sua società Tron Group Holding s.r.l., che avrebbe emesso fatture fittizie a favore della Nsr s.r.l. e trasformato i bonifici ricevuti in contanti. Parte di questi fondi sarebbe stata convertita in orologi di lusso acquistati e poi rivenduti sul mercato parallelo, generando profitti stimati in almeno 590mila euro.
Secondo la procura, il sistema non solo mirava al riciclaggio, ma anche alla creazione di fondi neri destinati a commesse corruttive. Il meccanismo consentiva agli indagati di ottenere vantaggi economici significativi, consolidando la presenza delle proprie aziende in settori chiave dell’IT e della digitalizzazione della pubblica amministrazione.
Il Ministero della Difesa, da cui era partita la segnalazione iniziale di comportamenti sospetti, ha confermato la piena collaborazione con gli inquirenti, assicurando che eventuali responsabilità saranno perseguiti con la massima severità, nel rispetto della legge e delle prerogative dell’Autorità giudiziaria. Le indagini proseguono con l’analisi dei documenti e dei dispositivi informatici sequestrati, nell’ottica di ricostruire l’intera filiera dei flussi finanziari e dei legami tra pubblica amministrazione e imprese private.
Alma

