L’emergenza abitativa e le pressioni economiche sulle famiglie spingono a riflettere sulle conseguenze sociali degli sfratti
Un uomo di 56 anni, padre separato di due figlie, è stato trovato senza vita nella mattinata di oggi, 25 febbraio, nella sua abitazione di Casalmoro. La scoperta è stata fatta dall’ufficiale giudiziario incaricato di eseguire uno sfratto per morosità: entrando nell’appartamento, trovato aperto, si è trovato davanti alla tragica scena e ha subito chiamato i carabinieri.
Intorno alle 11 sono intervenuti i militari della Stazione di Castel Goffredo e il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Castiglione delle Stiviere per i rilievi di legge. Al termine degli accertamenti, la salma è stata restituita ai familiari.
L’uomo, operaio e separato, aveva già ricevuto due precedenti tentativi di sfratto, il 29 ottobre e il 29 gennaio. Questa volta, l’accesso all’abitazione ha rivelato l’irreparabile tragedia.
La vicenda riporta al centro dell’attenzione il tema dell’emergenza abitativa. Stefano Chiappelli, segretario generale del Sunia, commenta: «È profondamente doloroso leggere di situazioni in cui la pressione per la perdita dell’alloggio e le difficoltà economiche diventano così insostenibili. Da tempo denunciamo che la questione affitti, soprattutto nei centri più grandi, sta assumendo dimensioni non più solo economiche ma democratiche».
Chiappelli sottolinea il peso che gli affitti eccessivi possono avere sulle famiglie: «Quando l’affitto arriva ad assorbire il 40 o il 50 per cento del reddito, si spezza il patto sociale. Si rinuncia alla salute, all’istruzione, alla possibilità stessa di progettare il domani».
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda i padri separati, come la vittima di Casalmoro: molti affrontano una doppia pressione economica, dovendo sostenere il mantenimento dei figli e contemporaneamente pagare un nuovo alloggio dopo aver lasciato la casa familiare. Questa condizione può generare stress finanziario e sociale, isolando ulteriormente il genitore e aggravando le difficoltà quotidiane.
Chiappelli aggiunge un monito per le istituzioni: «Se non si comprende che l’emergenza casa è ormai una piaga sociale, temiamo che episodi come questo possano ripetersi. Servono risorse per aumentare l’offerta di alloggi a canone sociale e per rifinanziare il fondo affitti. Senza un piano strutturale di edilizia pubblica non può esserci un vero ricollocamento delle famiglie sfrattate».
Il nodo, conclude Chiappelli, è garantire continuità abitativa: «È necessario assicurare il passaggio da casa a casa, non da casa a strada, senza alternative».
La tragedia di Casalmoro segna profondamente la comunità e riapre il dibattito sull’emergenza abitativa e sulle difficoltà economiche dei papà separati, una realtà spesso invisibile ma dalle conseguenze profonde sulla vita delle famiglie.
Ciro Crescentini

