Una nota di una rete di associazioni
Quanto accaduto nella seduta del 24 febbraio in Consiglio comunale, con il venir meno del numero legale al momento della votazione sulla costituzione della New Co. “Napoli Patrimonio”, non può essere letto in modo semplicistico come una mera contraddizione interna alla maggioranza che sostiene la Giunta Manfredi.
«Quanto verificatosi non può essere ricondotto a una lettura meramente politicista, come se si trattasse solo di tensioni nella maggioranza», affermano in una nota le associazioni Rete Riprendiamoci la città-Napoli non si vende, Rete sociale NO BOX-Diritto alla città, SGB, USB, Cobas, Federazioni provinciali PRC, PAP, CARC, Architetti in rete (AIR), Arch. E. Buondonno Presidente Associazione Donne Architetto (ADA), Prof. avv. A. Lucarelli, Civico 7 Liberato, Collettivo politico-culturale GalleriaArt, Forum Diritti e Salute. «Riteniamo che sia, in buona misura, il risultato della sensibilizzazione della cittadinanza avviata mesi fa».
La mobilitazione è partita con l’invio di osservazioni critiche e dettagliate nell’ambito della consultazione pubblica sulla costituzione di Napoli Patrimonio ed è proseguita con assemblee, presidi, volantinaggi e con la presentazione di uno specifico “libro bianco”.
«Abbiamo svolto un lavoro di informazione e demistificazione su quanto proposto nel Patto per Napoli, spiegando i rischi concreti dell’operazione», sottolineano i promotori.
Secondo le associazioni, con la New Co. si correrebbe il rischio di gestire il patrimonio della città, compreso quello ERP, con una logica assimilabile a quella di un’agenzia immobiliare, anche attraverso l’accesso a fondi come quelli gestiti da INVIMIT, società partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.
«Si tratta di logiche prettamente privatistiche: una strada che può forse fare cassa nel breve periodo, ma che impoverisce la dotazione patrimoniale della città rendendo tutti più poveri, a partire dalle fasce più deboli», denunciano.
Dopo la seduta del 24 febbraio, la richiesta di un rilancio effettivo di Napoli Servizi si fa ancora più netta. «È su Napoli Servizi che bisogna puntare, non su modelli che rischiano di compromettere il controllo pubblico e la funzione sociale del patrimonio». «È ora di ritirare la delibera di proposta al Consiglio n. 461/2025 e aprire un confronto vero sul futuro del patrimonio pubblico cittadino», concludono le associazioni.
A margine della vicenda, sul piano politico, viene inoltre evidenziata la necessità di muoversi con cautela rispetto al comportamento di alcuni consiglieri comunali, come Rosario Andreozzi, tra coloro che hanno fatto mancare il numero legale.
Secondo valutazioni che circolano negli ambienti politici cittadini, la mossa si inserirebbe in un copione già scritto, riconducibile a logiche consociative, senza escludere possibili ripensamenti successivi. Un atteggiamento che, osservano alcuni, richiede prudenza, soprattutto in un contesto in cui non mancano abili “campioni della sceneggiata”.
Ciro Crescentini

