Dalla struttura commissariale incompleta all’ipotesi dell’assessorato a Rinaldi, Napoli vive una stagione di trasformismo e assorbimento dei sedicenti “antagonisti” nel sistema
A Napoli il cosiddetto campo largo non è più uno slogan elettorale. È diventato un metodo di governo. Un metodo che allarga, include, ingloba. Ma soprattutto assorbe. Assorbe pezzi di opposizione, svuota il conflitto e lo trasforma in gestione ordinaria del potere.
Bagnoli è uno dei luoghi dove questo meccanismo si vede meglio. La bonifica è in corso, i cantieri sono aperti, ma la struttura che dovrebbe guidare questo processo entra nel 2026 ancora incompleta. Come ha ricostruito Raffaele Ambrosino su Stylo24, il commissariamento si porta dietro dieci incarichi ancora da assegnare, ruoli rimasti vacanti per anni, sub-commissari non confermati. Una situazione anomala, proprio mentre il lavoro sul territorio richiederebbe una macchina pienamente funzionante.
Qui non si parla solo di ritardi. Qui si parla di scelte politiche. Perché lasciare caselle vuote significa poterle usare dopo. Significa tenere aperti spazi da riempire quando serve riequilibrare rapporti, accontentare alleati, allargare il perimetro della maggioranza.

Bagnoli diventa così non solo un cantiere ambientale, ma un cantiere politico, dove la bonifica procede lentamente e la trattativa sulle nomine resta sempre aperta. È il segno di una gestione che usa l’emergenza come contenitore, non come priorità da chiudere.
Lo stesso schema si ritrova a Palazzo San Giacomo. Assessorati lasciati scoperti per anni, silenzi prolungati, poi l’improvvisa accelerazione quando il quadro politico cambia. Anche qui, come raccontato da Ambrosino, le nomine non rispondono a una svolta sui contenuti, ma alla necessità di tenere insieme un campo politico sempre più esteso.
È in questo contesto che prende forma l’ipotesi della nomina di Pietro Rinaldi, in quota Sinistra Italiana. Un passaggio che va letto fino in fondo. Non come semplice scelta amministrativa, ma come tassello di un’operazione più ampia: portare dentro il sistema pezzi di quella che si è a lungo definita sinistra radicale.
Il campo largo funziona così: non reprime, non esclude, non rompe. Integra. Offre spazi, ruoli, riconoscimento istituzionale. In cambio chiede compatibilità, silenzio sul conflitto, accettazione delle regole del gioco. È un assorbimento morbido, ma efficace.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. I cosiddetti “antagonisti” non disturbano più. Non mettono in discussione le scelte strutturali. Non costruiscono opposizione sociale. Diventano parte dell’equilibrio. Una presenza utile per allargare il consenso, ma innocua sul piano dei cambiamenti reali.
Intanto Bagnoli resta appesa. La bonifica va avanti, ma senza quella trasparenza e quella forza politica che servirebbero per restituire davvero il territorio alla città. Le decisioni restano concentrate, le comunità restano fuori, e il controllo popolare è assente.

Il trasformismo fa il resto. Cambiano le parole, cambiano i ruoli, ma il meccanismo resta lo stesso: le emergenze diventano strumenti di governo, le nomine diventano moneta di scambio. E anche chi veniva dai movimenti finisce per adattarsi, normalizzarsi, rendersi compatibile.
Questo è il punto politico vero. Non si tratta di “tradimenti” individuali, ma di un sistema che funziona proprio perché riesce ad assorbire tutto, anche ciò che nasceva per contrastarlo. Il campo largo non risolve i problemi: li gestisce. Non apre conflitti: li spegne.
Se Bagnoli deve davvero rinascere, e se Napoli ha bisogno di una sinistra che parli ai quartieri e non solo ai palazzi, questo schema va messo in discussione. Perché una sinistra assorbita nel sistema può anche ottenere incarichi ma smette di essere una forza di cambiamento.
Ciro Crescentini

