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Casse Edili Campania, scandalo forniture: tute e scarpe sempre alla stessa impresa di Ercolano

Redazione by Redazione
5 Marzo 2026
in Campania, Economia e Società, Notizie correlate
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Forniture per centinaia di migliaia di euro. Materiali destinati ai lavoratori resterebbero nei depositi

In Campania rischia di esplodere un nuovo caso che riguarda le Casse Edili dei capoluoghi di provincia, enti bilaterali finanziati con i contributi dei lavoratori e delle imprese del settore delle costruzioni. Enti gestiti pariteticamente dalle organizzazioni sindacali di categoria — Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil — insieme alle associazioni degli imprenditori edili riunite nell’Ance.

Al centro delle indiscrezioni che stanno circolando da settimane negli ambienti sindacali e tra operatori del settore ci sono gli affidamenti e gli appalti per le forniture: tute da lavoro, scarpe antinfortunistiche, dispositivi di protezione individuale (DPI), ma anche gadget, cancelleria e materiali vari. Forniture che, sommate nel corso degli anni, valgono centinaia di migliaia di euro.

La questione è tutt’altro che marginale. Le Casse Edili, pur essendo formalmente enti privati paritetici, svolgono funzioni di rilevanza pubblica: gestiscono contributi obbligatori del sistema edilizio, certificazioni, prestazioni per i lavoratori e servizi collegati agli appalti pubblici. In molti casi agiscono come vere e proprie stazioni appaltanti per l’acquisto in massa dei dispositivi di protezione.

C’è però un elemento che rende la vicenda ancora più delicata. Le tute da lavoro, le scarpe antinfortunistiche e i dispositivi di protezione acquistati dalle Casse Edili dovrebbero essere distribuiti a tutte le imprese in regola con i contributi. Le aziende, una volta ricevuti i materiali, hanno poi il compito di consegnarli ai lavoratori edili nei cantieri, garantendo sicurezza e tutela sul lavoro.

Questo è lo scopo del sistema. Ma secondo diverse segnalazioni che arrivano dal settore, una parte significativa di questi materiali resterebbe invece nei magazzini e nei depositi delle Casse Edili, senza essere distribuita con regolarità alle imprese. Un paradosso.

Da una parte si continuano a effettuare forniture per centinaia di migliaia di euro, dall’altra vestiario e dispositivi di protezione rimarrebbero inutilizzati nei depositi mentre nei cantieri la sicurezza dovrebbe essere una priorità assoluta.

Secondo indiscrezioni provenienti da ambienti sindacali e imprenditoriali, negli ultimi anni una società con sede a Ercolano avrebbe iniziato ad aggiudicarsi in maniera sistematica le forniture di vestiario, scarpe e dispositivi di protezione in numerose Casse Edili della Campania.

Non solo. La stessa azienda risulterebbe vincitrice di affidamenti anche presso enti collegati al sistema della formazione edilizia, come il Formedil, e perfino in realtà fuori regione. Un’ascesa improvvisa che avrebbe progressivamente scalzato aziende storiche del settore, fornitori consolidati e affidabili che da anni lavoravano con il sistema delle Casse Edili.

Secondo le testimonianze raccolte, la loro esclusione sarebbe avvenuta senza spiegazioni chiare. Uno dei titolari dell’azienda di Ercolano — sempre secondo quanto trapelato — avrebbe partecipato alla festa di compleanno di un segretario generale regionale di una delle principali organizzazioni sindacali del settore.

Un episodio che molti, nel mondo sindacale, definiscono apertamente imbarazzante sul piano etico e politico.Non si tratta infatti di un dirigente qualsiasi. Il segretario regionale in questione siede con funzioni di vicepresidente o consigliere in diverse Casse Edili dei capoluoghi campani.

Ed è proprio questo il punto che fa discutere: in molte delle realtà dove questo dirigente ricopre ruoli negli organi di governance, sarebbero emersi improvvisi problemi con fornitori storici seguiti dalla loro sostituzione con la stessa azienda di Ercolano. Coincidenze? Forse. Ma sono coincidenze che meritano spiegazioni pubbliche.

Il nome del dirigente sindacale regionale torna inoltre indirettamente in un’altra vicenda che ha già scosso il sistema: lo scandalo degli attestati e delle lauree false alla Cassa Edile di Napoli, che ha portato alla sospensione di un operatore appartenente alla stessa organizzazione sindacale.

Due episodi distinti, certo, ma che contribuiscono ad alimentare un clima di opacità e sfiducia attorno a strutture che dovrebbero rappresentare un presidio di legalità nel settore delle costruzioni. Il nodo centrale è giuridico ma anche politico-sindacale.

La Cassa Edile è formalmente un ente privato paritetico, gestito congiuntamente da sindacati e associazioni datoriali ma nella pratica svolge funzioni di interesse pubblico: gestisce risorse del sistema edilizio, eroga prestazioni ai lavoratori e produce certificazioni indispensabili per partecipare agli appalti. Proprio per questo motivo deve rispettare principi di trasparenza, correttezza amministrativa e controlli rigorosi.

La mancata approvazione o certificazione dei bilanci può costituire causa di commissariamento, mentre eventuali irregolarità nella gestione degli appalti potrebbero configurare ipotesi di reato gravi, tra cui truffa aggravata ai danni di ente di rilevanza pubblica, falso in atto pubblico e concorso o omissione nei reati contro la pubblica amministrazione.

Per questo motivo la vicenda richiede chiarezza immediata. Domande semplici, che però finora restano senza risposta. Come si è aggiudicata gli affidamenti l’azienda di Ercolano? Sono stati pubblicati bandi o avvisi pubblici per le forniture? Quante aziende hanno partecipato alle selezioni? Quali criteri di valutazione sono stati adottati? Sono state effettuate verifiche sull’affidabilità delle società partecipanti? Sono stati controllati eventuali cambiamenti negli assetti societari delle imprese coinvolte? Perché una parte delle forniture risulterebbe ancora ferma nei magazzini invece di essere distribuita alle imprese in regola?

Domande legittime, soprattutto quando si parla di risorse che derivano dal lavoro degli operai e dalle imprese del settore.

Di fronte a questo scenario si apre anche una questione politica nazionale. Cosa intendono fare le strutture centrali nazionali delle organizzazioni sindacali coinvolte — Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil — per verificare quanto sta accadendo? Quali controlli verranno avviati? E soprattutto quale posizione assumerà l’Ance nazionale, che insieme ai sindacati gestisce il sistema delle Casse Edili?

Il rischio, se il silenzio dovesse continuare, è devastante: perdere credibilità proprio nel momento in cui il settore delle costruzioni è attraversato da miliardi di investimenti pubblici e dal ritorno massiccio degli appalti legati alle opere pubbliche.

Il sistema delle Casse Edili è nato per tutelare i lavoratori, garantire legalità nei cantieri e contrastare il lavoro nero. Se invece dovesse trasformarsi in un terreno opaco di gestione delle forniture e degli appalti, il danno sarebbe enorme: per i lavoratori, per le imprese sane e per lo stesso sindacato. Per questo servono trasparenza, verifiche e risposte immediate.

Perché quando si gestiscono risorse collettive non bastano le coincidenze per spiegare certi meccanismi. Servono fatti. E servono chiarimenti. Subito.

Ciro Crescentini

Tags: appalti Casse Ediliappalti forniture ediliziaCasse Edili Campaniadispositivi di protezione ediliziaDPI lavoratori ediliforniture DPI ediliziaimpresa di Ercolanoscandalo Casse EdiliSicurezza nei cantieritute e scarpe antinfortunistiche
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