Spostati 280 alunni in una struttura PNRR nata come casa famiglia. Il presidente della VI municipalità Sandro Fucito: “sulla vicenda troppi dilettanti allo sbaraglio, serve un serio piano di manutenzione da parte dell’amministrazione comunale”
La montagna ha partorito il topolino. Dopo settimane di caos, proteste e scuole chiuse, il Comune di Napoli ha scelto la strada più semplice: mettere una pezza temporanea a un’emergenza che era ampiamente prevedibile. Una soluzione tampone che non risolve il problema alla radice e che, anzi, apre nuove e pesanti contraddizioni politiche e amministrative.
La decisione di trasferire provvisoriamente gli alunni dell’Istituto comprensivo Eduardo De Filippo in un edificio attiguo, ristrutturato con fondi PNRR, viene presentata come una risposta risolutiva. In realtà si tratta di un adattamento forzato di una struttura nata per tutt’altro scopo: una casa per le famiglie, più volte propagandata dalla stessa giunta comunale come fiore all’occhiello degli interventi sociali sul territorio. Un immobile che, per natura, destinazione d’uso e progettazione, non può essere trasformato in una scuola senza sollevare interrogativi seri sul rispetto delle finalità dei fondi europei e sulla sicurezza degli spazi.
Eppure, dopo la chiusura della scuola il 19 dicembre per le pessime condizioni dei bagni e dell’impianto fognario, e dopo il fallimento degli interventi tampone effettuati dalla VI Municipalità, il Comune non ha trovato di meglio che “spostare” il problema altrove. La decisione della dirigente scolastica Concetta Stramacchia di sospendere le attività per motivi igienico-sanitari ha fatto esplodere la rabbia delle famiglie, che si sono ritrovate con una scuola inagibile e una struttura nuova inutilizzata a pochi metri di distanza.
Da lì la protesta: prima il sit-in a Palazzo San Giacomo, poi l’occupazione dell’edificio PNRR, inizialmente destinato a diventare un centro per le famiglie al piano terra. Da giorni le mamme sono asserragliate nella struttura, chiedendo certezze per il diritto allo studio dei propri figli e denunciando l’assenza di una vera programmazione.
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Secondo l’accordo raggiunto tra il Comune, l’assessorato all’Istruzione e la direzione scolastica, circa 280 alunni di scuola primaria e secondaria di primo grado saranno ospitati temporaneamente al primo piano dell’edificio adiacente, almeno fino alla fine dell’anno scolastico. Le classi dell’infanzia resteranno invece nel plesso De Filippo, dove verranno effettuati interventi urgenti per la sistemazione dei servizi igienici. La promessa è quella di una riqualificazione complessiva dell’immobile in vista del prossimo anno scolastico.
Ma le responsabilità restano tutte sul tavolo. A mancare, secondo comitati e amministratori locali, è stata una strategia di manutenzione programmata. Il plesso De Filippo non è un caso isolato: sul territorio cittadino sarebbero almeno 61 gli edifici scolastici in condizioni critiche.
A denunciarlo senza mezzi termini è il presidente della Sesta Municipalità, Sandro Fucito, intervenuto a Radio Club 91: «Alcuni lavori sono stati realizzati solo grazie ai pochi fondi della Municipalità, ma non è sufficiente. Serve un intervento immediato del Comune per rifare l’impianto idrico e il tetto. Su questa vicenda ci sono stati dilettanti allo sbaraglio e si sono dette troppe falsità. Da tempo non si trovano le risorse non solo per la De Filippo, ma anche per altri istituti del territorio che versano nel degrado totale».
Fucito ha inoltre annunciato che «il 21 gennaio è stato convocato un consiglio della Municipalità aperto a tutti per discutere della situazione del plesso De Filippo e delle altre scuole presenti sul territorio».
Nel frattempo, sulla vicenda si è registrato anche il consueto presenzialismo del deputato Francesco Borrelli, la cui azione viene letta da più parti come un tentativo di spegnere le tensioni piuttosto che di chiedere conto delle responsabilità politiche all’amministrazione comunale, sostenuta anche dal suo partito.
Alla fine, una soluzione è arrivata. Ma è una soluzione fragile, provvisoria e carica di contraddizioni. Un edificio PNRR pensato e pubblicizzato per finalità sociali trasformato in scuola per necessità, una programmazione assente e un’emergenza gestita solo quando è esplosa. Ancora una volta, il Comune di Napoli ha scelto di rincorrere i problemi invece di prevenirli.
Ciro Crescentini

