Il Desk
  • Campania
    • Napoli
    • Salerno
    • Avellino
    • Benevento
    • Caserta
  • Attualità
  • Sport
  • Arte e Cultura
  • Musica e Spettacoli
  • Economia e Società
  • Rubriche
No Result
View All Result
  • Campania
    • Napoli
    • Salerno
    • Avellino
    • Benevento
    • Caserta
  • Attualità
  • Sport
  • Arte e Cultura
  • Musica e Spettacoli
  • Economia e Società
  • Rubriche
No Result
View All Result
Il Desk
No Result
View All Result

Rider sfruttati e monitorati: bufera su Deliveroo Italy

Redazione by Redazione
25 Febbraio 2026
in Attualità, Economia e Società, In Primo Piano
0

La Procura di Milano indaga su paghe sotto la soglia di povertà e algoritmo che controlla i rider. I sindacati: “Modello fondato sullo sfruttamento”.

La Procura di Milano torna a puntare i riflettori sul lavoro nelle piattaforme digitali e dispone il controllo giudiziario d’urgenza per Deliveroo Italy, ipotizzando il reato di caporalato aggravato. Nel registro degli indagati finiscono la società – controllata dalla britannica Roofoods Ltd – e il suo amministratore unico Andrea Zocchi.

L’iniziativa giudiziaria arriva a poche settimane dal provvedimento analogo adottato nei confronti di Glovo, confermando un filone investigativo che a Milano prende di mira quello che gli inquirenti definiscono “caporalato digitale”.

L’inchiesta: paghe basse e controllo costante

Al centro degli accertamenti coordinati dal pubblico ministero Paolo Storari ci sono le condizioni di lavoro di migliaia di rider: circa 3mila nell’area milanese e 20mila in tutta Italia.

Secondo la Procura, una parte rilevante dei ciclofattorini – formalmente titolari di partita Iva – percepirebbe compensi non proporzionati alla quantità e qualità del lavoro svolto. Le consegne sarebbero pagate mediamente tra i 3 e i 4 euro lordi, senza indennità automatiche per attese o spese vive, con criteri di calcolo definiti dall’algoritmo della piattaforma e ritenuti poco trasparenti.

Su un campione di rider ascoltati come testimoni, la maggioranza avrebbe dichiarato redditi annui netti inferiori alla soglia di povertà. Il confronto con il contratto collettivo nazionale della Logistica evidenzierebbe scostamenti significativi rispetto ai minimi previsti.

Molti lavoratori avrebbero riferito di percorrere fino a 50-60 chilometri al giorno per compensi mensili che raramente superano, al lordo delle imposte, i 1.100 euro, senza tredicesima, quattordicesima, Tfr o coperture in caso di malattia e assenza.

L’algoritmo sotto accusa

Uno degli aspetti centrali dell’indagine riguarda il funzionamento dell’applicazione utilizzata dai rider per lavorare. Secondo la consulenza tecnica acquisita agli atti, la piattaforma sarebbe in grado di monitorare in modo continuativo: identità del rider e mezzo utilizzato; ordini accettati o rifiutati; cronologia dei pagamenti; posizione Gps; velocità di percorrenza; livello di batteria del dispositivo; soste, deviazioni e traiettorie.

Per gli inquirenti, non si tratterebbe di un semplice strumento organizzativo, ma di un sistema capace di misurare performance e produttività, incidendo sull’assegnazione delle consegne e quindi sulle possibilità di guadagno. In questa prospettiva, l’attività dei rider non configurerebbe una vera autonomia imprenditoriale, bensì una prestazione etero-organizzata, dove è la piattaforma a determinare tempi, modalità operative e continuità del lavoro attraverso metriche reputazionali e indicatori di affidabilità.

Le accuse e la responsabilità dell’ente

L’ipotesi di reato è quella di caporalato aggravato: secondo la Procura, l’impiego di manodopera in condizioni di sfruttamento e l’approfittamento dello stato di bisogno dei lavoratori sarebbero avvenuti nell’interesse e a vantaggio della società. A Deliveroo viene contestata anche la responsabilità amministrativa degli enti, per presunti modelli organizzativi ritenuti non adeguati a prevenire situazioni di sfruttamento.

Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Milano e dovrà essere convalidato dal giudice per le indagini preliminari Roberto Crepaldi.

