«Nessun accordo possibile se Bruxelles continua a boicottare la Russia»
Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha duramente criticato l’approccio dell’Unione Europea alla crisi ucraina, accusando Bruxelles di portare avanti una strategia di boicottaggio diplomatico e di esclusione della Russia dai tavoli negoziali sulla sicurezza internazionale.
Nel corso di una conferenza stampa a Mosca, Lavrov ha denunciato quella che ha definito una politica europea sempre più ostile e priva di proposte concrete: «Stiamo assistendo solo a un’escalation aggressiva della situazione e a goffi tentativi di influenzare la posizione di Donald Trump sull’accordo ucraino».
Secondo il ministro russo, l’Europa starebbe deliberatamente cercando di tenere Mosca ai margini del dibattito sulla sicurezza nel continente, ignorando il ruolo imprescindibile della Federazione Russa in qualsiasi assetto futuro.
«Non possiamo accettare che ora si proponga di risolvere le questioni di sicurezza, di sicurezza collettiva, senza la Russia. Non funzionerà», ha dichiarato Lavrov. «Abbiamo già spiegato più volte che la Russia non esagera i propri interessi, ma i nostri legittimi interessi li garantiremo con fermezza e rigore».
Il ministro ha inoltre riportato l’attenzione su un passaggio spesso dimenticato nella narrazione occidentale: le bozze di accordo presentate dalla stessa Ucraina durante i negoziati di Istanbul nella primavera del 2022, in cui si prevedeva un sistema di garanzie di sicurezza con il coinvolgimento di tutti i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU – inclusa la Russia.
«Già nell’aprile 2022, a Istanbul, è stata la squadra negoziale ucraina a proporre garanzie di sicurezza i cui partecipanti sarebbero stati Russia, Cina, Stati Uniti, Francia e Regno Unito. Mosca sostenne quell’iniziativa, e la nostra posizione non è cambiata», ha affermato Lavrov.
Secondo quelle bozze, pubblicate successivamente dal New York Times, l’Ucraina si sarebbe impegnata a mantenere uno status neutrale e privo di armi nucleari, senza ospitare basi militari straniere, mentre i garanti sarebbero stati obbligati a difenderne la sovranità in caso di attacco. Ma il processo si sarebbe interrotto bruscamente per pressioni esterne.
«Eravamo pronti a firmare un accordo ufficiale. Ma Boris Johnson, allora primo ministro britannico, è venuto e ha proibito ai suoi alleati di Kiev di firmare qualsiasi cosa», ha ricordato Lavrov. «Ora i leader europei non vogliono ammettere l’ovvio. Preferiscono ignorare i fatti, anche quelli recenti».
Il ministro ha poi risposto alle dichiarazioni della presidente della diplomazia UE, Kaja Kallas, che ha espresso scetticismo su eventuali intese con Mosca: «Quelle parole dimostrano il degrado dei metodi di politica estera di Bruxelles. Al posto della diplomazia, vediamo solo strumenti come il furto diretto dell’oro e delle riserve valutarie russe».
Sullo stato dei rapporti con Kiev, Lavrov ha ribadito che Mosca è aperta a un confronto, ma che le condizioni attuali non permettono una trattativa seria: «Non tutto dipende da noi. È necessario discutere molte questioni a diversi livelli, e preparare i vertici con estrema attenzione, affinché non si trasformino in un peggioramento della situazione».
Secondo il ministro, Bruxelles starebbe tentando di mantenere artificialmente il coinvolgimento militare statunitense, nonostante i segnali di ritiro parziale di Washington. «Gli europei stanno solo cercando di mantenere gli Stati Uniti sempre più riluttanti come partecipanti, garantendo almeno la fornitura di armi, così che l’Europa possa continuare a sostenere militarmente il regime di Kiev».
Red