La regolarizzazione dei rider

Tra i compiti dell’amministratore giudiziario nominato dalla Procura, l’avvocato Jean Paule Castagno, vi è quello di procedere alla regolarizzazione dei rider attivi al momento dell’avvio dell’indagine e di verificare l’adeguamento delle condizioni lavorative alle norme vigenti. Il mandato comprende anche la revisione degli assetti organizzativi per prevenire il ripetersi di condotte considerate illecite.

I rapporti con le grandi catene

Parallelamente, la Procura ha notificato richieste di documentazione a diverse aziende clienti della piattaforma per valutare l’idoneità dei loro modelli organizzativi a prevenire il rischio di sfruttamento nella filiera delle consegne. Tra le società coinvolte figurano McDonald’s, Burger King, Carrefour, Esselunga, Poke House, Crai e KFC. Le aziende non risultano indagate, ma dovranno esibire organigrammi, sistemi di controllo interno, modelli 231 e documentazione relativa alla gestione dei fornitori.

Le reazioni sindacali

Il sindacato USB parla di “fallimento strutturale del modello industriale delle piattaforme”, denunciando paghe insufficienti e una classificazione dei rider come autonomi considerata impropria. Anche il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, sottolinea la necessità di garantire un salario dignitoso e l’applicazione di un contratto nazionale sottoscritto dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.

Per le organizzazioni sindacali, il lavoro su piattaforma non può restare una “zona grigia” priva di tutele, soprattutto per quei rider che svolgono l’attività come fonte principale di reddito.

Un modello in discussione

L’indagine milanese riapre il dibattito sul confine tra autonomia e subordinazione nel lavoro digitale. Secondo l’accusa, quando l’algoritmo governa in modo stringente tempi, modalità e continuità della prestazione, la qualificazione come lavoro autonomo rischia di diventare solo formale.

Il controllo giudiziario rappresenta una misura preventiva, non una condanna. Saranno i successivi sviluppi processuali a stabilire eventuali responsabilità. Nel frattempo, il caso segna un nuovo capitolo nello scontro tra magistratura, piattaforme e sindacati sul futuro del lavoro nel settore del food delivery in Italia.

Ciro Crescentini

Tags: algoritmo piattaformecaporalato digitaleCGIL Landinicontrollo giudiziarioDeliveroofood delivery Italialavoro poveroprocura di milanorider sfruttatiUSB sindacato
Previous Post

Salerno, operaio cade dal solaio in cantiere e perde la vita

Next Post

Casalmoro, uomo di 56 anni si toglie la vita: il peso della separazione e dello sfratto

Next Post
Sfratti, 600 mila persone rischiano di finire sotto i ponti.

Casalmoro, uomo di 56 anni si toglie la vita: il peso della separazione e dello sfratto

🕐 Aggiornato il: 25/02/2026 alle 19:31

Le news in evidenza

  • Bagnoli, vertice in Prefettura su legalità e cantieri: resta il nodo delle assunzioni dei disoccupati del territorio 5 Giugno 2026
  • FRU 2026, Napoli capitale delle radio universitarie: tre giorni di incontri, formazione e spettacolo 4 Giugno 2026
  • Referendum contro i finanziamenti pubblici ai giornali: cresce la raccolta firme 4 Giugno 2026
  • Sfruttamento del lavoro agricolo: cosa possono fare davvero i consumatori 4 Giugno 2026
  • Napoli, Potere al Popolo convoca un’assemblea: “La città non è migliorata” 3 Giugno 2026
  • Strage di braccianti tra Basilicata e Calabria: il sistema del caporalato e le ombre della criminalità organizzata 3 Giugno 2026

ILDESK è una testata giornalistica registrata

Direttore responsabile Ciro Crescentini. Registrata presso il Tribunale di Napoli n.32 dell’ 08/07/2013. Editore Immediate Media Srl – P.iva 05656330650 Contatti: [email protected]

  • Redazione
  • Cookie Policy
  • Copyright

© 2013 - 2026. Tutti i diritti riservati Il Desk - Made with ❤ in Italy by IMMEDIATE Media Group.

Gestisci Consenso
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza le preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}
No Result
View All Result
  • Campania
    • Napoli
    • Salerno
    • Avellino
    • Benevento
    • Caserta
  • Attualità
  • Sport
  • Arte e Cultura
  • Musica e Spettacoli
  • Economia e Società
  • Rubriche

© 2013 - 2026. Tutti i diritti riservati Il Desk - Made with ❤ in Italy by IMMEDIATE Media Group.